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	<title>L&#039;Informazione</title>
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	<description>Periodico di attualità, varietà, sport e costume - Direttore Luciano Mirone</description>
	<lastBuildDate>Sat, 19 May 2012 19:07:21 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Un attentato da &#8220;paura&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 19:07:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Mirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Pensiamo al nome della scuola (“Morvillo-Falcone”), pensiamo al ventennale della Strage di Capaci, pensiamo a come nel nostro Paese stia cambiando il vento della politica (anche nel ’92, quando fecero saltare in aria Falcone e Borsellino stava cambiando il vento della politica), pensiamo che adesso ci sono le elezioni, pensiamo che è stata colpita una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pensiamo al nome della scuola (“Morvillo-Falcone”), pensiamo al ventennale della Strage di Capaci, pensiamo a come nel nostro Paese stia cambiando il vento della politica (anche nel ’92, quando fecero saltare in aria Falcone e Borsellino stava cambiando il vento della politica), pensiamo che adesso ci sono le elezioni, pensiamo che è stata colpita una scuola (e che oggi la scuola è uno dei pochissimi avamposti di legalità e di antimafia che esista nella società italiana), pensiamo che dal dopoguerra si è sempre verificata una strage quando il vecchio sistema di potere (il potere antidemocratico di sempre) stava per crollare, pensiamo a Portella della Ginestra, a piazza Fontana, a piazza della Loggia, all’Italicus, a San Benedetto Val di Sambro, a Chinnici, a Falcone, a Borsellino, a via dei Georgofili, al Velabro&#8230;. Pensiamo a tutte queste stragi che dal 1947 insanguinano l’Italia, prima di archiviare tutto come fatto casuale, o come follia di un esaltato.</p>
<p>Il film è già visto: la bomba nel nostro Paese non è mai servita a destabilizzare ma a “stabilizzare” un clima politico.</p>
<p>Questo attentato segue di pochi giorni la gambizzazione dell’Amministratore delegato dell’Ansaldo, Francesco Adinolfi, ovviamente ad opera del solito gruppo “anarchico insurrezionalista”, formato da persone “addestratissime” (secondo gli inquirenti), che più che a gente sbandata, fanno pensare a dei professionisti che devono evocare paure, che devono creare psicosi, in modo da attribuire agli anarchici ciò che gli anarchici non sono capaci di fare: ovvero attentati terroristici.</p>
<p>Sì, cari signori, il film è già visto. Non perdiamo la calma, uniamo le forze democratiche e rispondiamo con le armi della democrazia e della civiltà.</p>
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		<title>Cara Signora Falcone: Basta</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 05:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Mirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[I Personaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Cara Signora Falcone, Le scrivo con la deferenza e il rispetto che merita. Mi permetta però – con altrettanta franchezza – di usare una parola che con Lei non avrei mai voluto usare: basta. Basta, Signora Falcone, con queste accuse di “tradimento” che puntualmente rivolge a Orlando alla vigilia di un anniversario della strage di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Signora Falcone,<br />
Le scrivo con la deferenza e il rispetto che merita.<br />
Mi permetta però – con altrettanta franchezza – di usare una parola che con Lei non avrei mai voluto usare: basta.<br />
Basta, Signora Falcone, con queste accuse di “tradimento” che puntualmente rivolge a Orlando alla vigilia di un anniversario della strage di Capaci.<br />
Basta, perché in giro ci sono troppi sciacalli pronti ad approfittare delle sue dichiarazioni per sferrare la solita aggressione, per gettare il solito fango, specie adesso che siamo alla vigilia di un’elezione fra le più delicate della storia di Palermo, mentre i cittadini vivono con disperazione questi momenti e molti di essi arrivano perfino al suicidio.<br />
