Non sappiamo se dall’aldilà Pippo Caruso abbia approvato la formula della “festa” con la quale a Belpasso (Catania) il Club Progressista – nel contesto della Rassegna “Sinfonie d’Inverno” organizzata da questo giornale – ha celebrato il suo novantesimo compleanno. E non sappiamo neanche se gli sarebbe piaciuto il “colpo d’occhio” che gli artisti della sua città gli hanno riservato per l’occasione.

Sappiamo però che è stata una serata bellissima, nella quale la musica si è fusa magicamente con la letteratura, con la pittura, con la danza, con le immagini, con le preziose testimonianze del figlio Tony (che per l’occasione ha indossato la giacca marrone del padre), del nipote Giacomo Spallina (il medico che ha assistito il Maestro fino agli ultimi istanti della sua vita), delle tante persone che hanno conosciuto il grande direttore d’orchestra della Rai (ricordiamo le trasmissioni più significative sempre presentate da Pippo Baudo e dirette musicalmente da lui, da Domenica In a Fantastico, da Serata d’onore al Festival di Sanremo, il lancio e la direzione dei talenti nazionali ed internazionali più significativi degli ultimi cinquant’anni), che hanno riempito in ogni ordine di posti il sodalizio nel quale il Maestro Caruso è cresciuto musicalmente e dove negli anni Novanta – mentre il Comune gli donava un premio alla carriera – è stato designato socio onorario.

Tony Caruso (a destra), figlio del grande direttore d’orchestra della Rai,e (a sinistra) il nipote Giacomo Spallina. Sopra. Un primo piano di Tony (tutte le foto sono del filmaker Pippo Vitaliti)

Anche perché nelle scorse settimane, nel paese che gli ha dato i natali il 18 dicembre 1935 (ma il bambino, secondo una consuetudine in voga a quei tempi, sarebbe stato dichiarato al comune in ritardo, ovvero il 22 dicembre) è scattata una mobilitazione senza precedenti: in pochi giorni l’artista Pippo Ragonesi gli ha dedicato ben tre quadri di pop art (esposti in bella evidenza sul palco e in platea, e regalati in forma ridotta agli ospiti), la stessa cosa (ma con altra tecnica) hanno fatto le pittrici Carmen Massimino e Anna Maio (è di quest’ultima una delle opere donate a Tony Caruso), mentre la scuola di danza di Alfio Barbagallo, nelle ultime ventiquattro ore, ha allestito una bellissima coreografia sulle note di “Mamma Lucia”, mentre un altro artista, Tano Corallo, all’ultimo momento, ha realizzato dei temi musicali col fil di ferro per arricchire una serata colorata da straordinarie energie.

Un’altra panoramica di insieme

Una serata alla quale hanno dato un contributo prezioso il filmaker Pippo Vitaliti che ha messo a disposizione la sua preziosa videoteca, l’ideatore di una nuova televisione locale, Nunzio Sambataro (che ha ripreso l’intera manifestazione), il professore ed intellettuale Francesco Mirone, e la sempre brava Agata Longo che ha letto alcuni brani di una intervista con Caruso che nel 1987 il sottoscritto realizzò a Roma, e poi inserita nel libro Un paese (Tringale editore).

Un entusiasmo assolutamente in sintonia con l’amore struggente che Caruso nutriva per questo paese alle falde dell’Etna (nel corso delle nostre conversazioni su Belpasso gli si inumidivano costantemente gli occhi), in sintonia anche con quella frase con cui iniziò quella bellissima intervista (“Io per comporre mi servo sempre del ricordo”, e giù una serie di immagini fantastiche della sua infanzia trascorsa nel paese dell’anima), ma in contrasto con quella venatura di malinconia (solitamente detta “odio”, ma che vogliamo addolcire con un’altra parola, “malinconia”, appunto, dopo la frase pronunciata dal figlio: “Non mi risulta che mio padre avesse sentimenti negativi nei confronti di Belpasso”), poiché quando tornava – disse nel corso di quella intervista – notava che nulla era cambiato rispetto a quando, trent’anni prima, aveva staccato un biglietto di sola andata per il Continente.

