Suscita “gravi interrogativi” la proposta di riordino della rete ospedaliera siciliana, sia in merito alla “trasparenza dei criteri adottati”, sia in merito alla “legittimità” del piano elaborato dalla Regione Sicilia. E’ la posizione dell’Associazione dei consumatori Aiace di Bronte (Catania), che varie volte ha segnalato a questo giornale la situazione precaria che vive il locale ospedale, oggetto di un ridimensionamento senza precedenti da parte della Regione.
Basti citare la lettera che appena due giorni fa il sindaco Pino Firrarello ha inviato ai colleghi di Randazzo, Maniace, Maletto, Cesarò, San Teodoro, Santa Domenica Vittoria, Floresta, Castiglione di Sicilia, Mojo Alcantara e Roccella Valdemone (comuni che fanno parte del distretto dell’ospedale brontese), oltre che al presidente del “Comitato per la non chiusura dell’ospedale”, alle organizzazioni sindacali e alla stessa Aiace, per capire che nella città del pistacchio e dei paesi limitrofi (distanziati da parecchi chilometri dal nosocomio brontese) la situazione sanitaria rischia di diventare drammatica per la numerosa popolazione.

La lettera che il sindaco di Bronte (Catania) Pino Firrarello ha inviato ai colleghi dei dieci comuni che fanno parte dello stesso bacino ospedaliero. Sopra: l’ospedale di Bronte
“Le decisioni che impattano direttamente sulla salute dei cittadini non possono essere frutto di pura discrezionalità politica – scrive a L’Informazione il responsabile dell’associazione brontese Giuseppe Gullotta -, ma devono basarsi su dati oggettivi e verificabili, in stretta aderenza alla normativa nazionale e regionale”.
Gullotta parte dalla normativa di riferimento che riguarda la programmazione ospedaliera italiana: il decreto ministeriale 7o del 2015 (Decreto Balduzzi) e la delibera 119 emanata dalla Regione nello stesso anno. Due criteri che definiscono gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi per l’assistenza ospedaliera a livello nazionale. Il decreto impone un nuovo metodo di programmazione e di calcolo della dotazione dei posti letto.
Quindi Gullotta cita la successiva delibera che la Giunta regionale Siciliana (la 119 del 14 maggio 2015) ha approvato al fine di allinearsi agli standard previsti dal decreto Balduzzi.
Si tratta di una delibera che ha introdotto un “nuovo metodo di programmazione dell’assistenza ospedaliera” basato su criteri quali i bacini di utenza, il numero di accessi, la distanza dai DEA (Dipartimento di emergenza e accettazione) di riferimento, le soglie minime di volume di attività e gli esiti delle singole discipline.
Perché l’Associazione Aiace parla di “mancanza di Trasparenza e di assenza dei dati di performance”, oltre alla “violazione dei principi normativi”?
“A distanza di anni dall’ultima riorganizzazione del 2019 – spiega Gullotta – è stata presentata una nuova proposta di rete ospedaliera, ma pare che non sia stato reso pubblico alcun report sull’occupazione dei posti letto o sul numero di accessi ai pronto soccorso e ai reparti. Questa assenza di dati è inaccettabile e contraddice i principi di trasparenza e di gestione basata sulle performance previste dalla normativa. La legge del 2015 si fonda sulla ‘valutazione delle Unità Operative’, e il decreto dell’assessore alla Salute del 5 agosto 2015 ha esplicitamente correlato la dotazione organica alla ‘produttività della dotazione dei posti letto di ciascuna struttura”.
Dall’analisi di carattere generale, l’Associazioni dei consumatori passa poi a quella di carattere particolare: l’ospedale di Bronte, un caso emblematico che ha visto “tagli ingiustificati e servizi sotto pressione contrari agli standard”
“L’ospedale di Bronte – incalza Gullotta -, classificato come presidio di zona disagiata, è un esempio lampante di questa gestione opaca e potenzialmente illegittima”.
“Non si comprende – dice il rappresentante di Aiace – come l’Ospedale di Bronte possa subire un taglio netto di 30 posti letto senza che sia stato reso disponibile alcun report sull’occupazione e le performance dei posti letto assegnati nella precedente rete ospedaliera. Questo è il primo e fondamentale presupposto: prima di parlare di un nuovo riordino ospedaliero, è indispensabile condurre una disamina approfondita di quanto fatto fino ad oggi, basandosi su dati oggettivi e verificabili”.
