Sul pasticcio dei lavori della via Roma a Belpasso (Catania), stavolta il j’accuse non arriva dai partiti di opposizione, ma addirittura dal progettista e dal titolare della ditta esecutrice, rispettivamente l’architetto Giampiero D’Anna di Termini Imerese (che svolge anche la funzione di direttore dei lavori), e l’imprenditore di Paternò (Catania), Francesco Lo Re, direttore tecnico e procuratore dell’”Etna Eko”, impresa che ha realizzato l’opera lungo i due chilometri monumentali più amati dai belpassesi.
Un’ora di conversazione registrata (col consenso degli interessati), in cui l’uno e l’altro puntano il dito contro il sindaco Carlo Caputo, gli assessori ai Lavori pubblici che si sono avvicendati dall’inizio dei lavori ad oggi (2024-2026) e l’Ufficio tecnico comunale, colpevoli, a loro dire, di aver causato un pastrocchio costato alla collettività oltre 1 milione e mezzo di Euro, prelevati dall’Amministrazione dal fondo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). “Non abbiamo mai avuto assistenza da nessuno. Un Vigile urbano non si mai visto. Gli autobus a momenti ci venivano addosso”. Questa una delle tante frasi pronunciate nel corso della conversazione.
A sollecitare questa intervista (pubblicata in due puntate) è stato nei giorni scorsi lo stesso architetto D’Anna, stanco di leggere su L’Informazione articoli in cui si parla di lavori eseguiti male, scandalosamente inutili e – secondo quanto ha denunciato il vice presidente del Consiglio comunale Carmelo Carciotto – difformi dalle prescrizioni contenute nel progetto originario. Una sessantina di minuti di discussione, in cui ricaviamo un’impressione: oltre a voler chiarire, i due interlocutori non vedono l’ora di parlare: evidentemente non ci stanno a passare per capri espiatori. Ma forse è solo un’impressione.
Il progettista nonché direttore dei lavori si presenta puntualissimo col titolare dell’impresa, con il quale, in questa conversazione, si trova in perfetta sintonia, specie sulle accuse da rivolgere alla politica, chiedendo di “smussare” alcuni angoli di questa intervista, attività nella quale l’autore di questo articolo confessa di non essere bravo. Garbati, gentili, polemici e ironici al punto giusto, entrambi rispondono alle nostre domande.
Architetto D’Anna, lei nei giorni scorsi ci ha chiamati al telefono dicendo di avere delle cose da dire sulla via Roma di Belpasso. Prego…
D’Anna: “Volevo fare una breve cronistoria di questo progetto, ma prima di tutto vorrei chiarire alcune vostre inesattezze dovute probabilmente ad una carenza della visione della documentazione”.
Noi abbiamo pubblicato ciò che emerge dalle carte prodotte dal vice presidente del Consiglio comunale Carmelo Carciotto, il quale in autunno ha richiesto al Comune gli atti sulla via Roma. Dopo l’autunno c’è stata una perizia di variante sulla quale abbiamo dato conto. Comunque ci dica.
“Questo progetto nasce diversi anni fa come studio di fattibilità. Finanziamento: 1 milione 560 mila Euro legato ad un computo molto sommario. Ho fatto i calcoli e mi sono accorto che la cifra era sottostimata. Secondo la mia contabilizzazione avrebbe dovuto essere di quasi 2 milioni (1 milione 950 mila, per la precisione)”.
Quindi ci faccia capire: i soldi erano insufficienti per coprire il progetto pensato dall’Amministrazione comunale?
“Esatto. A questo punto si sono imposte delle scelte. Tramite Pec ho chiesto lumi all’Amministrazione, la quale mi ha detto di fare a meno del basolato da approntare nella parte nord di via Roma (come previsto), nei pressi della villa comunale, attualmente in asfalto. Si è deciso quindi di realizzare solo la puntellatura del centro storico e di mettere le nuove basole solo nella parte sud”.
Eliminando la parte nord, sareste rientrati nel milione 560 mila Euro?
“Ovviamente sì, se comprendiamo le somme a disposizione. Cominciamo con la pavimentazione della zona sud, ma si presenta subito un problema: l’Ato idrico dice che in quella porzione di via Roma intende eseguire dei lavori di fognatura. In realtà questi lavori non sono mai stati realizzati. Ci hanno bloccato per tanto tempo, tant’è che abbiamo dovuto fare una consegna parziale e, quasi sette, otto mesi dopo, finalmente, ci hanno dato l’ok per pavimentare: nel frattempo l’Ato idrico non ha realizzato i preannunciati lavori. Quindi, invece di chiudere quel tratto (per evitare problemi ai commercianti della zona) abbiamo dovuto operare ‘a sezioni’ per agevolare le attività commerciali, ed anche ‘a singhiozzo’ perché i lavori venivano fermati per i motivi più svariati: una volta la processione, un’altra la fiera, un’altra la sagra”.
Come sono state collocate le basole?
D’Anna: “Abbiamo approntato un massetto in cemento, abbiamo messo la colla e poi le abbiamo poggiate”.
Non vogliamo entrare nel merito di cose che non conosciamo, ma ci permettiamo di dire che rinomati lavoratori della pietra lavica ci hanno detto che prima si colloca uno strato di terra e poi si poggia la pietra, senza mettere la colla, che potrebbe sciogliersi a causa dell’acqua.
Lo Re: “Questo quando le basole erano fatte a mano. Ora sono tagliate a macchina, il metodo moderno è questo”.
