Ribassi del 2, 3, 4 o 5 per cento. Appalti strani. Aggiudicati coi fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Lavori in cambio di una vagonata di milioni. Che a Belpasso (Catania) vengono assegnati con procedura negoziata e senza bando di gara, senza particolari spiegazioni che illustrino queste scelte, senza quella trasparenza invocata dai revisori dei conti del Comune che, proprio sugli appalti del Pnrr, hanno parlato di mala gestio. Un esposto presentato in Procura.

A rivolgersi alla magistratura, l’avvocato Enzo Guarnera, presidente dell’Associazione Antimafia e Legalità, che ha denunciato, circa un mese e mezzo fa (la notizia l’abbiamo appresa adesso), molti fatti circostanziati. Nell’esposto si parla di “anomalie” nel sistema degli appalti delle opere pubbliche finanziate coi soldi del Pnrr.

Contemporaneamente a Belpasso, su questa faccenda, stanno succedendo diverse cose: una mozione presentata nei giorni scorsi dall’opposizione consiliare (che sarà trattata lunedì 2 marzo; primo firmatario il consigliere Salvo Licandri), con la quale si chiede l’”istituzione di una Commissione speciale di indagine su lavori pubblici e appalti”, e uno strano documento nel quale si parla di diverse lettere anonime pervenute al municipio di Belpasso piene di allusioni e di particolari da approfondire.

L’Informazione darà conto ai propri lettori di quello che sta succedendo nel comune etneo con un’inchiesta a puntate che cercherà di scandagliare i vari punti di questa storia che potrebbe avere risvolti imprevisti: nella prima e nella seconda puntata intervisteremo il presidente dell’Associazione Antimafia e Legalità, nella terza tratteremo i contenuti della mozione consiliare, nella quarta gli strani movimenti al Comune determinati da questa sventagliata di lettere anonime. Cominciamo con l’intervista a Guarnera.

Avvocato, nell’esposto lei ha denunciato alcune presunte anomalie in merito a una trentina di appalti assegnati dal Comune di Belpasso (Catania) con i fondi del Pnrr?

“Fra qualche mese farò una richiesta ai sensi dell’art. 335 del Codice di procedura penale alla Procura della Repubblica per sapere a quale Pubblico ministero è stato assegnato l’esposto e qual è il numero del procedimento, in modo che io possa andare a parlare col Pm qualora fosse necessaria qualche integrazione o qualche specificazione rispetto alle cose che ho prospettato. Ciò che invece è importante è perché l’esposto è stato presentato, e quali sono le ragioni anomale che ho riscontrato all’interno degli appalti del Comune di Belpasso. Preciso che mi è pervenuta, come presidente di Antimafia e Legalità, una nota anonima su questo tema, che mi è sembrata abbastanza precisa e io ho ritenuto necessario sottoporre alla Procura le anomalie che nella nota venivano indicate affinché la magistratura valutasse se queste anomalie sono di tipo puramente amministrativo oppure se nascondono anche rilievi di natura penale”.

Di cosa si tratta?

“Una prima anomalia è questa: una trentina di appalti assegnati coi fondi del Pnrr per una cifra complessiva di circa 33 milioni di Euro, sono stati concessi con procedura negoziata, senza una specifica motivazione che spieghi per iscritto nei singoli verbali di ciascuna gara perché è stato adottato questo sistema e non invece il bando di gara. È una domanda legittima. In qualche caso, inoltre, dall’esposto che mi è pervenuto, si desume che, contrariamente al metodo di rotazione che dovrebbe essere adottato, risulta che certe ditte siano state invitate più di una volta. Ancora: in questi verbali, vengono specificati gli indirizzi delle sedi legali delle imprese, ma non le città nelle quali esse operano, cioè vi sono delle indicazioni generiche, ma non si entra nello specifico. I Revisori dei Conti del Comune di Belpasso, in più occasioni, proprio sugli appalti del Pnrr, hanno parlato di mala gestio, di cattiva gestione dell’Amministrazione comunale, del Segretario generale e dell’Ufficio tecnico comunale. Quindi gli stessi Revisori dei Conti hanno sospettato alcune anomalie”.

Per esempio?

“Risulta (sempre in base a questa nota) che vi sarebbero casi nei quali sarebbero state invitate quindici, dieci o cinque ditte: più basso è l’importo dell’appalto, meno sono le imprese invitate a partecipare. Ma non sempre è così. Ci sono casi in cui avviene esattamente il contrario. Per esempio, a fronte di un’offerta di 368 mila 188 Euro, sono state invitate 10 ditte e si registrano casi, secondo la nota, di ditte partecipanti che si aggiudicano appalti con percentuali di ribasso che oscillano dal 22 al 33 per cento, ma ci sono casi completamente diversi che a mio avviso andrebbero monitorati dall’Autorità giudiziaria”.

Cioè?

“Casi con percentuali di ribasso diverse da quelle citate”.

Ovvero?

“Con ribassi molto lievi”.

Di che percentuali parliamo?

“In base alla nota pervenutami, posso dire che per un asilo nido con importo complessivo di circa 1 milione 440 mila Euro, su cinque ditte invitate, stranamente quattro non si sono presentate e ha partecipato solo una ditta (non dico quale per ragioni di riservatezza) che ha proposto un ribasso anomalo del 2 per cento”.

Qual è la stranezza?

