“Raccogliendo e interpretando i sentimenti manifestati dai confratelli vescovi di Sicilia, esprimo piena e convinta solidarietà al confratello, monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e delegato dei Vescovi di Sicilia per le migrazioni, raggiunto da attacchi verbali e insulti a motivo delle sue recenti parole, cariche di sofferenza, per le vittime del Canale di Sicilia e per le ‘martoriate acque del Mare Nostro’. Da custode del Vangelo, mons. Lorefice ha difeso il valore dell’umanità in quanto tale, la dignità di ogni persona umana, con i suoi fondamentali diritti, per altro sanciti e riconosciuti dagli organismi internazionali”.
E’ una solidarietà ferma e commossa quella che i vescovi di Sicilia, per mezzo del presidente della Cesi (Conferenza episcopale siciliana), mons. Antonino Raspanti, esprimono all’arcivescovo di Palermo, dopo gli insulti che molti gli hanno sferrato via Social per la vicinanza dimostrata da quest’utimo verso i migranti che nei giorni scorsi, imbarcatisi dall’Africa, sono rimasti vittima (si parla addirittura di mille morti) del ciclone Harry. Un documento determinato dove in maniera tutt’altro che velata si legge una stoccata nei confronti di una determinata parte politica (” Possiamo ignorare che molti legislatori vogliono contenere e abbandonare piuttosto che soccorrere, accogliere e predisporre condizioni umane per chi è uomo e donna come noi?”). Il tutto a pochi mesi dalla visita che Papa Prevost si accinge a fare a Lampedusa, terminale del viaggio della speranza dei migranti che partono dal Terzo mondo.
“Che non sia possibile scindere l’annuncio del Vangelo dalla difesa della dignità umana non è l’opinione isolata di un uomo, ma il cuore stesso dell’annuncio di Cristo – scrive il presidente della Cesi -. Il pensiero espresso da mons. Lorefice è, in verità, il pensiero della Chiesa tutta”.

Papa Francesco in visita a Lampedusa nel 2013. Sopra: mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo
“Sulla scia dell’insegnamento di Papa Francesco – spiegano i vescovi di Sicilia – a partire dalla sua visita a Lampedusa nel 2013 e in attesa dell’arrivo di Papa Leone XIV, ribadiamo che la domanda ‘Dov’è il tuo fratello?’, interpella ogni credente, ma anche ogni uomo. La sofferenza e il lutto che l’arcivescovo ha richiamato sono forse di una parte sociale, politica, razziale o entrano nel cuore di ognuno di noi e lo feriscono? E se noi vescovi non li portiamo all’attenzione di tutti, abbiamo difeso l’uomo, il povero, l’indifeso?”.
“Se restassimo indifferenti – dice la nota – davanti a tragedie e stragi come quelle richiamate da don Corrado, se ignorassimo che il silenzio e l’indifferenza di molti, significa acquiescenza fino alla complicità, avremmo ascoltato la nostra coscienza o l’avremmo messa a tacere? Possiamo ignorare, per altro, che molti legislatori vogliono contenere e abbandonare piuttosto che soccorrere, accogliere e predisporre condizioni umane per chi è uomo e donna come noi?”
“Quale crimine avrebbe commesso don Corrado dicendo che ‘è l’umanità a essere in gioco simbolicamente nel Mediterraneo’? È riprovevole “sognare insieme […] un mondo senza guerra e senza sopraffazione; un mondo senza armi e dove non valga la legge del più forte; […] un mondo dove il colore della pelle sia come un arcobaleno e i migranti vengano accolti con calore, come persone umane, come fratelli”?

Mons. Antonino Raspanti, presidente della Conferenza episcopale siciliana (Cesi) con Papa Leone XIV
“Per questo – dice mons. Raspanti – ritengo del tutto ingiusti e lontani non solo dallo spirito cristiano, ma anche da un senso di umanità, oltre che incompatibili con uno stile di rispetto delle opinioni, gli attacchi e gli insulti rivolti all’Arcivescovo di Palermo. Mi sembra un campanello di allarme che si reagisca con aggressività dinanzi a un richiamo al senso di umanità, alla fraternità e alla libertà. È proprio vero che ogni corpo restituito dal mare è una ‘chiara denuncia’ contro la propaganda che calpesta l’umanità”.
“Rinnoviamo il nostro impegno di vescovi – conclude la nota – a non far cadere nel silenzio il grido di chi cerca vita, pace e libertà. Facciamo appello alla buona volontà degli uomini di questa terra perché già da qui, da noi, oggi, possa ristabilirsi quel clima di fraternità e amicizia che, solo, può far sì che la giustizia abiti questo nostro mondo”.
Redazione























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