Era il settembre del 1987 quando mi recai a Roma per intervistare il Maestro Pippo Caruso, al quale due anni dopo avrei dedicato un capitolo del mio primo libro, Un paese (Tringale editore), dedicato agli uomini più illustri della Belpasso del dopoguerra. Riservato, disponibile, alla mano, il grande direttore d’orchestra della Rai mi fece visitare gli studi televisivi dove per tutta la settimana si provavano le musiche delle indimenticabili Domenica in condotte da Pippo Baudo, e poi mi portò in un ristorante per raccontarmi le tappe più importanti della sua vita.

Una conversazione “a cuore aperto”, sincera e dolcissima, nella quale affiorava costantemente l’amore per la sua Sicilia e per il suo paese. Il suo paese, Belpasso, in provincia di Catania, dove Venerdì 19 Dicembre 2025, alle 18, al Club Progressista, saranno ricordati i suoi 90 anni alla presenza del figlio Tony (un graditissimo ritorno a Belpasso), del nipote Giacomo Spallina (il medico che gli è stato vicino nei mesi che hanno preceduto il decesso) e di tanti altri familiari e amici che daranno la loro testimonianza.

Un ricordo ed anche una festa, malgrado il fatto che il Maestro sia morto il 28 maggio 2018, ma, ne siamo certi, lui avrebbe voluto così: una serata come quella che si sta cercando di organizzare. Un evento che rientra nel contesto di “Sinfonie d’Inverno”, la Rassegna artistica organizzata da “L’Informazione” da dicembre a febbraio.

Pippo Caruso assieme a Pippo Baudo in una delle indimenticabili trasmissioni della Rai. Sopra: il Maestro durante una sua esibizione

Pippo Caruso ha alle spalle la stessa, ineluttabile storia di tanti altri “figli del Sud” costretti a staccare un biglietto di sola andata per trovare affermazione e successo in terre lontane. La sua storia di musicista ebbe inizio nei saloni da barba di Belpasso dove, da bambino, restava incantato per delle ore davanti ai suonatori di mandolino e di chitarra che avevano il compito di intrattenere i clienti. Poco a poco si applicò con passione ed in breve tempo imparò a suonare.

Ma a vent’anni capì una cosa fondamentale: per affermarsi in campo musicale doveva andare via dalla Sicilia. E così decise di recidere il cordone ombelicale che lo legava alla sua terra e, dopo varie esperienze maturate a Taormina agli inizi degli anni Cinquanta, varcò lo Stretto per suonare a Viareggio nell’estate del 1956, a Milano nell’inverno dello stesso anno, fino al ’58. Ed infine al “Club 84” di Roma, il ritrovo più esclusivo della capitale, che agli inizi degli anni Sessanta accoglieva l’intero jet set internazionale.

Al “Club 84” il musicista belpassese maturò le prime, straordinarie esperienze che gli permisero di decollare in campo artistico. Lì conobbe principi, capi di Stato, attori e industriali, cominciò a guadagnare e a vivere bene.

Ma non si cullò dietro a quel facile benessere, intuì che era giunto il momento di approfondire le sue conoscenze artistiche e di confrontarle con quelle di altri. Da quel momento cominciò a girare il mondo. Nel ’65 partì per la Svezia, successivamente suonò in Francia, in Germania, in Spagna, in Africa e negli Stati Uniti, dove ebbe la possibilità di affinare ulteriormente le sue qualità musicali. Un corso di perfezionamento e di aggiornamento che durò cinque anni. Tornato in Italia nel ’70 incontrò un vecchio amico siciliano, Pippo Baudo, con il quale, da allora, avrebbe condiviso i trionfi di una carriera straordinaria, vissuta quasi sempre alla Rai.

Nella televisione di Stato, il musicista debuttò nello stesso anno con la trasmissione radiofonica “Braccio di ferro”, seguita da “Settimana corta” nel ’72 e da “Canzonissima” nel ’73, che gli aprì definitivamente le porte del successo e gli permise di diventare uno dei più grandi direttori d’orchestra della Rai e di partecipare a diverse indimenticabili edizioni del Festival di Sanremo.

