“Intorno alla mezzanotte di questo capodanno, 1 gennaio 2026, i sensori termici su satelliti hanno cominciato a misurare anomalie di calore in corrispondenza dell’Etna, e in mattinata alcune immagini satellitari mostravano un nuovo flusso lavico che si stava formando nell’alta Valle del Bove, sotto la cresta di Serracozzo. Si è attivata una frattura eruttiva con alcune bocche, in prossimità del cono di Monte Simone, testimone di un’eruzione nel 1811-1812”.
Il professor Boris Behncke, vulcanologo dell’Invg di Catania, descrive con molta precisione, attraverso i Social, quello che si è verificato sull’Etna il primo giorno del nuovo anno, corredando le sue notizie con alcune foto. “Così – seguita Behncke – ha avuto inizio questa eruzione laterale, silenziosa, che sta alimentando una colata lavica molto spettacolare, che vista dal basso versante orientale dell’Etna sembra incredibilmente bassa e vicina ai paesi (che sarebbero Milo e Fornazzo). Per ora fortunatamente non è così, dal fronte più avanzato mancano circa 5 km a Fornazzo e 5.5 km a Milo, distanze non così facilmente superabili una volta una colata di lava ha già fatto un po’ di strada a monte”.

Un’immagine dell’eruzione dell’Etna del primo giorno del 2026. Sopra: un altro scatto pubblicato dallo scienziato tedesco sul suo profilo Facebook
“L’inizio dell’eruzione – dice lo scienziato – non è stato visto né dagli abitanti etnei, né dalle telecamere, INGV e private, perché il fianco orientale era avvolto da una densa copertura nuvolosa. Solo all’imbrunire era evidente un forte bagliore nelle immagini di alcune webcams, tra cui anche quella dell’INGV a Vulcano”.
“Nella marea di foto e video spettacolari – afferma il vulcanologo – che già da ore stanno inondando i social, queste immagini mie certamente non sono granché, ma sono quelle fatte con l’occhio del vulcanologo in cerca di punti di riferimento e per capire se alle bocche c’era attività esplosiva – infatti almeno due bocche stanno facendo un’attività di “spattering”, lancio di brandelli di lava incandescente fino ad altezze di qualche decina di metri”.
“Ancora una volta – conclude lo studioso tedesco – l’Etna ci ha sorpreso; il tremore vulcanico si stava affievolendo, i segni di attività esplosiva ai crateri sommitali erano sempre meno evidenti (a parte qualche sbuffo di cenere dai crateri Bocca Nuova e Nord-Est in giornata). Un colpo di scena solo pochi giorni dopo quello dei parossismi al Cratere di Nord-Est del 27 dicembre … ma che vulcano incredibile che abbiamo qui”.
Redazione
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