Nuova guerra a tutto campo tra il il ministro per le Infrastrutture  Matteo Salvini e le associazioni ambientaliste per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Al leader della Lega soddisfatto per l’iter burocratico che sta andando avanti, si contrappongono le associazioni ambientaliste che si oppongono decisamente al progetto. Lo scrive l’Ansa di stamane raccontando i retroscena di questi contrasti.

“Sono in ufficio, mi sono fatto un bel tour nelle Marche incontrando imprenditori balneari e sindaci – dice il ministro -, mi perdonerete ma ogni minuto mi è prezioso qua in ufficio, a proposito di promesse che non sono mai state realizzate: mercoledì mattina alle 12.30 ci sarà l’approvazione del progetto definitivo per l’avvio dei lavori del ponte sullo Stretto di Messina. Se ne parla dagli antichi romani, sono le ultime norme e ultime firme per queste quarantotto ore che segneranno una pagina di storia”.

Ma le associazioni ambientaliste, come detto, non ci stanno: “L’impatto ambientale del ponte sullo Stretto di Messina è certo – affermano -, documentato e, dopo anni di negazioni, ammesso dagli stessi proponenti l’opera”.

“Per superare questa impasse – proseguono – è stata avviata una procedura speciale che consentirebbe comunque la realizzazione del Ponte secondo condizioni precise fissate dalle norme comunitarie, condizioni che però non sono state rispettate”.

Per questo le associazioni Greenpeace, Legambiente, Lipu e Wwf hanno presentato ieri un nuovo reclamo all’Unione Europea ad integrazione di quello già inviato il 27 marzo di quest’anno, chiedendo l’apertura di una procedura di infrazione.

Oggetto del reclamo, si legge in una nota, “è il secondo parere della Commissione Via Vas (numero 72/2025) con cui si è chiusa la cosiddetta procedura di ‘livello III della VINCA’ (Valutazione d’Incidenza), cioè la procedura che si è dovuta obbligatoriamente attivare perché indicata dal primo parere della Commissione Via Vas (n. 19/2024), che pur rilasciando parere positivo di compatibilità ambientale dell’opera lo ha condizionato a ben 62 prescrizioni (ancora da ottemperare) tra cui, appunto, da questa procedura speciale aggiuntiva”.

“Se non ci fossero impatti ambientali, questa procedura non sarebbe mai stata avviata”, spiegano. “La Commissione Via Vas ha evidenziato gli impatti ambientali che il Ponte produrrebbe e, quindi, per poter procedere all’autorizzazione del progetto nonostante questo incida sui siti Natura 2000, ha prescritto la procedura di autorizzazione in deroga che però prevede tre condizioni ineludibili: l’assenza di alternative rispetto al progetto che produce impatti, la presenza di motivi imperativi di rilevante interesse pubblico che lo giustifichino, e interventi ambientali compensativi che bilancino gli impatti che provoca”.

Secondo Greenpeace, Legambiente, Lipu e Wwf, “tali condizioni non sussistono” e “il modo in cui si è tentato di dimostrare la sussistenza di questi requisiti è stato strumentale per eludere il parere che altrimenti si darebbe dovuto chiedere all’Unione Europea”.

“Il governo nei motivi imperativi di rilevante interesse pubblico – dicono le associazioni -, oltre a valutazioni economiche sul rapporto costi benefici dell’opera, ampliamente opinabili, ed oltre ad effetto economico atteso dal carattere miracolistico, ha sostenuto che il Ponte avrebbe un interesse strategico anche per motivi di sicurezza militare, sanitaria e di protezione civile e in presenza di tali motivazioni la procedura viene esentata dal parere comunitario”.

Le associazioni ritengono che “nessuno dei criteri obbligatori previsti dalla procedura comunitaria sia stato correttamente rispettato; pertanto, ritengono che l’Italia stia violando le disposizioni di cui alle direttive Habitat e Uccelli”. Da qui il nuovo reclamo.

Redazione