Dia un’occhiata a tutte le infamie che in vent’anni si sono scritte su Leoluca Orlando, approfittando delle dichiarazioni che Lei rilascia.<br />
Non è possibile che da un ventennio, ogni volta che qualcuno Le fa un’intervista, dobbiamo sentire che Orlando è stato fra quelli che isolarono Suo fratello, come un qualsiasi fiancheggiatore di Cosa nostra. Anche perché non sempre quel “qualcuno” è spinto dall’intento sincero di ristabilire certe verità. Spesso – e Lei lo sa perfettamente – le Sue parole vengono utilizzate per motivi abietti.<br />
A volte – a volte, fortunatamente… – chi le offre un microfono è “mandato” – e Lei sa perfettamente anche questo – da quel sistema eversivo che ha ucciso Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.<br />
<a href="http://www.linformazione.eu/2012/05/cara-signora-falcone-basta/giovanni-falcone/" rel="attachment wp-att-439"><img class="alignleft size-medium wp-image-439" title="giovanni-falcone" src="http://www.linformazione.eu/wp-content/uploads/2012/05/giovanni-falcone-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Lei crede che i vari vittoriosgarbi, giulianoferrara, emiliofede e compagnia bella ripetano il solito ritornello per amore di verità e di giustizia? È veramente triste assistere a delle trasmissioni, sia alla Rai che a Mediaset, che ripetono instancabilmente il solito repertorio: Orlando contro Giovanni Falcone, Maria Falcone contro Orlando.<br />
Oggi, a causa di questo tipo di vulgata mediatica, i ragazzi che non hanno vissuto quel periodo sono convinti davvero che Orlando e Galasso (un altro importante simbolo della lotta contro Cosa nostra, che a un certo punto ritenne di criticare Suo fratello) contribuirono all’uccisione del giudice Falcone. Se questo assunto è vero, è anche vero che Leonardo Sciascia fu tra i mandanti morali – seppur con diversi anni di anticipo – della morte di Paolo Borsellino. Mettiamola così. Ma siccome questo non è vero, almeno per chi è abituato a ragionare a trecentosessanta gradi, diciamo che è una boutade anche questa.<br />
Lei ricorderà sicuramente quando l’autore del “Giorno della civetta”, dalle colonne del Corriere della Sera, sferrò un violentissimo attacco ai “Professionisti dell’antimafia” (frase che lo stesso scrittore coniò per l’occasione), con chiaro riferimento a Paolo Borsellino, perché questi era stato nominato dal Csm procuratore di Marsala al posto di un magistrato più anziano (il dott. Alcamo), contravvenendo alla norma che stabilisce la precedenza al giudice più vecchio.<br />
Oggi le pagine di facebook sono piene di interventi che ci riportano a un periodo della storia che si ha la pretesa di guardare con il senno di oggi. A un periodo della storia in cui – Orlando lo ha spiegato in questi giorni al Fatto quotidiano – i morti per strada, i morti cui Voi volevate bene, si contavano a grappoli e la sete di giustizia era tantissima. A un periodo della storia in cui sia Orlando che Falcone giravano blindati ventiquattr’ore su ventiquattro, senza un attimo da dedicare alle loro famiglie, senza un briciolo di felicità, di libertà.<br />
Oggi su facebook si leggono frasi di questo tenore: “Orlando è meglio che per l’anniversario della strage non si faccia vedere a Capaci, sennò gli sputo in faccia”.<br />
E lei, signora Falcone, pur ancora ferita da un dolore che rispettiamo, di fronte allo squallore di queste frasi, non sente il dovere di andare oltre la parola “tradimento”?<br />
E se, dopo questo ennesimo gioco al massacro, dovesse succedere qualcosa ad Orlando, che facciamo, cominciamo uno stillicidio fatto di nuove accuse e controaccuse contro di lei? Sarebbe davvero terribile. E triste.<br />
Orlando avrà commesso i suoi errori, ha ammesso che sbagliò ad usare certi toni, ma cara Signora Falcone, come si fa a pretendere (così come Lei stessa ha dichiarato al Corriere della Sera) che vent’anni dopo egli ripeta quelle quattro parole: “Con Falcone ho sbagliato”?<br />
