Saltano i fondi del Pnrr per la veloce ferroviaria Palermo-Catania, oggi scarsamente servita (cinque ore per un viaggio di 200 chilometri) e un futuro incerto per la scure abbattutasi sui soldi destinati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza ad una struttura essenziale per il futuro dell’Isola. L’opposizione Pd-M5S all’Assemblea regionale siciliana non fa sconti al governo nazionale e regionale, e parla di scelta scriteriata, a fronte di circa 15 miliardi di Euro stanziati per il Ponte sullo Stretto. Ma vediamo cosa affermano i due partiti d’opposizione.
IL MOVIMENTO 5 STELLE. “Se volete prendere un treno che vi porti da Palermo a Catania dimenticatevelo. La scure del Ministro Foti sul Pnrr si abbatte, ancora una volta, sulle già scarse e precarie infrastrutture siciliane”. E’ quanto afferma in una nota la senatrice M5s in commissione Bilancio Ketty Damante.
“Così – aggiunge -, mentre si favoleggia di un mirabolante Ponte sullo Stretto, caro solo a Salvini, l’isola vede tagliarsi 37 chilometri di ferrovie ad alta velocità perché i geni dell’economia che sono al governo dicono che i fondi non potranno essere spesi alla scadenza del Piano a giugno 2026, quindi tanto vale tagliare”.
“I fondi del Pnrr – prosegue – saranno così destinati altrove e quelli per la tratta Palermo-Catania forse dovranno essere presi da fondi già destinati ad altri progetti. Questa è l’idea di Italia che hanno i nostri governanti: un Sud sempre sacrificabile sull’altare dei desideri di questo o quel ministro, con buona pace dei cittadini che chiedono solo di vivere in un Paese civile e moderno”.
IL PARTITO DEMOCRATICO. “Il collegamento veloce Palermo Catania non è tale neanche sulla carta. E ora slitta anche la data di consegna, originariamente prevista per giugno 2026, dopo che il governo Meloni ha deciso ieri di spostare le risorse del PNRR su altre tratte ferroviarie”. Questa la denucia di Anthony Barbagallo, segretario del Pd siciliano e deputato nazionale.
“In tutto questo – afferma Barbagallo – emerge la grave responsabilità del presidente della Regione Renato Schifani che tace, colpevolmente, mentre i fondi Pnrr della Sicilia vengono dirottati su altre regioni che si sono dimostrate pronte, efficienti e abili nella programmazione”.
“Schifani – prosegue il segretario regionale Pd – anziché convocare tardivamente i direttori generali accusati di essere responsabili dei ritardi nella spesa, dovrebbe ammettere innanzitutto le sue responsabilità visto che la rimodulazione proposta ieri dalla Cabina di regia nazionale in consiglio dei ministri fa seguito alle proposte pervenute dalle Regioni”.
“I vertici della burocrazia regionale – dichiara Barbagallo – sono stati scelti e piazzati in virtù di spartizioni partitiche e di gestione clientelare del potere. Dopo il clamoroso scandalo dei referti istologici a Trapani, per esempio, stiamo ancora aspettando che Schifani rimuova il capo della Pianificazione strategica, vero assessore ombra alla Salute”.
“Risulta quanto meno paradossale che – aggiunge – oggi Schifani si svegli dal torpore e scagli i propri strali contro i dirigenti da lui stesso nominati. E però il presidente della Regione è stato fin troppo reattivo nel pretendere e ottenere di gonfiare a dismisura l’organico dell’ufficio Cerimoniale di palazzo d’Orleans, passato da 24 a oltre 100 dipendenti. Questo dimostra che – conclude – oltre le pompose cerimonie c’è il nulla sotto vuoto spinto”.
Nella foto: un tratto della nuova tratta ferroviaria a doppio binario Palermo-Catania, secondo la simulazione progettuale
Redazione























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