Capisco poco di diritto ed anche di politica, per questo vorrei che qualcuno che al prossimo referendum sulla giustizia voterà SI mi spiegasse in che modo la separazione delle carriere fra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti cambierà il volto di un settore pieno di problemi e di contraddizioni, a cominciare dalla durata biblica dei processi, dal numero insufficiente dei magistrati, dalla mancanza di personale amministrativo e addirittura di fotocopiatrici e di carta nei Palazzi di giustizia.

Per quel poco che ho capito, credo che se la riforma stilata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio (sposata da tutto il centrodestra) dovesse ottenere il SI degli elettori, nessun magistrato inquirente potrà passare al giudicante e viceversa (finora le statistiche dicono che questo avviene nello zero virgola per cento dei casi, ma eventualmente si attendono smentite), e quindi vorrei comprendere se c’è un nesso (ed eventualmente qual è) fra questa riforma e il “vero” funzionamento della giustizia.

Sempre con l’umiltà di chi è consapevole dei propri limiti, vorrei capire in che modo la formazione di due Consigli superiori della magistratura (Csm), uno per i magistrati inquirenti e uno per quelli giudicanti, possa incidere nelle problematiche di cui sopra, dato che la Costituzione scritta dopo il fascismo e la Seconda guerra mondiale ha previsto un solo Csm per l’intero corpo giudiziario, e in che modo il metodo del sorteggio attraverso il quale verranno elette le cariche dentro il Csm, potrà eliminare negatività croniche del mondo giudiziario, cioè vorrei capire se da ora in poi una carica elettiva dobbiamo eleggerla attraverso le urne o un sorteggio.

Dopo le storture del ventennio (che prevedeva una totale subalternità della magistratura nei confronti del potere esecutivo), l’ordine giudiziario è stato riformato dai nostri padri costituenti nella direzione della completa autonomia nei confronti della politica, in modo da rendere libero il pubblico ministero di  fronte al Palazzo, e il giudice di emettere le sue sentenze in nome del popolo italiano. Qualcuno può smentire che durante il ventennio i processi in cui erano coinvolti dei rappresentanti del fascismo non finivano puntualmente in farsa?

Certo, anche dopo la guerra abbiamo assistito a tanti processi farsa, dalla strage di piazza Fontana ai delitti eccellenti, ma c’è una sostanziale differenza fra le due epoche: le verità emerse negli anni della dittatura sono state soppresse con la violenza e sono finite nell’oblio (quante vicende si sconoscono di quel periodo…), quelle emerse dopo – anche se talune sono state insabbiate – benché siano state contrassegnate da drammatici momenti di sangue che hanno colpito magistrati, giornalisti, sindacalisti, uomini politici, sono diventate (quantomeno) delle verità storiche sotto forma di libri, di relazioni, di inchieste giornalistiche, di convegni, di dibattiti. In un sistema totalitario, le verità su Pasolini, su Moro, su Mattarella, su La Torre sarebbero emerse?

Ma la democrazia ha un costo e il progresso – in un Paese che negli anni della Guerra fredda ha subito dei fortissimi condizionamenti da parte di uno stato egemone come l’America – è una conquista che si ottiene giorno per giorno con le battaglie di civiltà.

Ecco perché, sempre con la dovuta umiltà, ripongo la domanda iniziale: perché questo potere politico, dopo avere varato diverse leggi che favoriscono gli ambienti peggiori di questa Nazione (dall’abolizione del falso in bilancio al nuovo Codice degli appalti, dalla limitazione delle intercettazioni telefoniche al restringimento dei poteri della Corte dei Conti, fino al decreto Sicurezza, per non parlare di certe verità sulle stragi negate dalla Commissione parlamentare antimafia) sente il bisogno di fare una “riforma” che non sembra sposare lo spirito dei nostri Padri costituenti? Perché certi “fogli” che ci ostiniamo a chiamare “giornali” demonizzano ogni giorno chi non si adegua al pensiero attualmente egemone? Perché un grande intellettuale come Alessandro Barbero viene seppellito da palate di fango sol perché sostiene le sue (legittime) ragioni del NO?

È una “riforma” orientata a risolvere i veri problemi della giustizia o è stata concepita per complicarli ulteriormente in modo che tutto cambi perché non cambi nulla e così favorire il potere politico? Così, tanto per chiedere…

Luciano Mirone