Come saranno la chiesa e il mondo senza Papa Bergoglio? Ci sarà continuità fra la politica di Francesco e quella del suo successore? Il nuovo ordine mondiale formato da Usa, Russia, Cina e Israele condizionerà l’elezione e la missione del nuovo Pontefice?
Troppo presto per dirlo, ma per fare un’analisi del dopo Bergoglio, è bene partire dalla terza domanda. La nostra risposta è sì: il nuova ordine politico ed economico che domina il pianeta farà di tutto per avere un Papa docile, che non porrà ostacoli su Gaza, sull’Ucraina, sui migranti, sul clima, sui poveri, su tutte le storture che stanno portando l’umanità ad una deriva di proporzioni imprevedibili.
E anche se il nuovo Papa non avrà potere di voto o di veto sulle decisioni dei potenti, questi ultimi faranno di tutto per annullare la sua deterrenza imperniata sulla parola, sul Vangelo e sulla “coscientizzazione” dei popoli.
Bisognerà vedere quale capacità avrà la chiesa nel restare autonoma dalle ingerenze della politica, non dimenticando il “fuoco amico”, espresso attraverso i Social, che Papa Francesco ha dovuto subire nei suoi anni di pontificato, soprattutto da parte del clero americano, il più conservatore e il più retrivo ai cambiamenti. Adesso l’interlocutore principale sarà Donald Trump, che andrà ai funerali di Bergoglio, pur non amandolo particolarmente: troppo diversi i due, uno propugnatore del business l’altro dell’anima, uno del denaro l’altro di Dio, uno dei ricchi l’altro degli ultimi, uno delle armi l’altro dell’amore. Posizioni inconciliabili, con un Bergoglio straordinario propugnatore del dialogo anche col presidente degli Usa.
Una cosa è certa, a prescindere dal futuro della chiesa, Papa Francesco ci mancherà. Mancherà la sua parola sul clima, sul creato, sui gay, sugli ultimi, sui migranti, sulla povertà, la sua denuncia su quell’”ignobile” genocidio e deportazione che si sta consumando a Gaza e la grave piaga della pedofilia all’interno della chiesa, il suo sorriso con il quale seppelliva l’accusa di essere comunista, lui che praticava il Vangelo sempre, mancheranno i suoi racconti sulle favelas di Buenos Aires, dove, da giovane sacerdote, si recava per stare vicino ai diseredati, le sue visite ai carcerati che sottoponeva con umiltà alla lavanda dei piedi.
Bergoglio – per parlare dei Papi che si sono succeduti dall’inizio degli anni Sessanta ad oggi, quelli di cui chi scrive ha contezza – sintetizzava la bontà e l’umanità di Giovanni XXIII, la cultura di Paolo VI e di Ratzinger, la moralizzazione di Luciani, le missioni planetarie di Wojtyla, ma con quel quid in più quando parlava della “Chiesa povera e dei poveri”.
Si è detto che non era un riformista, ma un rivoluzionario, anche perché riformare la chiesa – con quelle grosse incrostazioni da rimuovere al suo interno – è praticamente impossibile. A cominciare dalla verità sulla sparizione di Emanuela Orlandi (la quindicenne cittadina vaticana scomparsa in circostanze misteriose all’inizio degli anni Ottanta, probabilmente a causa del rapporto perverso fra la Banca del Vaticano, lo Ior, capeggiata da monsignor Marcinkus, e la Banda della Magliana, la mafia siciliana e Michele Sindona) sulla quale non si è mai fatta luce.
Bergoglio probabilmente sapeva: da Lui ci saremmo aspettati qualche parola in più. Invece a capo della magistratura vaticana è arrivato quel Giuseppe Pignatone, ex procuratore di Palermo e di Roma, eccezionale nel colpire l’ala militare della mafia (vedi la cattura di Bernardo Provenzano), ineffabile quando l’indagine doveva fare il salto di qualità sui potenti. Basta vedere – per esempio – l’incredibile indagine sulla morte dell’urologo di Barcellona Pozzo di Gotto Attilio Manca, fotocopia di quella su Emanuela Orlandi.
Se Bergoglio non è intervenuto (conoscendo la sua integrità morale), evidentemente la vicenda di Emanuela presenta contorni talmente inquietanti da rendere tutto inenarrabile: le conseguenze per la chiesa sarebbero state rovinose sia sul piano dell’immagine che della tenuta, specie in un momento di crisi religiosa come questo.
Se per la pedofilia, Francesco è intervenuto con forza e per Emanuela no, un motivo doveva pur esserci: la salvezza della chiesa. Missione quasi impossibile.
Ma è bene che i cardinali chiamati ad eleggere il nuovo Pontefice tengano in considerazione che in ballo c’è una missione “quasi” impossibile. Wojtyla è riuscito a dare un contributo determinante per sconfiggere uno dei mali peggiori del secolo scorso: il comunismo sovietico. Adesso bisognerà sconfiggere quello di questo secolo: il capitalismo selvaggio. che sta portando alla rovina l’umanità.
Missione molto più difficile da compiere. Gli uomini ci sono. Vediamo se ci sarà la volontà e la Luce che indicherà il cammino.
Nella foto: Papa Francesco
Luciano Mirone























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