“Non stupisce più di tanto la difesa d’ufficio del Presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno (sotto inchiesta per corruzione, ndr.) da parte degli esponenti di Fratelli d’Italia di Paternò (Catania). Sorprende, questo si, la loro doppia morale. Giustizialisti quando le inchieste riguardano i loro avversari (vedasi le loro posizioni pubbliche sul sindaco Nino Naso, centrodestra anche lui, ma di un altro partito, accusato di voto di scambio, ndr.), garantisti quando riguardano loro”.

E’ la posizione del Circolo del Pd di Paternò, che denuncia la “doppia morale” utilizzata dal gruppo di Fratelli d’Italia della cittadina catanese all’indomani dell’articolo durissimo del Fatto quotidiano sul potere capillare che questo partito ha assunto sull’interno hinterland.

“Si grida allo scandalo per l’impatto mediatico avuto dalla vicenda – scrive il Pd -, e si sostiene che le condanne devono essere emesse dai tribunali che amministrano giustizia, e non dal tribunale del popolo”.

“Sgombriamo subito il campo da qualsiasi equivoco – chiarisce il Partito democratico -: noi siamo garantisti e confidiamo nello stato di diritto. Nessuna sentenza né in un senso né in un altro uscirà dai nostri pulpiti”.

“Tuttavia – seguita il partito di Elly Schlein – il quadro che emerge dai contorni di questa inchiesta e che viene sviscerato nelle intercettazioni, merita un’analisi attenta e può portare, quantomeno, ad un giudizio politico ed etico”.

“Siamo di fronte – denuncia il Pd – ad un utilizzo scellerato delle risorse pubbliche, ad una fitta rete di clientele, ad un familismo, non solo amorale, ma anche piuttosto mediocre. Si utilizza la cosa pubblica come fosse una cosa privata. Si esercita il potere come in una Satrapia, lo si ostenta con protervia. L’ostentazione di tale potere promana dal ‘centro’ e si estende anche alla ‘periferia’, fino a raggiungere la ‘familia’.

“Ora – seguita lo scritto -, la prima osservazione che viene da fare è che ci troviamo davanti ad un utilizzo di risorse pubbliche assolutamente discrezionale. Questo, lo sappiamo, non costituisce di per sé reato penale. Ma è proprio su questa ingente disponibilità di denaro, e sulla discrezionalità con la quale la si utilizza, che bisognerebbe intervenire per legge”.

“È nell’assoluta assenza di regole – si legge nel documento -, nell’arbitrarietà , che si annida la corruzione e si concentra il potere clientelare, finalizzato solo alla costruzione del consenso. Esiste, in buona sostanza, non solo un problema di legalità, ma più in generale un’assenza di democrazia. Che, poi, è il male peggiore che consuma la nostra isola”.

“Se ci sposta dai finanziamenti concessi a pioggia agli incarichi dati attraverso la fondazione Federico II – è scritto ancora – la fotografia non è meno desolante. I Paternesi ne sanno qualcosa. Nomine a iosa, per le quali non è richiesta alcuna competenza, se non la fedeltà assoluta al capo. E così avviene anche per alcune nomine fatte a Bruxelles”.

“Paternò – conclude il Circolo del Pd – in questo caso, è proprio un centro di potere, una provincia del basso Impero. Mentre si infittisce la rete di relazioni, la città muore. È su queste questioni che il Presidente dell’Ars ed il suo partito dovrebbero rispondere. Perché, per quanto ci riguarda, il futuro della Sicilia e della nostra città dipende dalla risposta che si dà a queste domande, che sono domande di libertà e di democrazia, non un’indagine giudiziaria”.

Nella foto: il castello normanno di Paternò (Catania)

Redazione