“Per certi appalti si sono invitate molte ditte e si è andati ad un ribasso massimo che va dal 22 al 33 per cento, ma poi nel caso dell’asilo nido (e non solo), si sono invitate cinque ditte, e quattro non si sono presentate: ha partecipato una sola che ha proposto un ribasso del 2 per cento, cioè praticamente nessun ribasso”.

Perché è anomalo presentare un ribasso del 2 per cento?

“Perché sostanzialmente non c’è una gara fra ditte. Se non c’è una gara ed io sono certo che essendo l’unico partecipante la vinco io, mi attengo al ribasso minimo, anzi in teoria posso non fare alcun ribasso, però siccome può essere sospetto presentarsi da solo, partecipo con un ribasso minimo, tanto so che non c’è nessuno”.

Può fare un esempio?

“Se la ditta X sa che c’è la ditta Y, ovviamente non sa qual è il ribasso di quest’ultima. Se la ditta X vuole vincere l’appalto, fa un ribasso alto, in modo che poi, quando si aprono le buste, si aggiudica l’appalto”.

In questo caso, cosa avrebbe dovuto fare il Comune di Belpasso?

“Intanto si sarebbe dovuto allarmare”.

Perché?

“Perché un Comune che vuole rigorosamente che le gare si svolgano nell’assoluta correttezza e legalità, si sarebbe dovuto chiedere: perché quattro imprese si sono ritirate? Chi sono? Invece spesso cosa accade? Ovviamente parlo in generale: che la ditta X che partecipa all’appalto e che pensa di poter vincere, fa presentare in maniera puramente formale altre quattro ditte, con le quali, però, si è messa d’accordo. Per cui dice: ‘Voi presentatevi, se ci sono soltanto io diventa sospetto, facciamo finta che ce ne siano cinque. Voi quattro, che siete amici miei, vi ritirate, io faccio un ribasso minimo, lo vinco, poi vediamo eventualmente in sede di esecuzione dei lavori, magari qualche briciola ve la do, magari vi chiamo per un subappalto. Questa ipotesi si chiama turbativa d’asta. Un meccanismo abbastanza diffuso nel nostro Paese, non raro né recente”.

Cos’altro ha riscontrato?

“Nel verbale di questa gara non si leggono motivazioni di questa ulteriore anomalia da parte della stazione appaltante (il Comune di Belpasso). Invece è un ribasso che avrebbe dovuto destare sospetto, a maggior ragione se quel Comune che gestisce il denaro dei cittadini sa chi è il titolare, o meglio, a chi, fino a qualche tempo fa, faceva capo questa ditta che ha fatto il ribasso minimo. E allora le antenne del Comune devono alzarsi notevolmente e dire: ‘La ditta che fa il ribasso del 2 per cento è del signor X, e il signor X è un soggetto che comunque ha avuto problemi con la legge e allora io devo stare attento, perché già è anomala la situazione del ritiro di quattro imprese, ma è un ritiro a vantaggio del signor X, che non è una persona al di sopra di ogni sospetto. Questo avrebbe dovuto fare in modo che il Comune bloccasse questo appalto anomalo, perché anomala era la riduzione e anomala era la vicenda del ritiro di queste ditte, perché il vincitore, signor X, è un soggetto sul quale qualche problema ci potrebbe anche essere. Anche perché, secondo la visura effettuata alla Camera di Commercio, il signor X, proprio negli anni in cui quest’ultimo aveva qualche problema con la giustizia, non risulta titolare della ditta. Sono sistemi vecchi: la ditta viene intestata a un parente fuori da ogni vicenda giudiziaria, però in realtà il parente è soltanto un prestanome, una testa di legno. Chi continua a gestire l’azienda è il signor X. Questa è una storia antica nel nostro Paese ed è una storia avvenuta a Belpasso. Io credo che ci sia materia affinché l’autorità giudiziaria decida di andare fino in fondo. Sarà la magistratura a dire se questo esposto che ipotizza questi profili di illegittimità amministrativa, possono avere profili di rilevanza penale. Questo appalto è indicativo di un meccanismo che in Sicilia è in voga da molti anni: appalti che spesso finiscono con l’essere, di fatto, gestiti da ditte in odore di mafia, ma formalmente a posto”.

È questo il caso?

“In questa sede non posso fare nomi, c’è il segreto investigativo. La nota l’ho presa come mi è arrivata e l’ho rassegnata alle valutazioni della magistratura. Se persino i revisori del Comune parlano di mala gestio, è possibile che ci sia qualcosa che non funziona. Questa presunta mala gestio è solo di natura amministrativa o sconfina nel penale?”.

Quindi si desume che se è stato presentato un esposto in Procura, sia scattata un’indagine giudiziaria?

“L’azione penale è assolutamente obbligatoria. Non solo. Alla fine dell’esposto ho scritto che poiché la mia associazione contrasta ogni forma di illegalità, ci riteniamo parte offesa sul piano morale: laddove si praticano comportamenti illegali e illeciti soprattutto con eventuali profili penali, la nostra associazione che contrasta non solo l’usura e le estorsioni, ma tutte le forme di criminalità e di illegalità, si ritiene parte lesa. E allora, ho scritto, ai sensi dell’articolo 408 del Codice di procedura penale, che chiedo di essere comunque informato circa l’esito delle indagini preliminari”.

1^ Puntata. Continua

Luciano Mirone