Nei giorni successivi al referendum sulla giustizia, il consigliere di Forza Italia di Belpasso (Catania), Andrea Paparo, giovane che stimo per le battaglie che porta avanti in Consiglio comunale (seppure con le idee di un partito che ritengo molto diverse dalle mie), ha scritto il seguente commento su Facebook dopo un mio articolo su L’Informazione sulla vittoria del No (titolo “La meglio gioventù”, corredato da una foto di giovani che recavano un cartello: “No al Governo Meloni”). Questo Il suo intervento e, in seguito, quello del sottoscritto.

“Luciano – scrive Andrea – credo che l’immagine in copertina di questo articolo mostra in maniera chiara ed inequivocabile che la ‘meglio gioventù’ di cui tu parli non ha ben capito che il voto non era sul governo Meloni!!! Emblematica la scritta: ‘NO AL GOVERNO MELONI’. In questo voto siamo sicuri che la demagogia  il populismo non sono stati di più sul NO?”

“Me lo chiedo – prosegue Paparo – senza voler fare polemica ma analisi. La migliore gioventù è quella che va in cabina a votare SEMPRE, che si interessa del paese in cui vive, che si spende in prima persona per la comunità candidandosi, che non dice ‘io di politica non capisco niente’ o che vota per ‘moda’. Questa è la migliore gioventù che vorrei io e che vorremmo TUTTI! Un caro saluto”.

Festeggiamenti a Napoli per la vittoria del No al referendum sulla giustizia. 23 marzo 2026 (foto Ansa- Ciro Fusco). Sopra: un’altra immagine di giovani che festeggiano  

Caro Andrea, partiamo dal titolo: “La meglio gioventù”. Nasce dal fatto che la fascia di elettorato che va dai 20 ai 35 anni – ritenuta, a torto, secondo me, ”qualunquista e superficiale” perché alle elezioni una parte di essa si rifugia nell’astensionismo – ha capito l’importanza di questo voto e si è catapultata alle urne per esprimere la propria idea. Molti hanno votato Sì, la stragrande maggioranza ha votato No.

Sono giovani culturalmente molto variegati e non catalogabili politicamente, che rifiutano la cultura dell’appartenenza e le categorie di “destra” e di “sinistra”, che non vogliono etichette, che non si sentono rappresentati da partiti che considerano superati, anacronisti e non in sintonia con le loro esigenze, che non vogliono essere imbrigliati dalle ideologie, ma che vogliono sentirsi liberi di portare avanti i loro ideali. Di pace, di ambiente, di etica.

Fra questi ideali c’è la Costituzione. Chi cerca di cambiarla a colpi di maggioranza, senza un confronto in Parlamento, viene percepito come un pericolo per la democrazia. Giusto o sbagliato, anche in questo  caso bisogna prendere atto che è così. Altro che mode. E questo è un altro fatto. Dopodiché possiamo  entrare finché vogliamo nel merito della riforma, possiamo considerarla giusta o sbagliata, ma dobbiamo partire innanzitutto da questi dati oggettivi.

Ecco perché quel cartello: “No al governo Meloni”. Evidentemente questo esecutivo e questa maggioranza (senza generalizzare) vengono avvertiti come un rischio. Non solo perché sia l’esecutivo che la maggioranza parlamentare si sono sottratti al confronto democratico, ma perché hanno dato dei segnali che questi ragazzi considerano negativi, in certi casi eversivi.

Alcuni esempi: l’eliminazione del falso in bilancio e dell’abuso d’ufficio, lo spettacolo surreale in Commissione antimafia dove si vogliono eliminare politicamente ex magistrati del calibro di Roberto Scarpinato e di Cafiero De Raho, l’omologazione a Trump e ai peggiori governi del mondo, la riduzione “temporanea” (il tempo di far passare il referendum) delle accise, gli altissimi livelli di corruzione e di sperpero del danaro pubblico, la scarsa incisività delle risorse del Pnrr, l’assenza di una strategia di lotta alla mafia e alla droga, la mancanza di progettualità per una crescita economica seria e di una sicurezza che non veda “i neri” o gli “anarchici” come capri espiatori, ma che abbia alla base un’attenta analisi dei veri guasti sociali; l’attacco quotidiano di un potere dello Stato ad un altro potere dello Stato (la magistratura), la presidenza del Consiglio che strumentalizza qualsiasi fatto di cronaca pur di colpire il potere giudiziario.

E anche questi, caro Andrea, sono fatti, al di là dei contenuti della riforma, su cui possiamo discutere finché vogliamo, ma temo che si tratti, pur nel rispetto delle idee di entrambe le parti, di posizioni soggettive quindi opinabili, mentre i giovani che hanno votato No sono partiti da posizioni oggettive che semmai qualcuno che non approva dovrebbe smentire.

Referendum “politico”? Certo che sì. Ma nell’accezione più nobile del termine, da una osservazione reale dei fatti, non da posizioni ideologiche. Pensi, caro Andrea, che se la medesima riforma fosse stata proposta (con gli stessi contenuti e gli stessi metodi) dalla parte politica opposta, il cartello non sarebbe stato “Sinistra a casa”? Io credo di sì.

Perché – come appena detto – questi ragazzi sono liberi e non si sentono rappresentati neanche dalla sinistra, che ha i suoi bei peccati da farsi perdonare (poi possiamo fare la differenza fra errori ed orrori, ma questo è un altro discorso), e quindi non la votano.

Tu dici che “la migliore gioventù è quella che va in cabina a votare SEMPRE, che si interessa del paese in cui vive, che si spende in prima persona per la comunità candidandosi, che non dice ‘io di politica non capisco niente’ o che vota per ‘moda”. Sarà.

Ma se fossi al posto dei vertici della destra e della sinistra, comincerei a tenere in considerazione questa gioventù. Che nei “momenti supremi” c’è. E non ama farsi classificare. Semplicemente è “oltre”.

Luciano Mirone