Spettatori circa tre. Tranquilli, non è la famosa canzone degli Squallor, ma una storia fra il surreale e il  tragico, che per tre volte su sei abbiamo vissuto partecipando agli incontri indetti dall’Amministrazione comunale di Belpasso (Catania) con i cittadini. sul futuro della città attraverso il Piano urbanistico generale (Pug), reclamizzato con bei manifesti colorati e affissi ad ogni angolo di città.

Tre paroline magiche (Piano-Urbanistico-Generale) che tanto mettono in imbarazzo il sindaco Carlo Caputo, il quale, da un lato è costretto ad inseguire quella parte di Società civile che lo incalza sull’abusivismo edilizio, sulla cementificazione selvaggia, sul disagio giovanile, sulla desertificazione e il degrado del centro storico, sul verde pubblico, sulla mancata valorizzazione delle straordinarie potenzialità attestate qualche anno fa dall’Unesco che ha definito l’Etna (di cui Belpasso è parte integrante) Patrimonio mondiale dell’Umanità, ma dall’altro è costretto a non scontentare i “soliti noti” che col cemento selvaggio hanno fatto le loro fortune sia personali che politiche (evitiamo nomi per il rischio di qualche querela, ma chi è di Belpasso capisce bene chi sono).

Specie se si pensa che il primo cittadino – secondo rumors sempre più insistenti – ha cominciato la campagna elettorale per le prossime regionali, quindi è costretto a promettere cemento ai cementificatori e verde agli ambientalisti, categorie che si escludono a vicenda, ma siccome non bisogna rompere gli equilibri, meglio disattendere gli inviti che lui stesso ha diffuso.

Sei incontri a tema (con un numero di spettatori oscillante fra i tre, i cinque, i sette e i tredici, oltre ovviamente a qualche addetto ai lavori) in cui il sindaco ha brillato per la sua assenza, perfino alla tanto sbandierata conferenza stampa di inaugurazione.

Gli abitanti hanno fiutato il gioco e naturalmente hanno cortesemente snobbato gli appuntamenti, in verità più per “legittima difesa” nei confronti di chi vuole offendere la loro intelligenza, che per disinteresse verso una tematica che, quando è stata posta seriamente dalla Società civile, è riuscita a calamitare l’attenzione di un sacco di gente. E questo, qualcosa, deve pur significare.

Quindi se è vero che gran parte dell’opinione pubblica non è capace di indignarsi neanche di fronte agli scandali più evidenti (un esempio recente? Il milione e 400 mila Euro speso per dissestare la via Roma con avvallamenti, basole sconnesse, sospensioni delle macchine messe a dura prova; non osiamo pensare cosa succederà quando passerà il fercolo di santa Lucia), è anche vero che la stessa opinione pubblica vuole che si rispetti il sacrosanto diritto a non essere presa in giro.

E quegli sparutissimi “eroi” che stoicamente si sono immolati per una causa che si preannunciava fallimentare fin dall’inizio, malgrado il caldo (la prima riunione è stata fissata alle 15,30, dalla seconda in poi alle 17,30, ma gli spettatori, invece di aumentare, sono diminuiti), malgrado le ore sottratte al lavoro e alla famiglia, vanno elogiati per abnegazione e spirito di sacrificio.

Questo giornale per sei settimane ha preferito non parlare del Pug per non condizionare il dibattito (e di cose da dire ce ne sarebbero state tante), per non creare polemiche, per evitare l’accusa di volere influenzare i lavori, con l’intendimento di fare un bilancio solo alla fine. Ed ora eccoci qui.

Il dato oggettivo di questi “forum” è l’evidente mancanza di interlocutori politici e tecnici con cui discutere, quindi una sostanziale distanza fra cittadini ed istituzioni sull’argomento più importante per un’Amministrazione comunale: la pianificazione della città e del suo territorio.

La causa, beninteso, non è stata partorita dal destino, ma da un sindaco che evidentemente non è interessato allo sviluppo economico, al futuro dei giovani, al centro storico, al verde e all’emergenza climatica.

Lo ha dimostrato dal primo giorno del suo insediamento (2013), quando, con banalissimi pretesti, revocò un grande urbanista come Leonardo Urbani e per redigere lo strumento urbanistico nominò manu militari un inadeguato Ufficio tecnico che a stento riusciva (e riesce) a gestire l’ordinaria amministrazione.