Cosa dite sulla puntellatura della parte storica?
“Dopo varie prove che abbiamo eseguito (ci sono anche i verbali), si è scelto un approccio: realizzare le bordature attorno ad ogni basola (quello che, di fatto, sta creando le maggiori proteste dei cittadini, poiché crea problemi al transito delle auto e dei pedoni, ndr.), con la parte ‘crespata al centro”.
Perché avete fatto questa scelta?
“Perché gli Uffici comunali ci dicevano che la pavimentazione originaria aveva questa bordatura”.
Quindi la bordatura non è stata una scelta vostra?
“No”.
È stata una scelta politica?
Lo Re: “Un giorno con l’architetto D’Anna siamo scesi a Catania per vedere il basolato di via Etnea: è senza bordatura”.
Questo lascia immaginare che il progettista e il titolare della ditta, in un primo momento, erano orientati, a realizzare il lavoro secondo questo modello.

Le basole laviche della via Roma di Belpasso (Catania) con un’orlatura leggera, secondo un primo esperimento eseguito dal direttore dei lavori e dalla ditta. Sopra: la strada monumentale quando i lavori si erano svolti a metà. Si noterà la differenza fra il prima e il dopo (foto fornite dall’architetto Giampiero D’Anna, progettista e direttore dei lavori)
A questo punto D’Anna mostra delle foto: “Queste sono le varie prove che abbiamo fatto: qui c’è la prima prova (senza bordatura), bocciata dall’Amministrazione e dall’Ufficio tecnico, poi c’è un’altra prova più leggera, bocciata anche questa. Però dobbiamo dire che qualche secolo fa, quando l’opera fu realizzata, passavano le carrozze, oggi passano anche gli autoarticolati, quindi è chiaro che un’operazione leggera, in dieci anni, sarebbe stata ridimensionata dal passaggio delle auto”.
Comunque, queste due soluzioni sono state bocciate, giusto?
“Sì. Abbiamo fatto altre quattro o cinque prove, d’accordo tra le parti. Dopodiché abbiamo scelto questa con le bordature”.
Chi erano le parti?
“C’erano i politici”.
Cioè?
“Non voglio fare nomi”.
L’assessore ai Lavori pubblici?
“Sì, ma non l’attuale Rocco Santonocito: quello di prima”.
C’era anche il sindaco?
“Sì”.
C’era l’Ufficio tecnico?
“Sì”.
È una decisione che avete subìto?
“No. E’ stata condivisa da tutti. Mi hanno detto che l’ultimo intervento sulla via Roma fu fatto negli anni Sessanta. Infatti se vediamo le foto prima dell’intervento, si vede il pavimento completamente liscio. Ma chiariamo una cosa: la bordatura, all’impresa, costa di più”.
Perché è stato usato il martelletto elettrico se il progetto prevedeva il mazzolo da utilizzare a mano?
“L’uso del martelletto elettrico nasce dalla possibilità di incidere più profondamente sulla pietra. È una lavorazione a mano con l’ausilio pneumatico. Quando abbiamo provato con lo scalpello veniva incisa poco”.
Lo Re: “Se ci andiamo ora, vediamo due operai seduti a terra che, anziché usare il martello e lo scalpello, usano una pistola ad aria compressa che aiuta a scalfire meglio la pietra. Ma sempre manuale è. Quello che si intende per meccanico è la macchina che passa e fa il lavoro”.
Sì, però scusate: nel progetto redatto dall’arch. D’Anna c’è scritto testuale che è necessario il lavoro a mano col mazzolo e lo scalpello.
Lo Re: “Nelle cave di pietra lavica si lavora così: non esiste più lo scalpello e il martello”.
D’Anna: “Non era fattibile”.
Queste cose le avete scritte?
D’Anna: “Le abbiamo condivise, abbiamo fatto un verbale fra le parti”.
No, perché riteniamo giusto che su questa cosa venga fatta chiarezza, sia per i cittadini di Belpasso, sia per l’impresa dove lavorano tanti padri di famiglia.
Lo Re: “Ormai non ci sono più gli operai che lavorano la pietra lavica come una volta, però tanti fanno i professori della pietra lavica”.
D’Anna: “Gli stessi professori (il riferimento è alla politica, ndr.) che contestano la nostra opera e poi consentono certi capolavori in piazza Umberto (D’Anna mostra altre due foto: nella prima è raffigurato un marciapiede allestito col cotto, nella seconda un altro marciapiede con pietra lavica montata al contrario, ndr.). Guardi che sconcezze”.
Che fine hanno fatto le strisce pedonali che – secondo il progetto – dovevano essere allestite con pietra bianca di Siracusa?
D’Anna: “Improvvisamente mi mandano una Pec in cui mi dicono che è meglio usare la tinteggiatura al posto della pietra bianca”.
Lo Re: “Due anni fa mi hanno fatto comprare un sacco di pietra bianca, poi hanno cambiato idea anche sulle strisce bianche, il materiale mi è rimasto in magazzino ed io ho speso un sacco di soldi”.
1^ Puntata. Continua.
Luciano Mirone























Quando i politici hanno la presunzione e l’arroganza di sostituirsi ai tecnici e questi ultimi non hanno o le capacità o la forza di piantare i paletti di competenza ….questo è il risultao!!!!!.
Correggo l’errore ” risultato”