Prima di tutto perché lui è convinto di non avere sbagliato (e ora vedremo il motivo), e poi, specie perché siamo alla vigilia di una importante elezione, perché sarebbe fin troppo comodo – e anche vigliacco – “pentirsi” proprio adesso, magari per raccattare qualche voto in più.<br />
Secondo il mio modesto parere, per chiudere definitivamente questa lacerante polemica, bisogna porsi una domanda: Leoluca Orlando ha fatto (e fa) con onestà la lotta alla mafia? L’ha fatta (e la fa) in buonafede? È da qui che si dovrebbe partire per fare un discorso serio, e sereno.<br />
<a href="http://www.linformazione.eu/2012/05/cara-signora-falcone-basta/orlando_reg-400x300-2/" rel="attachment wp-att-440"><img class="alignleft size-medium wp-image-440" title="Orlando_reg--400x300" src="http://www.linformazione.eu/wp-content/uploads/2012/05/Orlando_reg-400x3001-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Ora, vede, Signora Falcone, umanamente posso anche comprendere che a quel tempo, addolorata per l’uccisione di Suo fratello, abbia accusato Orlando delle cose più nefaste. Ma ora, due decenni dopo, mi sembra che sia giunto il tempo che il risentimento ceda il passo alla ragione.<br />
Quella stessa ragione che portò Paolo Borsellino e Antonino Caponnetto a stare vicini ad Orlando anche dopo la strage. Per il semplice motivo che la polemica sulle “verità nei cassetti” non nacque con l’intento di screditare Falcone, ma con la consapevolezza e la voglia di scardinare un terribile sistema mafioso rappresentato da Andreotti, da Lima e da Ciancimino.<br />
Era quella una stagione di grandi passioni politiche, e di grandi slanci, in cui si era davvero a un passo dallo sconfiggere il sistema di potere colluso con Cosa nostra. C’era stato il maxiprocesso e c’era stata la Primavera palermitana. Il fronte giudiziario aveva i suoi simboli (Falcone e Borsellino), il fronte politico pure (Leoluca Orlando).<br />
A un certo punto – dopo che entrambi i fronti avevano marciato uniti – le strade di Orlando e di Falcone si divisero. Orlando parlava di verità nei cassetti, verità “politiche” ovviamente, che a volte coincidono con quelle “giudiziarie”, e forse – stando al processo Andreotti istruito successivamente da Caselli, che stabilì la contiguità, fino all’inizio degli anni Ottanta, fra l’ex presidente del Consiglio e la mafia – forse non aveva tutti i torti.<br />
Falcone invece diceva che ci volevano delle “prove” inoppugnabili, e aveva ragione anche lui, specie se si pensa che la mafia del tempo era la mafia più potente del mondo e lui, il giudice Falcone, in un contesto di veleni, alimentati dai continui boicottaggi del suo capo Piero Giammanco, dalle lettere del “corvo”, dall’attentato all’Addaura, e dalle sentenze cassate in Cassazione, non poteva permettersi di sbagliare. Per dirla con Masino Buscetta, non c’erano ancora le condizioni sociali e politiche per incriminare Andreotti. Questo è il vero nodo da sciogliere per comprendere compiutamente questa storia: le parole di Buscetta.<br />
La verità è che avevano ragione entrambi, solo che entrambi vedevano lo stesso problema da angolature diverse. Su queste “ragioni” nacque lo scontro. Uno scontro che si acuì quando Falcone decise di trasferirsi a Roma per dirigere un Ufficio prestigioso e importante per la lotta a Cosa nostra, che però era alle dirette dipendenze del ministro di Grazia e Giustizia, il socialista Claudio Martelli. Lei sicuramente ricorderà cos’era il Partito socialista dell’epoca. E conoscerà i rapporti strettissimi fra quel partito e il sistema affaristico-mafioso di quegli anni. Martelli magari avrà agito con nobili intenti, ma la situazione era obiettivamente quella.<br />
La scelta di Suo fratello di lasciare Palermo e di andare al ministero, in verità, fummo in molti a non comprenderla, anche se oggi in pochi lo ammettono. Questo vuol dire che siamo tutti traditori?<br />
No, Signora Falcone, non si tradisce quando si dice democraticamente quello che si pensa. Si tradisce quando si trama nell’ombra, quando si pesca nel torbido, quando un potere eversivo spegne la luce delle nostre coscienze, come è successo finora.<br />