REPARTO DI MEDICINA. Il Decreto Balduzzi – si legge nella nota – non specifica per gli ospedali di zona disagiata il numero di abitanti per avere i posti letto nel reparto di medicina, ma parla genericamente di 20 posti letto. Nella precedente rete ospedaliera, Bronte ne aveva 10 ordinari e 2 in Day Hospital, per un totale di 12 posti letto, 8 in meno rispetto alla previsione. La nuova proposta prevede un’ulteriore riduzione a soli 8 posti letto in degenza ordinaria. Assurdo! Nonostante le esperienze quotidiane dei cittadini, che testimoniano (per mancanza di posti letto nel reparto di medicina) di rimanere per giorni al Pronto soccorso in attesa di essere ricoverati, con un Pronto soccorso costantemente ingolfato, non ci vengono forniti gli indici di occupazione dei posti letto che giustifichino questi tagli. Con quale criterio si diminuiscono i posti letto che, al contrario, dovrebbero essere aumentati, in violazione dei principi di efficienza e appropriatezza previsti dalla normativa?”.
PRONTO SOCCORSO. “I principi generali stabiliti dal D.M. 70/2015 – si legge nel comunicato -prevedono che un Pronto soccorso di base debba servire un bacino minimo di 80 mila abitanti e registrare almeno 20 mila accessi l’anno. Il comprensorio di Bronte, pur essendo montano, conta circa 50 mila abitanti e il suo Pronto soccorso registra circa 15 mila accessi l’anno. Facendo una semplice proporzione matematica, se il comprensorio fosse di 80 mila abitanti, gli accessi sarebbero circa 24 mila l’anno, un numero impressionante che supera gli standard minimi di un presidio di base. Questo dimostra che il Pronto soccorso di Bronte non può essere considerato un semplice Pronto soccorso di zona disagiata, ma un presidio con un’attività proporzionalmente superiore, che merita un riconoscimento adeguato nella rete”.
“La Rete ospedaliera – afferma il responsabile dell’Associazione consumatori di Bronte – deve essere dinamica e basata sui dati, non sulla politica”. Invece, seguita Gullotta, “la sensazione è che la riorganizzazione attuale sia dettata dalla politica, senza alcun presupposto oggettivo, trasformandosi in un atto di pura discrezionalità. Questo è inaccettabile, perché la legge disciplina chiaramente come si redige un piano di riordino ospedaliero”.
Ecco perché l’Associazione brontese chiede “immediata trasparenza e revisione nel rispetto della Legge, e che vengano resi pubblici gli indici di occupazione dei posti letto e i dati sugli accessi al Pronto soccorso degli ultimi anni all’ospedale di Bronte”.
“Al momento – prosegue Gullotta – i tagli appaiono arbitrari e dannosi per la salute dei cittadini, e sembrano ignorare i criteri stabiliti dalla legge. È tempo che la politica ascolti le esigenze del territorio e si basi su dati concreti per garantire un diritto fondamentale come quello alla salute, nel pieno rispetto della normativa vigente”.
Redazione























ORGANIZZIAMICI, ARMIAMOCI E FACCIAMO UNA CARNEFICINA A QUESTI BASTARDI POLITICI , COME HANNO FATTO I NOSTRI AVI NELLA RIVOLUZIONE BRONTESE DEL 1860 . DA MOLTI ANNI PER RIPICCA POLITICA VOGLIONO DISTRUGGERE IL NOSTRO OSPEDALE E UCCIDERCI TUTTI . COME SI DICE PELLE PER PELLE MEGLIO LA LORO CHE NOSTRA .
Buongiorno , ritengo che la lotta a mantenere e migliorare la qualità dell’ospedale di Bronte sia anche una intelligente scelta politica che riguarda tutto il complesso territorio che altrimenti verrebbe privato di un presidio che da sicurezza alla popolazione e che rappresenta un motivo importante per non abbandonare le proprie case e le proprie terre rendendo queste zone periferiche meno deserte e meno disagiate. La fuga verso le grandi città al contrario va ad ingolfare ancora di più i servizi e le strutture ricettive creando problemi anche lì. Quindi la scelta politica di rendere meno disagiate le zone interne è sicuramente migliore ,porterebbe benessere e stabilità sia alle città grandi che alle zone già disagiate così e che invece potrebbero avere uno sviluppo e contrastare il sovraffollamento nelle città. Spero che questo aspetto faccia riflettere la politica e guardi con interesse e onestà intellettuale la questione complessiva delle decisioni politiche. Grazie.