Lo dimostra oggi disertando la “partecipazione” con la gente, tra l’altro prevista dalla legge. Non è la prima volta che Caputo compie azioni di questo genere. Lo scorso anno – fresco di nuova elezione – si accorse che lo strumento di pianificazione era scaduto “solo” da una ventina d’anni. E in sordina invitò i cittadini e le associazioni a presentare delle proposte (anche in questo caso come impone la norma).

L’invito fu accolto, ma non da molti, come era logico prevedere (se la gente viene informata quasi in silenzio è logico che non partecipa), ma comunque fu accolto. Un pacchetto di proposte – ci scusino i non menzionati, ma purtroppo si tratta di atti “secretati” (non stiamo scherzando), nel senso che non sono mai stati resi pubblici, quindi potremmo tralasciare qualcuno – furono avanzate da Salvatore Zammataro, Gianni Russo, Vito Sapienza, Antonino Recupero, l’associazione Sciaraviva, il Movimento 5 Stelle e il giornale L’Informazione.

Eppure la legge contempla che entro tre mesi dalle proposte, l’Amministrazione comunale è chiamata ad indire il processo di partecipazione attraverso i “forum”. Per un anno silenzio assoluto. Non perché nel frattempo il sindaco fosse stato impegnato a fronteggiare chissà quale calamità. No.

C’era da sostituire il terzo assessore all’Urbanistica. C’era da riassegnare il Pug all’Ufficio tecnico comunale, malgrado la dichiarazione ufficiale di “inadeguatezza” da parte del massimo responsabile del settore. C’era da stanziare 160 mila Euro per non meglio precisati docenti dell’Università di Catania per “ricerche sul territorio finalizzate alla stesura del Pug”. C’era da portare in consiglio comunale progetti per “insediamenti commerciali e residenziali” nello stesso luogo (la trafficatissima via Fiume) dove Caputo nel 2013 aveva promesso un parco. C’era da non affrontare la piaga dell’abusivismo edilizio, che secondo uno studio della Regione Sicilia vede Belpasso al primo posto nell’Isola. Insomma, sotto l’acqua stagnante della palude c’era molta terra che gorgogliava.

Nel frattempo una parte della Società civile (compreso questo giornale), capito dove si voleva andare a parare, si mobilitava e scongiurava in extremis l’ulteriore cementificazione di via Fiume (non sappiamo per quanto tempo ancora), denunciava questi strani giochi all’opinione pubblica, organizzava un dibattito al quale partecipava tanta gente.

Compreso il sindaco. Quaranta minuti di intervento pieno di frasi sconnesse (“Un parco crea schiamazzi”, “Ho telefonato alle associazioni per non farle partecipare a questo incontro” e tante altre innumerevoli “perle” per le quali un articolo non basta), ripreso dalle “sue” telecamere e mandato in onda a “reti unificate” sui Social per far credere l’incredibile. Una via di mezzo fra un film su Cetto Laqualunque e un romanzo di Victor Hugo.

A quel punto, per evitare di dovere inseguire gli altri su una tematica delicata come questa su cui in campagna elettorale si potrebbe finire col balbettare, era necessario un atto politico. Cosa meglio del “forum” sul Pug? Ma senza le proposte presentate un anno prima dai cittadini. Senza un grande urbanista che potesse mettere ordine ad una materia così complessa. Senza addirittura il padrone di casa.

Nel corso di questi sei incontri i cittadini hanno comunque espresso le loro idee: si è parlato delle tantissime cave di pietra disseminate in tutto il territorio, dell’abusivismo edilizio, della desertificazione del centro storico, del verde, del turismo e di tanto altro. Non sono stati interventi omogenei come quelli presentati per iscritto un anno fa. Si è parlato fra quattro amici desiderosi di trascorrere qualche ora a settimana immersi nell’afa e nel sudore.

Nel corso di queste riunioni è emerso che ci sarebbe l’intenzione di revocare i 160 mila Euro per l’Università di Catania. Se è vero è l’ennesimo pasticcio di questa vicenda davvero surreale.

Luciano Mirone