A Belpasso (Catania) viene istituita la Commissione speciale di inchiesta sugli appalti del Pnnr (30 milioni di Euro per 33 lavori pubblici). Lo ha stabilito il Consiglio comunale con 9 consiglieri favorevoli contro 6 astenuti. L’organo – che sarà composto da una rappresentanza consiliare – avrà adesso i poteri di ascoltare il sindaco, gli assessori, i funzionari comunali e tanti altri soggetti ritenuti funzionali all’indagine, e potrà accedere ad atti riservati che finora l’Amministrazione comunale non ha ritenuto di rendere pubblici. A cominciare dalle lettere anonime che, secondo le affermazioni del sindaco Carlo Caputo, “stanno avvelenando il clima”. Delle lettere, stando a quanto ha fatto trapelare lo stesso primo cittadino, scritte probabilmente da qualche “faccendiere”.
La serata è fredda e si vede dagli indumenti indossati dai consiglieri comunali, ma calda, anzi caldissima, diremmo rovente. Mai prima d’ora, forse, il Consiglio comunale di Belpasso aveva trattato un tema così delicato. Un tema che – lo abbiamo scritto negli articoli precedenti – potrebbe portare a sviluppi clamorosi oppure finire in una bolla di sapone. Tutto dipenderà dalle sorti di un esposto presentato alla Procura della Repubblica di Catania (fra poco ne parliamo) e dal lavoro di questa Commissione.
Che la decisione di istituire la Commissione proposta dai sei consiglieri dell’opposizione (primo firmatario Salvo Licandri, assente ieri sera per motivi di famiglia) fosse scontata lo si intuiva da giorni, specie dopo l’ufficializzazione della rottura fra il primo cittadino e il deputato regionale Giuseppe Zitelli (entrambi di Fratelli d’Italia), che ha determinato il passaggio all’opposizione dei quattro consiglieri che fanno capo al parlamentare regionale. Un passaggio che mette in minoranza il sindaco, il quale, da questo momento, non potrà contare sulla solida coalizione che lo ha sostenuto fino a qualche tempo fa.
Basta vedere come l’invito all’astensione che ieri sera Caputo ha lanciato al Consiglio comunale sia caduto nel vuoto: solo 6 consiglieri su 15 lo hanno raccolto, mentre gli altri 9 sono andati avanti, come un treno, in tutt’altra direzione. Un cattivo segnale per il primo cittadino che fino a qualche tempo fa poteva contare su una solida maggioranza.
Come spiegare ai cittadini un’astensione (che ha il sapore di un No) su un argomento così delicato sul quale (probabilmente) la Procura della Repubblica etnea ha aperto un’inchiesta dopo l’esposto presentato dall’avvocato Enzo Guarnera, presidente dell’Associazione Antimafia e Legalità? Perché, dato l’esito scontato, i “caputiani” hanno deciso di non raccogliere l’invito dei colleghi dell’opposizione di votare compattamente la mozione? Cosa si teme da una Commissione d’inchiesta? Queste le domande partite ieri sera dai banchi dell’opposizione e rimbalzate fra il pubblico che seguiva i lavori dall’aula o da casa mediante la diretta streaming.
Due inchieste parallele, dunque, sugli appalti del Pnrr: una (possibile, nel senso che non abbiamo ancora l’ufficialità) da parte della Procura della Repubblica ed una (certa) da parte del Consiglio comunale. Cosa emergerà non possiamo dirlo, ma una cosa è sicura: a L’Informazione l’avvocato Guarnera ha parlato di diverse anomalie presenti in quegli affidamenti.
Del resto – come ha fatto notare il consigliere Stefano Toscano – “a far rilevare per primi la mala gestio sulla gestione dei soldi del Pnrr sono stati i Revisori dei conti del Comune”.
Nell’intervista rilasciata alcuni giorni fa al nostro giornale, Guarnera ha rincarato la dose parlando di lavori pubblici conferiti con “procedura negoziata”, al posto del bando di gara. In alcuni casi – ha spiegato il legale –, su cinque ditte invitate, quattro non si sono presentate: quelle che hanno vinto si sono aggiudicate gli appalti con ribassi del 2, del 3 del 4, del 5 e dell’8 per cento. “E questo è un dato molto anomalo”.
“Come è possibile – ha detto il consigliere di opposizione Carmelo Carciotto – che su alcune gare, sono state invitate le stesse ditte, e poi ha partecipato una sola?”.
A mettere il dito sulla piaga Andrea Paparo, un altro esponente della minoranza, che, a proposito di Belpasso, ha letto un documento del Piao (Piano integrato di attività e organizzazione) emanato dal ministero della Pubblica amministrazione: “Purtroppo, come accade in molte aree con una forte crescita economica, Belpasso non è esente da problematiche legate alla criminalità organizzata. I sodalizi criminali presenti sul territorio – è scritto – hanno una notevole influenza su alcuni settori economici. Le organizzazione mafiose locali hanno infatti la capacità di reinventare e investire ingenti profitti illeciti in attività economiche apparentemente legittime, ma che in realtà sono gestite attraverso metodi mafiosi”.