Il musicista Gianni Longo mentre dà la sua testimonianza

E chissà se l’idea che in quella occasione il Maestro confidò sempre al sottoscritto, di rappresentare  – con l’orchestra del Teatro Bellini di Catania – una sua opera lirica, Sciara, ispirata alla Sicilia, si potrà concretizzare. Allora, malgrado le doverose pressioni avanzate presso le sedi istituzionali preposte (cioè il Comune), non ci fu nulla da fare. Addirittura, in seguito a quelle sollecitazioni, l’allora assessore alla Cultura Matteo Distefano e il funzionario comunale Gianni De Luca si recarono a Roma per prendere contatti con l’artista, ma alla fine l’Amministrazione decadde e la cosa finì nel dimenticatoio.

Giuseppe Condorelli, titolare dell’omonima industria dolciaria di Belpasso: “Negli anni ’90 commissionammo a Pippo Caruso le musiche per uno spot televisivo con Leo Gullotta. Il Maestro era sempre garbato e signorile”

Adesso che Caruso è scomparso da sette anni (28 maggio 2018), magari se si ritrovano le partiture che Tony, a suo tempo, dice di aver visto, ma di cui adesso afferma di non essere in possesso, chissà se l’operazione si potrà fare.

Intanto, dopo un’idea lanciata qualche anno fa (purtroppo vanamente) dal presidente del Lennon Club, Carmelo Paladino, di dedicare al Maestro l’anfiteatro del parco urbano, nei mesi scorsi l’Amministrazione comunale ha annunciato la realizzazione di un mezzobusto alla villa comunale, da collocare fra quelli degli uomini più illustri della città, ovvero Nino Martoglio, Antonino Russo Giusti e Giuseppe Sambataro.

Agata Longo mentre legge dei brani tratti dal libro Un paese, nel quale un capitolo è dedicato ad un’intervista che Luciano Mirone ha fatto con Pippo Caruso. In basso: il cantautore Rosolino Amico che con i suoi virtuosismi alla chitarra ha arricchito le letture 

Iniziativa lodevole, ma secondo noi – se non viene riempita di contenuti – non basta. È necessario raccogliere le sue musiche, i suoi spartiti, le sue immagini, le sue interviste, i suoi oggetti musicali più rappresentativi per allestire il “Museo della musica” intitolato al grande direttore d’orchestra. Questa l’idea che L’Informazione lancia da queste colonne, sperando che venga accolta.

Una serata “corale”, in cui, come detto, alcune realtà artistiche della città, in maniera semplice e spontanea, hanno dato prova di grande sensibilità e di raffinate capacità creative.

Ma quali erano i rapporti fra Pippo e Tony? “Ho collaborato strettamente per dieci anni con lui”, ha detto il figlio nel corso della conversazione. “Al di là dei rapporti professionali, comunque, gli sono stato sempre vicino, sia in televisione che nella vita. Momenti belli, significativi, toccanti”.

Un virtuosismo fotografico di Vitaliti

Tony, cosa credi di avere ereditato caratterialmente da tuo padre? “La generosità, la pacatezza nell’affrontare anche le situazioni più difficili, il fatto di credere molto nell’amicizia”.

Cosa ti piaceva? “La voglia di mettersi sempre in discussione anche quando ormai aveva raggiunto la notorietà. Per apprendere nuovi ritmi ha girato il mondo, si è emancipato, ha capito che la musica non si fa solo con un orecchio formidabile (da bambino riusciva ad improvvisare le note ascoltate alla radio), ma con lo studio costante”.

Come hai vissuto accanto a lui? “Durante l’infanzia e l’adolescenza era un padre assente. Quando la mattina mi svegliavo per andare a scuola, lui dormiva perché era tornato da poco dai night dove lavorava”.

