Macerie. È ciò che resta a Trapani dell’era Antonini. Macerie nel basket, macerie nel calcio, macerie nell’informazione, con una politica che da questa storia esce ammaccata ma non distrutta. Quando arriva “l’’uomo delle stelle”, specialmente in Sicilia (ma la Sicilia è sempre stata la metafora dell’Italia) è così: l’illusione, l’ebbrezza, il trauma, le macerie. Ma una domanda a molti trapanesi va posta: veramente avete creduto che un imprenditore sconosciuto, venuto da lontano, investisse tempo e denari per amore? Un minimo di prudenza, prima di concedere fiducia incondizionata, no?

Bisogna ammettere che per un certo periodo Valerio Antonini ha fatto sognare i trapanesi: la sua squadra di basket ha sfiorato lo scudetto in A1 e ha partecipato alla Coppa dei campioni. La sua squadra di calcio è stata costruita per partecipare ai play off per la serie B (malgrado i ben 19 punti di penalizzazione).

Ma il sogno del tifo non bastava. Bisognava lavorare su un’altra sponda. E così è stata acquistata l’unica televisione privata della città, TeleSud. Per informare la gente? Manco per sogno. E così si sono spaccati il Consiglio comunale e la stessa città: da una parte i pro, dall’altra i contro Antonini.

Il sindaco Giacomo Tranchida, inizialmente con lui (come dimenticare l’approvazione della cittadinanza onoraria “per meriti sportivi”, adesso ritirata?), successivamente è stato costretto ad arretrare e a schivare il boomerang che rischiava di travolgerlo, nel senso che negli ultimi tempi l’imprenditore lo ha accusato di tutto, specialmente di volerlo boicottare.

A quel poco di stampa non assoggettata e a quei cittadini che si permettevano di avanzare un dubbio o una domanda, veniva riservato un trattamento non proprio edificante. Insomma, per un paio d’anni, Antonini si è sentito il padrone di Trapani: ma per esserlo del tutto, doveva detronizzare il suo massimo rappresentante: il primo cittadino. Il quale, da politico scafato, ha tenuto il profilo basso. Negli ultimi giorni – quando ormai i buoi erano scappati dal recinto – ha emesso un comunicato in cui ha ammesso l’errore di aver concesso fiducia (iniziale) all’imprenditore, ma neanche una parola contro la gente che a settembre lo ha fischiato sonoramente sotto Palazzo D’Alì, sede del municipio, e neanche contro quei politici che hanno tramato contro di lui.

Roba di appena quattro mesi fa, quando circa duemila persone (soprattutto tifosi del calcio e del basket) sono scese in piazza per contestare il sindaco e per sostenere il “novello caudillo”. Che prometteva mirabilie una volta cacciato Tranchida. Insomma, a Trapani abbiamo assistito ad una tragicomica opera in cui lo sport e l’informazione si sono trasformati in consenso finalizzato alla politica. Il vero obiettivo di Antonini, secondo molti.

Adesso l’epilogo: “L’uomo delle stelle” non è riuscito a portare il peso del sogno che lui stesso aveva costruito lasciando le macerie in un parquet, in un rettangolo verde e in uno studio televisivo. Causa principale del tracollo? Una serie di inadempienze che non sarebbe riuscito a rispettare nei settori in cui ha operato.

Adesso la città vive il suo psicodramma. Non è facile strabuzzare gli occhi e vedere le rovine dopo un sogno meraviglioso. Sui Social è un susseguirsi di accuse nei suoi confronti e nei confronti di chi gli ha dato fiducia a scatola chiusa. In fin dei conti si è consumata un’altra metafora.

Nella foto: Valerio Antonini

Luciano Mirone