“Noi in questi anni, per il restyling della via Roma di Belpasso (Catania), abbiamo lavorato in silenzio, ma ce ne hanno dette di tutti i colori, dalla stampa (il riferimento è a questo giornale, ndr.) a qualche commerciante della zona Sud che se l’è presa con noi per i tempi biblici di svolgimento dei lavori. Ma non è stata colpa nostra”.
A parlare è Francesco Lo Re, titolare, direttore tecnico e procuratore dell’Etna Eko, impresa che ha eseguito quest’opera molto contestata.
In questa intervista divisa in due puntate (la prima è stata pubblicata due giorni fa), a dare la loro versione sono l’architetto Giampiero D’Anna di Termini Imerese (Palermo), progettista e direttore dei lavori (che nei giorni precedenti ci aveva contattati per chiarire la vicenda dal suo punto di vista) e lo stesso Lo Re.
L’impressione – lo abbiamo scritto nella prima parte dell’intervista – è che entrambi, oltre a chiarire, abbiano sentito l’esigenza di “vuotare il sacco” per non passare come gli unici colpevoli di quello che viene ritenuto “lo scandalo di via Roma”.
Ma è un’impressione evidentemente errata, visto che è giunta una lettera in redazione (regolarmente pubblicata ieri) in cui i due intervistati hanno smentito quello che noi abbiamo ritenuto un loro j’accuse nei confronti dell’Amministrazione comunale.
Una cosa è certa: l’intervista è stata registrata con il consenso degli interessati, sia a loro garanzia, che dell’intervistatore. Per questo, quando nella stessa lettera, l’architetto D’Anna ci ha diffidati a non pubblicare la seconda parte se prima non l’avesse letta lui e il titolare dell’impresa, abbiamo garbatamente spiegato che – per un fatto di deontologia – non è possibile. E’ bene che ognuno si assuma le proprie responsabilità, in quanto, come diceva Carlo Levi, “le parole sono pietre”, e le parole, in questo caso, sono scolpite nel file del nostro registratore. Da questa intervista abbiamo comunque desunto che ai diversi avvallamenti e alle tante basole rotte, non sarà posto alcun rimedio. Insomma, è stato speso 1 milione e mezzo di Euro per dei lavori che, invece di migliorare la via Roma, l’hanno notevolmente peggiorata.
Ad onor di cronaca, bisogna aggiungere che dopo la pubblicazione della prima parte, abbiamo contattato il sindaco di Belpasso Carlo Caputo per una intervista nella quale lui stesso avrebbe potuto spiegare la sua versione: “Grazie ma basta il direttore dei lavori”, ha risposto. Quella che segue, la seconda puntata.
D’Anna e Lo Re, in cosa consiste, secondo voi, l’anomalia di quest’opera?
Lo Re: “L’Amministrazione comunale fa delle scelte che ha il diritto di fare: può essere in contrasto con me, ma è libera di scegliere”.
Il che, se interpretiamo correttamente, vuol dire: certe scelte vengono fatte dai politici, noi possiamo opporci, ma alla fine decidono loro. O no?
D’Anna: “C’è stata una dilatazione di tempi per tutte queste situazioni” (situazioni spiegate nella prima parte: da un intervento nella parte sud da parte dell’Ato idrico, annunciato ma mai effettuato, e per una serie di eventi pubblici, ndr.).
Gli scivoli per i portatori di handicap sono stati realizzati?
D’Anna: “Non è facile allestire neanche questi: abbiamo trovato diversi sotto servizi, basole distrutte, tante altre cose, per cui l’impresa, in base al prezziario, ha detto: ‘Io con duecento Euro non riesco a fare uno scivolo di questo tipo’. Tutto questo, come si può vedere, è previsto dalla variante approvata a dicembre”.
Non è necessario il parere della Sovrintendenza per fare i lavori “riparatori”?
D’Anna: “No. Non abbiamo fatto alcuna categoria di opera diversa da quella del progetto. Per gli scivoli abbiamo rivalutato il prezzo. Non abbiamo sostituito il basalto originario: levare queste pietre a mano, sostituirle con quelle nuove avrebbe comportato un costo altissimo. Dalla variante abbiamo tolto pure gli interventi da fare con la pietra bianca (le previste strisce pedonali): 35 scivoli sono stati realizzati, ne restano 20”.
Alla fine, dopo avere deciso di creare le bordature sulle basole (nella prima puntava avete detto che la scelta è stata fatta dal Comune, in “condivisione” con voi) creando un sacco di problemi agli automobilisti e ai pedoni, da poco avete deciso di levigarle. In poche parole, dopo due anni, in via Roma si lavora ancora per eliminare queste orlature e nel frattempo le spese sono aumentate.
“Vi invito a vedere i nuovi lavori: con l’eliminazione dell’orlatura avremo un ‘tappeto lavico’ rispondente alle esigenze della cittadinanza”.
