Da un lato la cultura della mafia (gli omicidi, le estorsioni, il traffico di droga e il carcere), dall’altro la cultura della legalità (la scuola, la cultura, il lavoro, l’onestà). Adesso saranno loro, i figli dei mafiosi, i figli dei “malacarne”, a scegliere: o la strada senza uscita dei loro padri oppure la strada della libertà, della legalità e della speranza. Per se stessi e per i loro figli.

In mezzo un grande disegno di legge – ispirato all’esperienza maturata in Calabria dall’ex presidente del Tribunale di Reggio (oggi di Catania), Roberto Di Bella, “padre” del progetto, sostenuto da Libera e dalla Conferenza episcopale italiana – che è stato presentato in parlamento un paio di settimane fa e che è stato sposato sia dalla destra che dalla sinistra: il recupero dei ragazzi che si trovano in un contesto mafioso dal quale vorrebbero uscire e il loro inserimento nel mondo del lavoro e nella società civile.

Il tavolo dei relatori  che hanno partecipato all’incontro dibattito “Giovani a rischio, un’alternativa educativa alla detenzione”, organizzato al Club Progressista di Belpasso  (Catania) dal Lions Club Paternò Belpasso. Sopra: il presidente del Tribunale dei minorenni di Catania, Roberto Di Bella, autore del progetto “Liberi di scegliere” 

Se la norma verrà approvata, questi giovani saranno finalmente “liberi di scegliere”. Non solo una rottura dei codici mafiosi dei padri, ma l’adesione a un diritto sancito dallo Stato per uscir fuori dall’ambito inquinato della ‘ndrangheta, di Cosa nostra e della camorra.

A spiegare questa iniziativa senza precedenti, che negli ultimi anni ha consentito a circa 200 figli di ‘ndranghetisti di intraprendere modelli culturali ed economici alternativi, è lo stesso Di Bella, che oggi occupa a Catania la poltrona che fu del presidente Giambattista Scidà, distintosi per una battaglia straordinaria per salvare i minori dalla mafia, dalla droga e dalla devianza.

La manifestazione si è svolta al Club Progressista di Belpasso (Catania). L’occasione  l’incontro-dibattito “Giovani a rischio, un’alternativa educativa alla detenzione”, organizzato dal Lions Club Paternò Belpasso, al quale sono intervenute anche Barbara Nicolosi, avvocata, tutor e curatrice speciale del Tribunale per i minorenni di Catania, Elvira Salerno e Giovanna Sciuto, responsabili rispettivamente del settore dei Servizi sociali dei Comuni di Belpasso e di Paternò.

Una panoramica sul pubblico presente

Nelle stesse ore in cui il disegno di legge approdava nelle aule parlamentari, in questa cittadina in provincia di Catania è stata presentata un’idea che si ispira a quel ddl: “Un progetto concreto di recupero dei ragazzi a rischio che risiedono in questo territorio”. Ad illustrarla Nino Rapisarda, presidente del distretto Paternò Belpasso: “Si tratta – dice – dell’inserimento nel mondo del lavoro come alternativa alla detenzione di uno o più giovani appartenenti a famiglie mafiose”. Nel corso della serata, è stato presentato dallo stesso Rapisarda l’imprenditore che ha aderito all’iniziativa: Antonino Di Bella (omonimo del magistrato). “Un progetto che apre nuove prospettive”, dice lui stesso. “Un’idea che sarà gestita dal Tribunale per i minorenni di Catania”, gli fa eco Rapisarda.

“E’ la concretizzazione di tanti anni di lavoro – afferma il giudice – profusi da tanti servitori dello Stato che credono nella legalità e nella cultura come viatico per il cambiamento”. Tante le risposte, sempre efficaci e puntuali, del magistrato siciliano, alle sollecitazioni lanciate dall’autore di questo articolo (che ha condotto la serata), il quale, per le sue domande, ha preso spunto dal libro “Liberi di scegliere” (Rizzoli), scritto dallo stesso Di Bella, che racconta le mille esperienze vissute in prima linea in una città di frontiera come Reggio.

L’imprenditore Antonino Di Bella con il presidente del Lions Paternò Belpasso, Nino Rapisarda

“La Calabria – dice il presidente del Tribunale dei minori di Catania – è ancor oggi una regione molto arretrata. Eppure ha dato un segno tangibile a tutto il Paese di un possibile cambiamento. Sapeste quanti ragazzi (da giudice) ho dovuto processare e quanti figli di boss mi sono passati davanti per essere giudicati. Ho sempre provato un grande sentimento di tenerezza e di umanità per loro, consapevole del fatto che è il contesto a guastare i giovani. Loro non hanno colpa di essere nati in Calabria”.

Nessun riferimento alla politica, dalla quale il giudice – per ovvi motivi – si è tenuto lontano. Ma la domanda bisbigliata fra il numerosissimo pubblico presente era una sola: a rendere “guasto” il contesto sono soltanto i fattori storici o l’assenza della politica, che non riesce ad imprimere una svolta etica alla sua azione, a dare lavoro, a completare gli ospedali, le scuole, le strade, le strutture sportive e tanto altro (come è stato detto efficacemente dal vice governatore Antonio Bellia e dal past presidente dei governatori Salvo Giacona).

Un’altra panoramica del pubblico

“Ecco allora – aggiunge Di Bella – che bisogna rompere il legame fra i ragazzi a rischio e le loro famiglie”. Come? Dando delle alternative alla vita imposta negli angoli più bui delle regioni meridionali, portandoli fuori dal loro ambiente, facendo capire loro l’importanza dello studio, del lavoro onesto, di una famiglia sana e tenuta lontana dai principi omertosi dei nuclei originari”.

Tante le storie di vita raccontate da Di Bella in un’ora e mezza di intervista. Tanti gli spunti raccolti dall’avvocata Barbara Nicolosi, dal sindaco di Belpasso Carlo Caputo, dal presidente del Club Progressista Mimmo Bellia, e dalle assistenti sociali di Belpasso e di Paternò, Elvira Salerno e Giovanna Sciuto, oltre che dalla dirigente Antonella Rapisarda, che ha raccontato la sua esperienza all’interno della scuola.

Nel corso della serata sono stati proiettati alcuni minuti del film diretto da Giacomo Campiotti ed interpretato da Alessandro Preziosi, tratto dall’omonimo libro del magistrato ed andato in onda, qualche anno fa, su Rai1.

Luciano Mirone