Dopo un anno trascorso con “un nulla di fatto”, dopo dodici anni trascorsi con un altro “nulla di fatto”, dopo ventidue trascorsi con un altrettanto “nulla di fatto” (più avanti spiegheremo a cosa ci riferiamo), e dopo un mare di annunci e di promesse, c’è voluta la mobilitazione della Società civile più illuminata di Belpasso (Catania), attraverso presenze in Consiglio comunale, incontri e dibattiti sul Piano urbanistico generale (Pug) affinché finalmente il sindaco Carlo Caputo si ricordasse che esistono i cittadini, le associazioni, gli ordini professionali e una legge regionale che impone ad un’Amministrazione comunale il “confronto” per programmare il futuro della città attraverso la stesura del Piano urbanistico generale (Pug), e informasse tutti che il prossimo 10 giugno partirà il “Forum di pianificazione” per avviare il tanto auspicato “dibattito”. Quindi consentiteci, attraverso questo articolo, di considerare una vittoria della Società civile questa decisione del sindaco.

Il calendario del “confronto” fra cittadini e Amministrazione comunale di Belpasso (Catania), secondo i criteri stabiliti da quest’ultima. Sopra: il sindaco della città etnea, Carlo Caputo 

E pensare che la legge non consente ad un sindaco di superare 90 giorni fra la data intercorsa tra il deposito delle proposte di Pug pervenute per iscritto al Comune e l’avviamento del “forum”. Le proposte sono arrivate nel giugno dello scorso anno, ma sono state fatte passare sotto silenzio.

Al che uno pensa che al sindaco questo argomento non interessi. Macché! Gli interessa, e pure molto! In questi trecentosessantacinque giorni, Caputo non se n’è stato con le mani in mano, anzi si è dato parecchio da fare per bypassare la legge (e dunque i cittadini) e “pilotare” il futuro della sua città secondo certi schemi vecchi e decrepiti che che lo hanno portato ad impattare con la realtà.

E cosa ha fatto? Ha riprodotto, in silenzio, il modello fallimentare di affidare per l’ennesima volta la stesura del Pug (fino alla nuova legge regionale del 2020 denominato Prg, cioè Piano regolatore generale) all’Ufficio tecnico comunale (Utc), malgrado un’evidente “inadeguatezza” del settore causata da una carenza quantitativa di personale e di mezzi (circostanza ammessa pubblicamente dagli stessi funzionari – a proposito: nel frattempo si sono registrate defezioni all’interno dello stesso Ufficio di Piano – e addirittura dall’assessore all’Urbanistica  Simone Apa, che su questo si vocifera sia entrato in contrasto con lo stesso Caputo), e ha stanziato 160 mila Euro perché l’Università di Catania “affiancasse” l’Utc (cioè un organo “inadeguato”) per una serie di “ricerche” da effettuare sul territorio.

Perché Caputo non ha ancora chiarito come l’Ufficio tecnico comunale dovrà redigere un atto complesso come il Pug, se perfino i funzionari e un suo assessore ne certificano apertamente l’inadeguatezza? Perché ha affidato soldi e mansioni all’Università se prima non ha chiarito con i cittadini l’argomento di cui sopra? Perché continua a ripetere che “il confronto e la partecipazione dei cittadini è fondamentale” (e nel suo post sui Social lo scrive pure in neretto in modo da evidenziare il suo grande anelito di democrazia e di pluralismo) e poi fa di tutto per mortificare la legge e la partecipazione dei cittadini? Perché in Commissione urbanistica i suoi consiglieri parlano di demolizione e di ricostruzione in centro storico (come se gli ultimi cinque decenni non fossero stati riservati allo scempio del centro storico) senza aspettare la redazione dello strumento urbanistico? Perché nel 2013 ha promesso un parco in via Fiume – prendendo l’impegno di inserirlo nel nuovo strumento urbanistico – e adesso si rimangia la parola portando in Consiglio comunale il progetto di un insediamento commerciale e residenziale da realizzare nella stessa area? Perché ha promesso anche il Parco delle Torrette, senza dire che su quella superficie gravava un piano di lottizzazione? Perché nel 2013 – appena eletto – ha rimosso uno dei più illustri urbanisti d’Europa, il prof. Leonardo Urbani, come estensore del Piano regolatore e al suo posto ha nominato l’Ufficio tecnico? Perché oggi dice che il Piano urbanistico generale non serve a niente? Perché afferma che l’abusivismo edilizio delle frazioni (secondo la Regione, Belpasso è il Comune della Sicilia a più alto tasso di abusivismo) non si combatte attraverso il Pug, quando anche le pietre sanno che è necessario il confronto con un urbanista esperto per avere una visione completa dell’assetto territoriale al fine di potere intervenire anche su questo fenomeno? Perché agisce in silenzio? Perché glissa quando proponiamo un urbanista di alto profilo da scegliere tramite bando pubblico? Perché racconta un sacco di balle sui retroscena che lo hanno indotto a revocare Urbani e adesso sente l’esigenza di mandare in diretta streaming solo il suo intervento e non gli altri che lo hanno contraddetto nel corso dell’ultimo dibattito organizzato da L’Informazione, da Legambiente Circolo Etneo, dall’associazione Antimafia e Legalità, dall’Associazione contrada Gattaino e dall’Associazione Centro artistico “Risvegli”? Perché sente l’altra impellente esigenza di telefonare ai presidenti di alcuni sodalizi della città per indurli a ritirare la loro adesione da quel dibattito? Perché – da ex presidente del Parco dell’Etna – continua a dire che “un parco crea schiamazzi”, quando è risaputo che una struttura verde – se gestita bene – porta quiete?

A troppi “perché” il sindaco di Belpasso dovrebbe rispondere. Ma non lo fa. E ora, a un anno dalla promessa del forum, a dodici anni dalla revoca di Urbani, a ventidue anni dalla scadenza dello strumento urbanistico, mette i cittadini di fronte al fatto compiuto dopo aver designato un Ufficio di piano e aver stanziato 160 mila Euro per l’Università di Catania. Della serie (per dirla con Alberto Sordi): “Io son io e voi nun contate un c…”, oppure “o vi mangiate questa minestra o vi buttate dalla finestra”.

Luciano Mirone