Ora, cara Signora Falcone, credo che sia arrivato il tempo di spiegare queste cose, e di spiegarle soprattutto ai giovani, che allora non c’erano, ma che oggi osservano e giudicano.<br />
Con profonda stima</p>
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		<title>Antifascismo uguale Antimafia</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 07:13:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Mirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[La mia Città]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho incontrato i ragazzi dell’associazione “Pensiero libero” di Belpasso, il cui presidente Santi Borzì nei giorni scorsi su facebook ha sentito di fare delle dichiarazioni contro la resistenza, contro i partigiani e a favore del fascismo, che hanno indotto il sottoscritto a non partecipare alle manifestazioni – promosse in primis da quel sodalizio, con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho incontrato i ragazzi dell’associazione “Pensiero libero” di Belpasso, il cui presidente Santi Borzì nei giorni scorsi su facebook ha sentito di fare delle dichiarazioni contro la resistenza, contro i partigiani e a favore del fascismo, che hanno indotto il sottoscritto a non partecipare alle manifestazioni – promosse in primis da quel sodalizio, con il coinvolgimento di associazioni e cittadini di Belpasso – che il 23 maggio si svolgeranno nel centro catanese in occasione del ventesimo anniversario della Strage di Capaci.</p>
<p>A beneficio di chi non sapesse di cosa stiamo parlando, va ricordato che il presidente di “Pensiero libero”, a proposito del 25 Aprile, ha scritto: “Liberazione??? e da cosa? dagli stessi italiani solo che si chiamano fascisti anziché partigiani? Dai tedeschi che giustamente ci hanno invaso perché, come nostro solito, ALL’ITALIANA abbiamo voltato le spalle all’alleato due secondi dopo aver capito che era tutto finito? Dalla dittatura che ha lasciato il posto alla schiavitù… di matrice statunitense? Ma finiamola!!!”.</p>
<p>Le prime righe, tutto sommato, sono frutto di una interpretazione soggettiva della storia, quindi vanno democraticamente rispettate anche da chi non le condivide. Le cose cominciano a non quadrare quando l’autore afferma che i tedeschi ci hanno invaso “giustamente”.</p>
<p>Se il pensiero di Santi si fosse fermato qui, tutto sommato avrei giudicato inopportune le sue affermazioni, ma non avrei preso una posizione così drastica.</p>
<p>Quel che è inaccettabile è il resto della proposizione: “Partigiani d’Italia, trovate altre argomentazioni per risorgere dalle vostre fogne, che per 70 anni avete solo rotto con sta falsa storia della liberazione…”.</p>
<p>Qui la frase finisce dall’essere considerata una “interpretazione soggettiva” ed inizia ad avere i connotati di qualcos’altro che non voglio neanche pronunciare per non colpire un ragazzo di 23 anni, che avrà tempo e modo di riflettere.</p>
<p>Mi sia consentito dire però che con una dichiarazione del genere, l’autore ha offeso in modo ingiusto sia coloro che ci hanno salvati dal tiranno più sanguinario della storia, sia la stessa Storia. Che, secondo l’autore, specie quella della Liberazione, sarebbe “falsa” in quando scritta dai vincitori. Stessa cosa dicasi per la terza e ultima parte della locuzione: “L’Italia fascista è stato e rimarrà l’ultimo momento aureo della storia d’Italia!!!”.</p>
<p>Al cospetto di espressioni del genere, pronunciate per giunta pubblicamente, ho sentito il dovere di intervenire altrettanto pubblicamente per i motivi che ho esposto “de visu” ai giovani di “Pensiero libero”, e che adesso espongo ai lettori, compresi coloro che hanno ritenuto di intervenire.</p>
<p>A telefonarmi, dopo la pubblicazione del mio articolo, è Santi Borzì, che chiede di volermi  parlare. Ci diamo appuntamento al bar Condorelli e discutiamo. Con lui sono presenti due componenti del club: Antonio Marino e Gaspare Bonaccorsi. È stato un incontro franco, civile e appassionato, che spero abbia arricchito tutti.</p>
