Temo (ma vorrei tanto sbagliarmi) che la frana di Niscemi, il ciclone Harry, le alluvioni che negli anni scorsi hanno devastato altre regioni italiane, gli uragani Katrina che hanno distrutto vite umane, case, strade, chiese, acquedotti e tanto altro in altri luoghi del pianeta, siano soltanto dei segnali iniziali di fenomeni climatici estremi che nei prossimi anni potrebbero avere conseguenze più catastrofiche.
Temo (ma vorrei tanto sbagliarmi) che il peggio debba ancora arrivare e che la superficialità dell’uomo non comprenda pienamente i rischi che l’umanità sta correndo.
Temo (ma vorrei tanto sbagliarmi) che la parola “rischio” sia un buffo eufemismo col quale l’umanità si sta illudendo, essendo già abbondantemente “oltre” il rischio, presa dalla quotidianità, dalla disinformazione, dalla negazione dell’evidente, dalle guerre, dalle armi di distrazione di massa che il potere usa per addormentare le coscienze.
Niscemi è la metafora più alta, più sublime, di questa catastrofe annunciata, che oggi purtroppo si sta avverando in tutta la sua tragicità.
Un paese al centro della Sicilia, un?isola al centro del Mediterraneo, un puntino nero nella carta geografica del mondo, sperduto fra altri puntini neri un po’ più grandi, Caltanissetta, Agrigento, Enna… città antichissime che fuori da quest’isola sono solo delle entità astratte di cui si sente parlare solo quando c’è il morto ammazzato, eppure Niscemi racchiude in una magnifica allegoria l’imbecillità degli esseri umani e la loro mancanza di memoria, di sensibilità, di acume politico.
Ventiquattromila abitanti che hanno ereditato un paese edificato molti secoli fa dagli arabi nella collina che sovrasta la piana di Gela. Fragile, delicata e friabile. Che oggi si sfalda, ma che nel corso degli anni ha mostrato segni di cedimento, e che mai nessuno – governi di destra e di sinistra – ha pensato di mettere in sicurezza.
Ma al di là delle gravissime responsabilità della politica, su cui molti niscemesi , oggi, puntano il dito chiedendosi dove sono andati a finire i soldi stanziati per consolidare il poggio nel quale, fin dalla dominazione araba, la cittadina è appollaiata, bisogna tenere conto che ci troviamo nella terra di altri due simboli della stupidità: il Muos e il Ponte.

La base radar del Muos di Niscemi. Sopra: Niscemi, provincia di Caltanissetta, Sicilia, sull’orlo dell’abisso a causa della frana
Il primo, già installato in una bellissima sughereta a poche centinaia di metri dal centro abitato, è stato imposto dagli americani come potentissimo sistema radar per controllare i movimenti nel mediterraneo, specie le rotte dei migranti, malgrado l’opposizione della popolazione a causa dell’emissione di micidiali onde elettromagnetiche capaci di raggiungere tutti i punti della Sicilia e di causare – secondo molti scienziati non allineati – malattie come il cancro e la leucemia.
Il secondo previsto in uno dei luoghi più belli del mondo, lo Stretto di Messina, per il quale il governo ha stanziato 15 miliardi che, secondo gli esperti, nei prossimi anni potrebbero diventare il doppio.

Il modello del Ponte sullo Stretto su scala ridotta
Ora, siccome Niscemi è la plastica rappresentazione di una Nazione fragilissima dal punto di vista idrogeologico, è normale chiedersi per quale ragione il governo – invece di realizzare un’opera inutile e rischiosa, secondo la definizione di insigni studiosi – non pensi ad investire quella montagna di soldi nella messa in sicurezza del territorio.
Temo (ma vorrei tanto sbagliarmi) che questo non succederà per la semplice ragione che probabilmente ancora non ci siamo resi conto del livello di ottusità della classe politica che ci governa, sia a livello nazionale che internazionale.
L’immagine della frana di Niscemi si incrocia con quella del Ponte e con quella del Muos, perché sintetizza la follia di questo primo trentennio del Duemila. Quando pensavamo di esserci messi alle spalle i fantasmi del secolo scorso, ecco comparire orrori peggiori, seppure incarnati da altri uomini. Uomini che comandano e uomini che – come moderni sudditi – li acclamano, li votano e si lasciano comandare.
Frasi come “non è vero che il clima sta cambiando, non lo sentite tutto questo freddo?” (Trump) sono frasi che dovrebbero destare indignazione, invece continuiamo a stare rincantucciati nella nostre comode case, pensando che Harry, Katrina, Niscemi, Letojanni, New Orleans non siano affar nostro. E invece – come diceva il grande De Andrè – “anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”. Tutti.
Luciano Mirone























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