In diversi tratti ci sono addirittura diversi avvallamenti del terreno. Perché non sono stati eliminati?
“Abbiamo fatto un lavoro ‘pilota’ in piazza Umberto: abbiamo tolto le basole e ci siamo messi le mani nei capelli”.
In che senso?
“Una cosa è progettare, un’altra entrare nella fase esecutiva. Abbiamo visto che togliendo queste cinque, sei, dieci basole, la risistemazione diventava un problema grosso: queste pietre si sarebbero mosse. E allora siamo stati un po’ dubbiosi nel prevedere questo tipo di lavorazione anche in altre parti. In variante avevo previsto circa 90 metri complessivi su cui intervenire, ma non sono convinto di fare questa cosa”.
E come pensate di risolvere il problema?
“Levigare le basole, secondo me, ci aiuta anche in questo”.
Cosa? Ma si tratta di avvallamenti del terreno.
“Come dicevo, dopo l’esperimento ‘pilota’ fatto in piazza abbiamo deciso di non procedere ulteriormente, perché le basole non attecchivano e col tempo si sarebbero mosse. Perciò abbiamo deciso di non toccarle, vediamo come possiamo trattarle”.
Sull’aumento dei costi cosa dice?
“Stiamo facendo economie all’interno della variante. Se non mettiamo la pietra bianca risparmiamo 70mila Euro, poi abbiamo fatto economie in altri posti. Una cosa importante: negli articoli usciti su L’Informazione è stato detto che, per i nuovi lavori previsti in variante, è stato utilizzato il ribasso: assolutamente no, non abbiamo utilizzato un centesimo del ribasso d’asta di 329 mila Euro, di cui l’Amministrazione può fare ciò che crede. In verità ci avevano detto di utilizzarlo per pavimentare i tratti di levante e di ponente fra piazza Umberto e la Dodicesima Traversa. Ma per quanto mi riguarda, non sono intenzionato a farlo”.
Lo Re: “No basta. Non ci vogghiu cummattiri cchiù (a chi il riferimento, dato che è stata smentita ogni accusa nei confronti dell’Amministrazione comunale?, ndr.). Avevamo preso le misure: da un lato avremmo dovuto allungare il basolato verso il Teatro comunale, dall’altro verso il monumento dei caduti. Però dico basta”.
Architetto, mi scusi: quanto è stato il suo onorario?
D’Anna: “Fra progettazione e direzione lavori 111 mila Euro”.
Per il progetto di variante?
“11 mila Euro”.
E però basta fare una passeggiata in via Roma per vedere che ci sono un sacco di basole rotte, divelte, spaccate, sconnesse.
“Abbiamo messo del materiale lavico, tempo dieci giorni e non c’era più niente”.
E ora come pensate di sostituire le basole rotte, che sono parecchie?
“E’ un problema. Bisognerebbe togliere la basola e metterne una nuova, ma anche questo si inquadra nel problema che dicevo prima. Noi una sola basola del tratto monumentale non l’abbiamo tolta, al netto di questo esperimento di piazza Umberto”.
Siete mai intervenuti con mezzi pesanti in via Roma?
“Mai”.
E quel cingolato (pure fotografato e pubblicato da L’Informazione) che ha rimosso la pavimentazione in un tratto di via Roma a chi appartiene?
“Ato idrico. Lo abbiamo prontamente segnalato”.
Lo Re: “Il problema non è solo quello”.
Qual è?
“Che quel mezzo pesante non è stato autorizzato da nessuno”.
Chi avrebbe dovuto autorizzare?
“Il Comune”.
E come è entrato il cingolato in via Roma?
D’Anna: “Non lo sappiamo”.
Lo Re: “Mica c’è stato solo quello. Ne ho visti un paio. Hanno tolto le basole e hanno fatto tranquillamente passare il mezzo in via Roma, ma se passi con l’escavatore le mattonelle si rompono”.
D’Anna: “Il problema sa qual è? Che questi mezzi sono intervenuti su un’area di cantiere consegnata a noi, di cui non siamo neppure stati neppure avvisati. Li abbiamo segnalati, ma forse non ne ha saputo niente neanche il sindaco, il quale, però, se succede un fatto del genere, può denunciare gli autori dell’incursione”.
E le panchine previste dal progetto?
“Le abbiamo tolte su disposizione sempre dell’Amministrazione”.
Perché?
“Spenga il registratore”.
Non è la prima volta che succede nel corso di questa intervista. Il direttore dei lavori ci confida altri particolari che non vuole rendere pubblici. La conversazione finisce qui, ma da queste due puntate – secondo noi – si può desumere molto. Se si vuole.
2^ Puntata. Fine
Nella foto: il municipio di Belpasso (Catania)
Luciano Mirone























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