<p>Santi, in poche parole, ammette l’errore, è pentito del gesto, e chiede scusa. In fondo – dice – si è trattato di una frase scritta su un post. Si mostra un po’risentito per il fatto che io, invece di intervenire pubblicamente, non abbia criticato il suo operato durante una riunione fra le associazioni. Aggiunge – in questo sorretto da Gaspare e da Antonio – che si tratta di una posizione del tutto personale, da non confondere con quella del sodalizio, dove ci sono culture e pensieri del tutto eterogenei. Il fascismo – dice – è una dittatura che appartiene al passato, noi dobbiamo pensare al futuro, e il futuro è la manifestazione su Falcone, che deve rappresentare il punto di partenza di un cammino fra le varie associazioni locali.</p>
<p>Questo in sintesi il suo pensiero. Al quale ho risposto così.</p>
<p>Apprezzo il gesto di ammettere l’errore, di ritenersi pentito, e di chiedere scusa. È un gesto che fa onore alla persona che lo compie, e che apre le porte ad un dialogo schietto fra chi la pensa diversamente.</p>
<p>Però non basta. Santi non ha commesso alcuna scorrettezza personale. In quest’ultimo caso, le scuse e il pentimento sono importanti perché si suggella un’amicizia, nel caso in specie no. Nel nostro caso il valore di riferimento non è l’amicizia ma l’antifascismo, la resistenza e la Costituzione, che coincidono con i principi dell’antimafia e della democrazia, se è vero come è vero che la mafia e il fascismo sono dittature che sopprimono le libertà dell’essere umano. Sarei arrivato alla medesima conclusione se altri avessero inneggiato ai gulag di Stalin o ai genocidi di Pol Pot.</p>
<p>Stare dalla parte dei dittatori – rossi, neri o mafiosi – significa stare dalla parte del torto. Sempre.</p>
<p>Chi parla male dei partigiani che lottarono contro il fascismo e il nazismo è come se parlasse male dei partigiani dei giorni nostri, dei Falcone, dei Borsellino, dei Dalla Chiesa, dei Chinnici, dei La Torre, dei Beppe Alfano, martiri che hanno versato il loro sangue in nome della libertà. Chi parla male della lotta partigiana di ieri si mette fuori dai processi democratici di oggi. E se nessuna associazione o nessun cittadino di Belpasso – tranne i ragazzi di Rifondazione comunista – ritiene di prendere una posizione netta, drastica e inequivocabile su questo argomento, magari aprendo un dibattito pubblico, pazienza, vuol dire che ad uscire da certi processi quantomeno discutibili sarò io (magari in compagnia di poche persone).</p>
<p>Credo che ognuno di noi possieda dentro di sé una linea di demarcazione (che si traduce con la parola decenza), superata la quale deve sentire il dovere di prendere una posizione. Una linea di demarcazione che sia la risultante della propria cultura, dei propri valori, del proprio modo di interpretare i fatti.</p>
<p>Ho appena scritto che se le dichiarazioni di Santi si fossero fermate alle prime righe, avrei giudicato inopportune quelle affermazioni, ma le avrei considerate al di qua di quella linea, e non sarei intervenuto. Come attenuanti avrei messo i suoi 23 anni, la sua cultura (non proprio completa, vista l’età), il suo carattere mite, l’appartenenza a una buona famiglia.</p>
<p>È il resto della frase che ha superato ampiamente quella linea. Ecco perché ho sentito il dovere di uscire allo scoperto, specie alla vigilia di un anniversario carico di significati come quello di Capaci.</p>
<p>A maggior ragione se il protagonista è il presidente di un’associazione, e quindi ricopre una carica pubblica. Egli, seppure in piccolo, è classe dirigente, punto di riferimento di tanti ragazzi anche più giovani che potrebbero seguire certe dottrine assurde senza possedere, forse come lo stesso Santi, gli strumenti adeguati per criticarle. Quelle dottrine, a mio avviso, vanno ritenute pericolose proprio perché enunciate da chi è unanimemente riconosciuto come un “bravo ragazzo”, quindi una persona cui dar credito.</p>
