Placido Salamone, imprenditore di Mistretta (Messina), ha pubblicato un interessante saggio sulla sua famiglia, presente nel paese dei Nebrodi dal lontano 1467, con tante vicende e tanti aneddoti[1]. Tra le numerose notizie, l’autore ci fa sapere che l’antenato Placido Salamone, inventore delle cooperative per azioni e grande esportatore dei prodotti dei Nebrodi a Marsiglia e a New York, aveva sulle pareti della casa appese “stampe trionfalistiche”[2] riguardanti le imprese di Napoleone Bonaparte.
Placido Salamone nei primi anni dell’Ottocento aveva una visione della vita e soprattutto del lavoro abbastanza moderna e spesso si trovava in contrasto con i suoi colleghi. Tuttavia, non si lasciava condizionare e applicava le sue teorie senza ripensamenti. Il suo successo dipendeva dal fatto di essere socievole e capace di relazionarsi con persone importanti ma anche con il popolo. Con il suo fare, coinvolgeva chi avesse interesse a migliorare la sua condizione economica.
Tramite suoi emissari, sottoscrisse con Napoleone Bonaparte contratti economici importanti. Il Primo Console francese aveva bisogno di legname, carbone, grano, orzo, latticini, tessuti, pellame, stivali per i suoi progetti militari. Questo materiale gli fu garantito dalle cooperative dei Nebrodi di Salamone, il quale, con altri soci, comprò due navi Schoonerr per raggiungere il porto di Marsiglia. Gli affari aumentarono di mese in mese quando Napoleone si mise in mente d’invadere la Gran Bretagna. Nella zona di Bologne-sur-Mer, difatti, furono allestiti diversi cantieri per la costruzione di una flottiglia da sbarco. Il Corso voleva meravigliare il mondo con un’impresa eccezionale.
Gli inglesi, però, non stavano a guardare, anzi con l’ammiraglio Nelson, preparavano un’azione per togliere i sogni di gloria al Francese.
Nel 1804 il Primo Console si proclamò Dittatore per cui ebbe mano libera per i suoi sogni. Intanto, Nelson, tentò un’incursione su Bologne-sur Mer, non provocando tanti danni, per cui i lavori dei francesi continuarono senza tregua.
Nello stesso tempo attuò un controllo continuo delle coste francesi. La Royal Navy, preoccupata per una possibile invasione, affidò all’ammiraglio la responsabilità di affrontare la flotta franco-spagnola in mare aperto. La battaglia avvenne il 21 ottobre 1805 al largo di Capo Trafalgar, vicino a Cadice, e Nelson, pur perdendo la vita, inflisse una sconfitta all’armata navale napoleonica.
Perduta la flotta, Napoleone continuò nella preparazione dello sbarco. Le maestranze realizzarono 250 corvette, 650 cannoniere, 750 navi da trasporto, grosse chiatte a remi. Tuttavia l’ordine d’attacco non venne dato, in quanto mancavano le informazioni sui venti e sui i blocchi inglesi, presenti lungo le coste dell’Inghilterra. Allora l’Imperatore si decise nel 1808 di soprassedere.
Il naviglio in parte fu recuperato e usato da Gioacchino Murat, nominato re di Napoli nel 1808, per invadere la Sicilia di Ferdinando III, protetto dalle navi inglesi. Il piano fu studiato, preparato e messo in atto da due generali Jacques Marie Cavignac (1773-1855) e da Paul Greniere (1768. 1827) con tre obiettivi: conquista di Scilla, sistemazione della flottiglia lungo la costa tirrenica calabrese, attaccare la Sicilia in tre punti, evitando di entrare a Messina.
Parteciparono allo sbarco ventiduemila soldati corsi e napoletani. L’ordine di attacco venne dato il 17 settembre con un vento di tramontana che rese difficile la navigazione. Molti battelli andarono a fondo e l’azione si trasformò in un disastro. I due generali ritentarono l’azione due giorni dopo, sbarcando a Capo Peloro e su altri centri vicino a Messina. Non trovarono, però, accoglienza tra la popolazione, anzi i miliziani siciliani li contrastarono con azioni di guerriglia. Costretti alla difensiva, corsi e napoletani resistettero fino al 10 ottobre. Dopodiché si arresero agli inglesi.
Intanto le navi degli imprenditori di Mistretta continuarono a portare merce a Napoli, Genova e Marsiglia e i guadagni furono eccellenti in quanto si vendeva a buon prezzo. Tutto cambiò dopo Waterloo, 18 giugno 1815. I prezzi crollarono per cui non conveniva andare in Francia. Allora, i responsabili del commercio, ossia i Salamone, scelsero altre mete tra cui New York. In quel mercato il formaggio amastratino (ossia di Mistretta) concorreva con il Parmigiano Reggiano e con il Gorgonzola milanese.
Dei guadagni fatti con Napoleone in città rimase memoria a lungo. Nel 1879, il consiglio comunale, dovendo costruire la vasca per i pesci nella villa Garibaldi, deliberò di darle la forma del cappello del Corso.
Perduto il commercio con la Francia, gli amastratini tennero a lungo i rapporti con i mercati degli Usa. Difatti le esportazioni di provole e di ricotte salate furono attive fino agli sessanta del XX secolo.
Francesco Cuva
[1][1] P. Salamone,La famiglia Salamone di Mistretta (1467-2025,Torrazza Piemonte, Torino 2025
[2] Ibidem p.395
[3] A. Fabre, Ricordi di Mistretta, ll Baretti Scolastico Letterario, n°22-23, Libreria scolastica,. Torino, 1875.
[4] Ministero Agricoltura, Industria e Commercio, tabelle, Roma, 1879, p.584.
[5] Bollettino di notizie agrarie, Editrice Ministero dell’Agricoltura, Economia e Commercio,Sezione formggi, Roma 1896.























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