Capita sempre ad ogni figlio di contestare il proprio padre. A te è mai successo? “Più che contestazioni, si è trattato di consigli bonari. Sono sempre stato consapevole del suo straordinario talento, più di quanto si possa credere, e così qualche volta gli ho detto: ‘Papà, non fare musica solo per la Rai, scrivi qualcosa che possa rimanerti, ne hai le capacità. Sciara è solo un piccolo esempio del suo meraviglioso estro creativo. In realtà era troppo immerso nel suo lavoro nella televisione di Stato (un impegno che lo assorbiva quindici ore al giorno, senza considerare molte notti insonni). Credo che questo fosse uno dei suoi desideri più grandi”.

Parole arricchite dalle immagini proiettate sullo schermo posto sul palcoscenico del Club: un memorabile “Sanremo” (edizione 1996), quando Caruso diresse da par suo un’orchestra formata da tantissimi elementi, con quella sigla (scritta da lui) che ormai fa parte del mito, “Perché Sanremo è Sanremo”; un duetto con Giorgia (con Baudo a fare da anfitrione) sulle note di “E poi”;  i “cartoni” che hanno accompagnato alcune fra le tante canzoni iconiche scritte per i bambini: La tartaruga, Johnny Bassotto e Isotta, con il nipote Giacomo Spallina che, a proposito di quest’ultimo brano, ha mostrato al pubblico l’Isotta in miniatura che nel 1977 (quando uscì il brano) lo zio gli regalò: “Un dono che mi fece felice. Mio zio aveva una grande sensibilità verso i bambini”.

Un momento della coreografia di ballo organizzata dalla scuola di danza di Alfio Barbagallo

Basta dire che un vecchio compagno di classe di Tony, il musicista Gianni Longo (venuto per l’occasione assieme ai vecchi compagni Gino Asero e Pietro Di Mauro, oltre all’amico Nino Campisi), ricorda quando all’epoca “Pippo Caruso venne a farci visita nella terza elementare del maestro Saro Consoli e ci portò le caramelle”. E poi l’episodio della “Graziella”. “Un giorno – ricorda Gianni – prese la sua bicicletta e disse in romanesco: Mo’ taaa regalo. E me la regalò davvero”.

Poi la ricostruzione dei primi vent’anni trascorsi dal musicista nel suo paese d’origine: le lezioni di chitarra e mandolino apprese dai suoi primi maestri, i barbieri, dove si suonava dalla mattina alla sera, la chitarra che lo zio, il padre o il nonno gli fracassò (diverse le correnti di pensiero), i rapporti teneri con la madre, il raffinato laboratorio di sartoria messo su da lei e dalla zia, le prime serate artistiche al Club progressista, al Circolo operai e al Teatro comunale gestito dal padre Nino, le notti alla “Giara” di Taormina, le trasferte in lambretta con i giornali sotto il maglione per non prendere freddo, l’ospitalità dei fratelli Chico ed Egisto Scimone che all’interno del locale allestivano un divano per farlo dormire.

Un altro virtuosismo del fotografo

Poi la “fuga” a Milano e a Roma, le orchestre di Dora Musumeci e di Armandino e la “dolce vita” al Club 84 della Capitale, dove incontra il jet set nazionale ed internazionale e dove ritrova un vecchio amico siciliano che resta incantato dalla sua eccezionale abilità di usare tutti gli strumenti: Pippo Baudo. “Domani ti prenoto un provino in Rai”.

Da allora, Caruso dirigerà le orchestre della tivù di Stato, contribuendo, assieme al presentatore di Militello in Val di Catania, a “fare” la televisione italiana.

Tra gli intervenuti anche Nino Prastani, Gianni De Luca, Alina Motta, Alfio Papale (ex sindaco che nel ’91 gli conferì il riconoscimento alla carriera), Alfio Barbagallo, Orazio Prezzavento, Pina Motta e tanti altri.

L’Isotta in miniatura regalata nel 1977 da Pippo Caruso al nipote Giacomo

Tony, facciamo finta che tuo padre sia seduto comodamente in sala e che si stia godendo questa “festa”. Cosa gli diresti? “Lo ringrazierei per tutto. Sia per quello che ha fatto per me, sia per avere allietato con la sua musica intere generazioni di italiani”.

Luciano Mirone