Un documento che fa il paio con le parole dello stesso Guarnera, che nell’intervista ha fatto capire che in qualche appalto potrebbe esserci lo zampino di qualche impresa sospetta, “un dato che avrebbe dovuto allertare i funzionari e i politici. Invece non è successo niente”.
Il sindaco, dal canto suo, ha spiegato di essere a posto, anche perché – dice – “sono stato il primo ad avviare questo iter”. “Quando sono arrivate quelle lettere anonime – prosegue –, che, ne sono certo, sono partite dall’interno del Comune, sono stati consultati i dirigenti per accertare se gli appalti sono stati gestiti regolarmente. Questi hanno risposto di sì. “A quel punto – seguita Caputo – abbiamo trasmesso il carteggio in prefettura perché la prefettura verificasse la regolarità amministrativa dell’ente”. Tutto a posto, quindi, almeno secondo il sindaco.
“Ma nelle lettere anonime – ribatte Paparo – si parla di possibili reati penali. Quindi signor sindaco, non alla Prefettura dovevate rivolgervi, ma alla Procura”.
Il primo cittadino non ci sta: “Nelle lettere anonime ci sono scritte solo minchiate”, afferma. “Minchiate per avvelenare il clima politico e per creare instabilità fra le imprese”. Il dirigente interpellato, ripete Caputo, “ha detto che è tutto regolare”. Quindi…
“Quale dirigente? – contestano dai banchi dell’opposizione – Lo stesso che ha gestito la procedura degli appalti?”.
“La richiesta della Commissione d’inchiesta – incalza il primo cittadino – è solo fuffa, un tentativo di abbattere un sindaco e un’amministrazione che a Belpasso stanno facendo la rivoluzione. E comunque non è al sindaco che bisogna rivolgersi per accertare eventuali irregolarità, ma ai funzionari”.
“Sì, ma il Responsabile unico del procedimento – puntualizza il consigliere Mario Pulvirenti – lo ha nominato lei”, come a voler dire: i tecnici agiscono autonomamente o prendono ordini dagli amministratori? “Perché signor sindaco – chiede ancora Pulvirenti – a un certo punto ha deciso di revocarlo?”.
“E perché – chiede ancora il consigliere Carciotto – il Presidente del Consiglio comunale Andrea Magrì, come lui stesso ha denunciato per iscritto qualche giorno fa, è stato oggetto di pressioni per non votare questa mozione? Perché non bisogna approvarla? Cosa si vuole nascondere?”. Magrì precisa: “Non ho ricevuto pressioni, ma solo una richiesta di astensione”. Il che non cambia di una virgola la sostanza.
La dichiarazione della massima autorità del civico consesso (“zitelliano” di ferro) fa pendere l’ago della bilancia nella direzione dei banchi dell’opposizione. Ci pensa il consigliere Salvo Pappalardo (anche lui dalla parte del deputato di Fratelli d’Italia) ad assestare quell’ago: “Non abbiamo alcun dubbio sull’operato dell’Amministrazione che certamente ha agito nella massima trasparenza, ma siccome non abbiamo nulla da nascondere voteremo Sì alla mozione. Se qualcuno ha sbagliato pagherà”. Una botta per il sindaco.
“Abbiamo il dovere di formare la Commissione”, gli fa eco il consigliere Toscano. “In città non si respira una bella aria. Noi abbiamo il dovere di tutelare la città e il Consiglio comunale, vogliamo chiarezza. Non è uno scontro fra maggioranza e minoranza, è una battaglia di legalità”.
Spettacolare la sequela di No diluiti nell’astensione che si leva dai banchi dei “caputiani”. Spettacolare e istruttiva per comprendere tante cose: “Non accettiamo lezioni di moralità e di legalità da nessuno”.
Davide Guglielmino: “Non c’è bisogno di attivare certe sovrastrutture come le Commissioni d’inchiesta, basta attivare le verifiche necessarie attraverso gli uffici”.
Salvo Rapisarda: “La Commissione non avrebbe senso, i singoli consiglieri possono accedere agli atti e rivolgersi alla Procura della Repubblica. Ma poi, a cosa dovrebbe servire la Commissione?”.
Giampiero Motta: “L’astensione non è un No. La Commissione dovrebbe occuparsi di appalti assegnati un anno e mezzo fa. La verità è che si vuole pugnalare l’Amministrazione per portarla al disfacimento. In quest’aula è stato detto che dovremo rispondere di questa astensione. Lasciamo perdere le lezioni di moralità”.
Giuseppe Cariola: “Se i dirigenti hanno detto che le carte sono a posto, perché insistere?”.
Alla fine si vota. Favorevoli alla Commissione i consiglieri Emerenziana D’Urso, Carmelo Carciotto, Andrea Magrì, Andrea Paparo, Salvo Pappalardo, Max Parasiliti, Mario Pulvirenti, Fiorella Vadalà, Stefano Toscano.
Si dichiarano astenuti Salvo Rapisarda, Patrizia Vinci, Antonino Tocra, Giuseppe Cariola, Giampiero Motta e Davide Guglielmino.
La seduta è tolta.
Luciano Mirone























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