<p>In “rerum natura” l’essere umano si porta dentro certi virus primordiali come il razzismo, la mafia, il totalitarismo e tanto altro, virus che si possono sconfiggere solamente con una medicina: la cultura sana.</p>
<p>È un caso che il virus del fascismo sia penetrato perfino in questi giovani? È il caso di condannare tout court questi ragazzi , se non ci si rende conto che, loro per primi, vanno considerati vittime di un clima culturale?</p>
<p>È dal 1993 – da quando Berlusconi ha preso il potere – che il fascismo è stato “sdoganato” alla grande attraverso un revisionismo storico che nega perfino l’esistenza dei campi di sterminio, che mette sullo stesso piano i partigiani con i repubblichini di Salò, che legittima le figure di Mussolini e di Hitler.</p>
<p>Ma parallelamente anche Cosa nostra è stata sdoganata: ricordate la frase del ministro Lunardi, “Con la mafia bisogna convivere”? Ricordate la demonizzazione dei magistrati antimafia e anti corruzione? E ricordate la solita storiella del prefetto Mori – inviato da Mussolini in Sicilia – che sconfisse la mafia? Al bar, l’altro giorno, mi è stato detto questo. Purtroppo ai giovani la storia viene raccontata solo in parte. Mori fece una repressione durissima della manovalanza di Cosa nostra, quando stava per avvicinarsi ai referenti siciliani del regime fu nominato senatore dal Duce in persona, se ne tornò a Roma e la Mafia (quella vera) continuò a fare il bello e il cattivo tempo.</p>
<p>Perché queste menzogne? Perché senza i voti dei post fascisti del Movimento sociale italiano (poi Alleanza nazionale), della Lega e di Cosa nostra, Berlusconi non sarebbe mai andato al potere e non avrebbe salvato quella Prima Repubblica piena di corruzione e di mafia grazie alla quale è diventato l’imprenditore che “si è fatto da solo”.</p>
<p>Ecco allora che la saldatura tra mafiosi, piduisti (categoria di cui il Cavaliere è degno rappresentante), fascisti, xenofobi, razzisti e corrotti si è compiuta in nome di un potere che non doveva morire. E che non è morto. Basta vedere le leggi eversive votate in Parlamento. Basta vedere com’è ridotta l’Italia di oggi. Basta capire che la devastazione economica del Paese è il frutto della devastazione morale della politica, di cui la destra berlusconiana è stata artefice. Lo hanno capito perfino Fini e Casini che ne hanno preso le distanze.</p>
<p>Anche se non parteciperò alla commemorazione della Strage di Capaci – almeno a Belpasso – l’incontro con Santi, con Antonio e con Gaspare non si è concluso con un addio. “Questa vicenda mi ha segnato parecchio”, ha detto Santi. “Credo che da oggi con la storia, con la cronaca e con i libri avrò un approccio diverso, senza preconcetti ideologici e senza pregiudizi”. Ci siamo stretti la mano, abbiamo fatto un sorriso e ci siamo guardati negli occhi. Il tempo, forse, darà certe risposte.</p>
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		<title>&#8220;W Falcone, abbasso la resistenza&#8221;. Io dissento.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 07:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Mirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[La mia Città]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi sono stato invitato da un&#8217;associazione giovanile di Belpasso, &#8220;Pensiero libero&#8221;, per organizzare &#8211; in occasione del ventesimo anniversario della morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta &#8211; una manifestazione in ricordo della strage di Capaci. Assieme a me sono stati invitati alla riunione cittadini ed associazioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi sono stato invitato da un&#8217;associazione giovanile di Belpasso, &#8220;Pensiero libero&#8221;, per organizzare &#8211; in occasione del ventesimo anniversario della morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta &#8211; una manifestazione in ricordo della strage di Capaci.</p>
<p>Assieme a me sono stati invitati alla riunione cittadini ed associazioni, che, come me, hanno aderito con entusiasmo all&#8217;iniziativa, lanciando idee e proposte per la fiaccolata del 23 maggio e per il successivo dibattito sulla mafia.</p>