Nel corso della sua prestigiosa carriera ha composto, inoltre, le colonne sonore di sceneggiati televisivi, di film, di opere teatrali.

Nato a Belpasso (Catania) da Nino Caruso e da Lucia Motta, ed appartenente ad una famiglia di artigiani, riguardo alla sua data di nascita c’è qualche dubbio: all’anagrafe infatti risulta nato il 22 dicembre 1935, ma il padre, allo scopo di ritardargli di un anno il servizio di leva, ne denunciò la nascita al Comune alcuni giorni dopo, il tempo sufficiente affinché scattasse il nuovo anno. In effetti, il piccolo, da alcuni giorni era nato ed era stato tenuto segreto. Il suo segno è quello del sagittario.

Giorno più giorno meno, Pippo Caruso appartiene a quella generazione che, avendo convissuto con la guerra, sulle rovine di essa, è stata costretta a costruire, coccio per coccio, il proprio futuro.

Stabilitosi definitivamente in Continente, riuscì a conciliare le esibizioni in pubblico, che gli permettevano il sostentamento, con le lezioni di musica del suo primo maestro, che fu Salvo D’Esposito, autore di Anema e core.

Ma, in effetti, tutti i segreti della musica che lo entusiasmavano e quasi lo astraevano dalla realtà, finì per scoprirli gradualmente da solo. Ascoltando tutti, musicisti buoni e meno buoni, assistendo a tutte le prove dei concerti per “rubare” ai maestri i segreti della direzione, leggendo e rileggendo le partiture delle opere preferite per capire il nesso tra la nota ascoltata e quei “puntini neri” stampati sul pentagramma. Imparò da solo a “leggere” la musica, a comporla, a dirigere le orchestre.

Durante quell’intervista disse di sentire “una grande nostalgia del suo paese”, di credere nell’amicizia e di non dare molto peso al danaro. Grande lavoratore da quindici ore al giorno, viveva all’epoca a metà strada fra i castelli romani e la città, in una villa di campagna circondata da animali e piante che amava e che gli permettevano di ricaricarsi nei momenti di stanchezza.

Davanti ad una insalata e ad un registratore iniziò a parlare della sua vita e non era infrequente notare un arrossamento degli occhi quando parlava dei momenti più significativi vissuti nella “sua” Belpasso.

Luciano Mirone

ALTRI CENNI BIOGRAFICI. SCRIVE WIKIPEDIA: Insieme a Pippo Baudo ha contribuito al lancio di Heather Parisi e Lorella Cuccarini, per le quali ha scritto balletti e canzoni (Anche noi, Tutto matto, Io ballerò).

Nel corso della sua carriera ha lavorato con quasi tutti gli artisti dello spettacolo italiano, realizzando dischi di successo con Domenico Modugno, Ornella Vanoni, Eduardo De Crescenzo, Mia Martini, Bruno Lauzi, Lino Toffolo, New Trolls, Enzo Jannacci, Alberto Sordi, Enrico Montesano, Nino Manfredi, Orietta Berti, Pippo Franco, Loretta Goggi, Nino Taranto, Lino Banfi, Umberto Smaila, Alberto Lionello, Sandra Mondaini, raggiungendo le vette della hit parade con brani come Il Maestro di violino, L’amore è, Ancora, Johnny Bassotto, Isotta, La tartaruga.

Ha diretto artisti internazionali come Liza Minnelli, Céline Dion, Michael Bolton, George Benson, Andreas Vollenweider, Katia Ricciarelli, Andrea Bocelli, Giorgia, Kenny G, Charles Aznavour, Gilbert Bécaud, Michael Bublé, Pat Metheny. Oltre a ciò ha scritto anche colonne sonore per diversi film, come Maladolescenza (1975), Porca società (1978), L’occhio dietro la parete (1977), Le evase – Storie di sesso e di violenze e Massimamente folle (1985); ha scritto il brano Tu no interpretato da Mia Martini; ha inoltre scritto musiche per fiction televisive e per spettacoli teatrali (con Gigi Proietti) come Liolà, Serata d’onore, solo per citarne alcuni.