Stanotte non era il solito respiro. Quello dolce, possente, a volte brontolone che ha caratterizzato la vita del mondo fino a una ventina d’anni fa. Stanotte ho sentito l’ira di Dio. Una via di mezzo fra un suono e un rumore di cui non riesco a trovare il termine più appropriato perché siamo all’inizio di qualcosa per la quale bisogna adattare perfino le parole. Prima c’era la burrasca, il temporale, la bufera, la tormenta. Ora c’è il ciclone, l’uragano, il tifone.

Stanotte non era il solito respiro. Era un suono costante e assordante. Il vento violentissimo, la pioggia infinita, le onde altissime. Lo hanno chiamato “Harry”, ha distrutto case, auto, negozi, strade, campi di calcio, alberi, raccolti, lungomari e tanto altro. E diciamo che tutto sommato – se pensiamo all’Honduras del 1998, a New Orleans del 2005, ai Caraibi del 2017, al Texas del 2017, alla Florida del 2024, ai punti più sperduti del pianeta– c’è finita perfino bene: danni ingenti, case evacuate, black out prolungati, ma nessuna vittima (si parla di alcuni feriti, almeno fino ai dati forniti finora), come è successo altrove.

Ma non facciamoci illusioni. Harry è il fratello più piccolo (e più gracile) di Katrina, di Mitch, di Irma & Maria, di tanti altri fenomeni estremi che in questi ultimi anni hanno falciato l’umanità con una furia e una rapidità inaudite, da non paragonare assolutamente all’alluvione, alla frana, al crollo del muro del lungomare che ciclicamente si verificavano ogni cinquanta o cento anni.

Stanotte non era il solito respiro. Il vento impetuoso portava parole. L’acqua furiosa evocava immagini. Le parole di un Dio (o di una Natura) in collera con un’umanità che si è spinta oltre il peccato e sta osando distruggere tutto. E le immagini degli esseri umani che come tante formiche mettono al riparo una barca, spalano ondate di fango, riprendono col cellulare le scene più terribili di questa “allegra apocalisse” alla quale stiamo assistendo.

Ma domani è un altro giorno. Col primo raggio di sole ci dimenticheremo anche del respiro di Dio, che questa notte, sì, era diverso dal solito.

Nella foto: le onde alte fino a dodici metri che, a causa del ciclone Harry, assieme al vento e alla pioggia violenti hanno devastato parte della Sicilia orientale (immagine Siracusa press)

Luciano Mirone