<p><a href="http://www.linformazione.eu/2012/05/w-falcone-abbasso-la-resistenza-io-dissento/giovanni_falcone_1408520c/" rel="attachment wp-att-423"><img class="alignleft size-full wp-image-423" title="Giovanni_Falcone_1408520c" src="http://www.linformazione.eu/wp-content/uploads/2012/05/Giovanni_Falcone_1408520c.jpg" alt="" width="460" height="288" /></a></p>
<p>Torno a casa contento, consapevole che &#8211; dopo anni di indifferenza, di immobilismo o, peggio, di complicità nei confronti della peggiore classe politica della città &#8211; finalmente anche nella mia comunità qualcosa si stesse svegliando, soprattutto nelle coscienze dei giovani.</p>
<p>Passa qualche giorno e qualcuno mi segnala che su facebook &#8211; in occasione del 25 aprile &#8211; c&#8217;è un intervento del presidente di &#8220;Pensiero libero&#8221;, che, a proposito della resistenza e della Lotta partigiana scrive: &#8220;Liberazione??? e da cosa? dagli stessi italiani solo che si chiamano fascisti anziché partigiani? Dai tedeschi che giustamente ci hanno invaso perché, come nostro solito, ALL&#8217;ITALIANA abbiamo voltato le spalle all&#8217;alleato due secondi dopo aver capito che era tutto finito? Dalla dittatura che ha lasciato il posto alla schiavitù&#8230; di matrice statunitense? Ma finiamola!!!&#8221;.</p>
<p>Dunque i tedeschi ci hanno invaso &#8220;giustamente&#8221;…</p>
<p>Sogno o son desto? Strabuzzo gli occhi, mi do un pizzicotto e cerco di capire se è tutto vero. Proseguo la lettura e apprendo ancora: &#8220;Partigiani d&#8217;Italia, trovate altre argomentazioni per risorgere dalle vostre fogne che per 70 anni avete solo rotto con sta falsa storia della liberazione&#8230;&#8221;.</p>
<p>Dalle vostre &#8220;fogne&#8221;, i partigiani, che evidentemente si sono inventati la &#8220;falsa storia della liberazione&#8221;. Non credo ai miei occhi…</p>
<p>Quindi il finale: &#8220;L&#8217;Italia fascista è stato e rimarrà l&#8217;ultimo momento aureo della storia d&#8217;Italia!!!&#8221;.</p>
<p>Resto basito. Con il presidente di questa associazione &#8211; un ragazzo vivace e intraprendente, figlio di un caro amico d&#8217;infanzia &#8211; e con diversi giovani della stessa, avevo parlato poche sere prima di tanti argomenti (dalla mafia all&#8217;antimafia, dalla destra alla sinistra) intraprendendo un dialogo fresco, spontaneo, simpatico. Tutto mi sarei aspettato tranne che un intervento del genere.</p>
<p>Ora ovviamente ognuno è libero di esprimere le proprie idee (anche quelle apologetiche del fascismo?), che mi astengo dal commentare per evitare di addentrarci in polemiche che non voglio fare con dei bravi ragazzi e che ci porterebbero lontano.</p>
<p>Mi limito solo a dire che il presidente di un&#8217;associazione non è un semplice cittadino. È il rappresentante legale, morale e culturale di quel sodalizio. Il quale, se lo ha eletto, evidentemente ne condivide il pensiero.</p>
<p><a href="http://www.linformazione.eu/2012/05/w-falcone-abbasso-la-resistenza-io-dissento/mussolini1_1567977c-2/" rel="attachment wp-att-424"><img class="alignleft size-full wp-image-424" title="mussolini1_1567977c" src="http://www.linformazione.eu/wp-content/uploads/2012/05/mussolini1_1567977c1.jpg" alt="" width="460" height="288" /></a></p>
<p>Qualcuno potrebbe obiettare che all&#8217;interno del club ognuno è libero di esprimere le proprie idee. Giusto! Ma quando lo fa il presidente e per giunta pubblicamente &#8211; proprio perché rappresentante di quell&#8217;associazione -, quell&#8217;idea, all&#8217;esterno, viene percepita come la sintesi del pensiero dei soci. Di tutti i soci. I quali, se non sono d&#8217;accordo con quelle dichiarazioni, hanno il dovere di esprimersi ed eventualmente, di fronte alla eventuale gravità delle stesse, di prendere una posizione, compresa la richiesta le dimissioni di chi le ha pronunciate.</p>
<p>Ma questo, naturalmente, non tocca a me suggerirlo. Mi limito solamente a dire cosa avrei fatto io nel caso in cui fossi stato un semplice socio. Perché una cosa è certa: se fossi rimasto in silenzio, implicitamente sarei stato d&#8217;accordo col mio presidente. O no?</p>
