La Società agricola di Mistretta (Messina), grazie all’impegno di Vincenzo Mingari e Sebastiano Zampino, ospita per tutto il mese di settembre la mostra sullo scultore Pasquale Azzolina (1859-1934), che ha lasciato tanti segni tangibili della sua arte in diversi centri dei Nebrodi, compreso soprattutto il suo, dove spicca. Fra gli altri, un Ecce Homo apprezzato da cultori dell’arte e da cittadini comuni.
Come per tradizione, ogni anno, la seconda domenica di settembre, i responsabili della Società organizzano la processione in onore del SS. Ecce Homo. Accanto ai riti religiosi e a quelli folkloristici, quest’anno, hanno pensato bene di organizzare una bella mostra che ricorda lo scultore, autore del fercolo dell’Ecce Homo, protettore dei contadini. La mostra si articola su documenti originali, riguardanti disegni e immagini delle numerose opere dell’artista. Molto del materiale è stato fornito dal nipote Vittorio Lo Jacono.

Ecce Homo, opera di Pasquale Azzolina custodita a Mistretta (Messina). Sopra: lo scultore mistrettese (1859-1934), al quale è stata dedicata una mostra nella Società agricola del centro messinese, in corso di svolgimento per tutto il mese di settembre
Pasquale Azzolina nasce a Mistretta nel 1859, tre anni dopo un altro grande artista, Noè Marullo. Suo padre Michele è un ebanista di vaglia e partecipa alla vita politica della città; socio fondatore nel 1863 della Società operaia di mutuo soccorso, per diverse legislature siede nel consiglio comunale. Sostenitore dell’idea di progresso, vuole che il figlio consegua la licenza elementare. Dopodiché, lo introduce nella bottega familiare al fine di mantenere viva la tradizione degli antenati.
Pasquale acquisisce l’abilità a riconoscere le essenze legnose. Studia le venature di ogni legno e le proprietà per realizzare un manufatto. Nello stesso tempo usa scalpello e bulino e si diletta a produrre mobili e manufatti decorativi. Nei mesi estivi incontra Noè Marullo: tra i due s’instaura un rapporto di amicizia. Sia Pasquale sia Noè vedono in Giovan Battista Filippo Basile (1825-1891) un maestro da cui apprendere tecniche e nozioni di vita.
Tra l’altro l’architetto, incaricato della progettazione del cimitero, soggiorna a Mistretta dal 1871 al 1879. I due giovani artisti amastratini (come si chiamano gli abitanti di Mistretta) diventano di fatto allievi dell’architetto e ne accettano le tesi che sostengono la produzione artigianale come espressione artistica, pari a quella delle grandi arti.
Dopo la partenza del Basile, Pasquale e Noè seguono le loro inclinazioni: Marullo, dopo Palermo, studia a Roma, Azzolina s’impegna e sperimenta ciò che il suo estro gli suggerisce. Non gli manca la committenza da parte dei suoi paesani e delle confraternite di altri paesi.
La sua attività è continua e lascia un patrimonio di grande valore. Tra i suoi lavori, l’opera più originale è il fercolo dell’Ecce Homo per la chiesa di Santa Maria di Gesù. I committenti sono i soci della società agricola e le donne facenti parte del movimento terziario di san Francesco.
L’incarico gli viene dato nel 1913, ma l’artista medita a lungo come realizzarlo. Prepara parecchi disegni che non lo soddisfano, anche perché il fercolo deve accordarsi con la statua seicentesca, appartenente alla scuola di fra’ Umile da Petralia (1600-1639). Dopo un anno di studio, inizia a scolpire la vara, scegliendo il tiglio come materiale, perché compatto e facilmente lavorabile; il tiglio ha un colore bianco-giallo ed è ricco di sfumature rossastre.
L’artista assegna alla struttura una forma ottagonale, simbolo della perfezione umana, che si addice alla rappresentazione del pretorio. Gesù nel fercolo sembra solo, in realtà l’artista, con quattro immagini, poste due davanti e due di dietro, nei pilastri, anima la scena con risvolti umani e religiosi.
Davanti l’Addolorata e san Giovanti, straziati dal dolore, attendono il giudizio di Pilato. Dietro Pietro e Giuda con i loro dubbi, manifestano i loro drammi interiori. Pietro con la mano nel cuore mostra pentimento, Giuda appare profondamente disperato.
In alto, sui capitelli e sugli archi tante testine di angeli, rappresentano il trionfo della fede sul mondo. Perciò, il fercolo con la cupola a spicchi triangolari si trasforma in chiesa.
Il fercolo di Pasquale Azzolina, anche se stilizzato, racconta storie sacre e commoventi. Per la finitura pittorica, lo scultore usa la porporina, costituita da polvere metallica, fissata con vernice trasparente. L’effetto è brillante: colore oro, simbolo della divinità.
La fama di Azzolina si divulga giorno dopo giorno: le confraternite dei centri vicini e i cappuccini lo invitano a restaurare opere importanti in disuso. Per la Cattedrale di Nicosia pone mano al coro ligneo di Giovan Battista (1575-1623) e Stefano Li Volsi (1606-1657), salvandolo dai tarli.
Sempre per la Cattedrale realizza due cornici che custodiscono le reliquie dei Santi. Per la chiesa del Convento dei cappuccini realizza l’altare di San Felice. A guardare bene nella nicchia del Santo nicosiano, si riscontrano le mani degli artisti amastratini.

La statua di San Felice a Nicosia (Enna)
La statua di San Felice è portata a termine nel 1898 da Noè Marullo (1857-1925), mentre la custodia delle reliquie è stata creata dall’artigiano Giuseppe Cuva (1915-2005).
Pasquale Azzolina, abile nell’intaglio del legno, ha lasciato tante opere che si possono ammirare in luoghi pubblici di Mistretta: cornici nella Società operaia, mobili nella farmacia Di Dino-Fogliani. Altre sono custodite nelle dimore dei nipoti Domenico e Vittorio. Tra gli altri, degna di nota è la cornice per la Madonna del Santo Aiuto che rivela il genio di un uomo che è vissuto per l’arte.
A tramandare la memoria di questo scultore sono i nipoti: Vittorio Lo Jacono ha dato alle stampe, Pasquale Azzolina, scultore di Mistretta, e Domenico Lo Jacono ha scritto, Pasquale Azzolina scultore.
Vincenzo Mingari e Sebastiano Zampino in questi giorni lo propongono con una mostra articolata in diversi settori al grande pubblico dei Nebrodi.
Francesco Cuva























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