L’ex sindaco di Catania ed ex ministro dell’Interno, Enzo Bianco, si schiera a favore della costruzione  del Ponte sullo Stretto di Messina e invita la segretaria nazionale del Pd (partito nel quale milita Bianco) Elly Schlein a fare altrettanto e ad uscir fuori dal “no ideologico” all’infrastruttura sposando le cause del “riformismo” del Pd, di cui l’ex primo cittadino etneo è uno dei rappresentanti più significativi.

In un’intervista al quotidiano La Sicilia di Catania (da sempre favorevole all’opera, almeno fino a quando è stato editore Mario Ciancio, grande amico dell’ex ministro), Bianco divide nettamente favorevoli e contrari rispettivamente in “riformisti” e “comunisti”. I primi, ovviamente, votati alla causa del futuro di questo Paese, i secondi presi dall’insopprimibile esigenza di riportarlo nel Medioevo.

Da un ex ministro (per giunta “riformista”) ci saremmo aspettati un’analisi più approfondita sui pro e sui contro dell’opera. Invece abbiamo letto una serie di affermazioni superficiali che francamente ci hanno lasciati un po’ basiti, specie quando Bianco afferma che il progetto di 25 anni fa “è ancora attualissimo”, malgrado il peggioramento dell’emergenza climatica registrato nell’ultimo quarto di secolo, tenendo conto che l’eventuale Ponte sarebbe al centro di turbolenze atmosferiche di notevoli entità.

Un’occasione ghiotta per il ministro per le Infrastrutture Matteo Salvini, che nel giro di qualche ora  ha rilanciato sui Social la solita contrapposizione destra-sinistra: “L’ex ministro ed ex sindaco di Catania Enzo Bianco, esponente di spicco dell’area progressista – ha scritto Salvini – dice sì al Ponte. A conferma che l’opera non è ‘di destra’ o ‘di sinistra’, ma è un’infrastruttura fondamentale per Sicilia, Calabria e tutto il Paese. Avanti con il Ponte degli Italiani!”.

Ma cosa dice Bianco in questa intervista? “Il Ponte sullo Stretto è un’opera utile, a condizione che si realizzi, come si sta in gran parte facendo, non dico l’alta velocità, ma la velocizzazione della linea da Salerno a Reggio Calabria e della tratta ferroviaria Раlermo-Catania-Messina. Questa, ci tengo a dirlo, è la mia posizione da decenni”.

“E sono orgoglioso – spiega l’ex sindaco di Catania – di aver fatto parte, da ministro, del governo Amato 2, che, fra la seconda metà del 2000 e l’inizio del 2001, assunse ufficialmente per la prima volta la decisione di fare il Ponte. Era un governo di centrosinistra e lo fece su iniziativa del compianto Nerio Nesi, ex partigiano e politico di tradizione socialista, che in quel governo era ministro del Pdci, ossia il Partito dei comunisti italiani”.

Domanda: “Sta dicendo che anche i post comunisti, un quarto di secolo fa, erano favorevoli al Ponte?”.

“Sto dicendo che un governo di centrosinistra fece una scelta precisa, dopo una valutazione attenta e rіgorosa. Nesi ci portò ben tre valutazioni, affidate a primarie società internazionali. Una, sulla fattibilità tecnica, certificò che il Ponte sarebbe rimasto in piedi anche dopo un evento come il terremoto di Messina del 1908. Un’altra, sull’impatto ambientale, stimò che durante il cantiere ci sarebbero stati più disagi che benefici, ma che subito dopo l’entrata in funzione del Ponte l’impatto sarebbe stato enormemente positivo, con la mobilità dolce al posto dei traghetti. E poi l’ultima valutazione, sulla redditività dell’investimento. L’opera sullo Stretto non si giustifica per l’ambiente o per la comodità dell’attraversamento in auto, che, tranne 4-5 giorni l’anno, col traghetto si fa un’ora, Il Ponte ha un senso con la velocizzazione del trasporto ferroviario: se tu puoi arrivare da Catania a Roma in quattro ore e mezza, senza essere costretto a pagare 300 euro per un biglietto aereo. E fu quello il senso della posizione del secondo governo Amato: sì al Ponte, a condizione che si velocizzino le ferrovie”.

Domanda: “Dopo un quarto di secolo quegli studi sono ancora attendibili?”.

“Lo sono ancora di più. Perché il Mеditerraneo è diventato un mare tropicale e sempre più inquinato, ma anche perché il trasporto ferroviario ha fatto passi da gigante anche in alcune realtà del Sud e infine perché con il nuovo scenario geopolitico internazionale è ancora più strategica un’opera che renderebbe i porti di Catania, Augusta e Siracusa le porte dell’Europa per i traffici prоvenienti da Oriente e Nord Africa”.

Domanda: “Glielo spieghi al suo partito: il Pd, che, tranne 4-5 giorni l’anno, dopo l’ampia apertura di Renzi, è chiaramente diventato No Ponte”.

“La posizione che assunse Renzi è la stessa che hanno anche oggi diverse personalità rimaste nel Pd. Per questo faccio un appello a Elly Schlein e a tutto il mio partito; si assuma una posizione non pregiudiziale, ma razionale e riformatrice com’è nella nostra tradizione. La stessa posizione che ebbero un governo di centrosinistra e un ministro che non era certo di destra. E che tanti nel Pd numerosi esponenti del cattolicesimo democratico, come lo stesso Delrio che condivido in pieno, delle tradizioni socialista, liberaldemocratica, repubblicana, ambientalista. Oggi, nel Pd, questo patrimonio di idee e di valori è stato fortemente contratto e limitato. Ha visto che succede alle Feste dell’Unità? Non ci invitano, non ci fanno esprimere le nostre idee”.

Nella foto: l’ex sindaco di Catania, Enzo Bianco, già ministro dell’Interno, oggi militante del Pd

Luciano Mirone