<p>Stessa cosa dicasi per le associazioni e i cittadini coinvolti in questa iniziativa: &#8220;Pensiero libero&#8221; non è una delle tante associazioni coinvolte nel progetto, è &#8220;il&#8221; progetto, in quanto sodalizio proponente.</p>
<p>Eh no, cari signori, è troppo comodo starsene in silenzio, accendere una torcia e passeggiare per le vie del paese per mettersi in pace con la propria coscienza. Antimafia vuol dire prendere una posizione, denunciare, mettersi contro se è necessario, pagare un prezzo.</p>
<p>I valori dell&#8217;antimafia sono gli stessi di quelli dell&#8217;antifascismo perché la mafia e il fascismo &#8211; come tutte le dittature &#8211; sono negazione della libertà. E noi abbiamo il dovere morale di tenerne alti i principi sanciti da una Costituzione scritta con il sangue di chi si è fatto trucidare per garantire a tutti &#8211; a tutti! &#8211; la cosa più importante per un essere umano: la libertà. Bisogna farlo senza se e senza ma.</p>
<p>Per quanto mi riguarda &#8211; seppure a malincuore &#8211; sono costretto a prendere le distanze da un&#8217;iniziativa condizionata da posizioni ideologiche di tal fatta, senza pretendere che altri seguano i mio esempio. Mi limiterò, come sempre, a prendere atto dell&#8217;ennesimo silenzio di una città ridotta allo sbando e in balia di se stessa.</p>
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		<title>Se vince Orlando&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 22:41:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Mirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[I Personaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Se Leoluca Orlando diventerà sindaco di Palermo, cosa cambierà nel panorama politico regionale? Intanto partiamo dal fatto che nel capoluogo siciliano, le amministrative del 6 e 7 maggio, saranno condizionate da due fattori fondamentali: l’evoluzione della crisi alla Regione – con il conseguente atteggiamento del Partito democratico, che dovrà decidere se continuare a sostenere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se Leoluca Orlando diventerà sindaco di Palermo, cosa cambierà nel panorama politico regionale?</p>
<p>Intanto partiamo dal fatto che nel capoluogo siciliano, le amministrative del 6 e 7 maggio, saranno condizionate da due fattori fondamentali: l’evoluzione della crisi alla Regione – con il conseguente atteggiamento del Partito democratico, che dovrà decidere se continuare a sostenere il governatore Lombardo – e gli eventuali brogli ai seggi elettorali, come avvenne cinque anni fa con stile marcatamente mafioso, quando Diego Cammarata scippò la poltrona di primo cittadino proprio a Orlando. Su questo le istituzioni hanno il dovere di vigilare attentamente.</p>
<p>Dunque, cosa cambierà nella politica regionale se Leoluca Orlando diventerà sindaco di Palermo?</p>
<p>Tre le ipotesi. Partiamo da quella che ci appare meno probabile, ma che doverosamente va posta.</p>
<p>Orlando non va al ballottaggio.</p>
<p>Da quel momento le strade fra lui e la sua città si divideranno definitivamente, almeno dal punto di vista politico; contemporaneamente gli equilibri cambieranno anche all’interno del suo partito, l’Italia dei valori, dove la figura di Orlando subirà un ridimensionamento, e dove anche la leadership di Antonio Di Pietro – che in campagna elettorale si è speso completamente per lui – subirà un contraccolpo notevole.</p>
<p>Alla Regione il flirt fra il Pd e Lombardo – se non si interromperà prima delle elezioni per le vicende giudiziarie del governatore – si trasformerà in una vera e propria love story, viatico per futuri accordi nazionali fra quel partito e il Terzo polo (a prescindere se questo sarà rappresentato da Lombardo o da Tabacci), con Idv e Sel ridotti al rango di eterni oppositori di questa nuova melassa democristiana.</p>
<p>Seconda ipotesi. Orlando va al ballottaggio con Massimo Costa, candidato del centrodestra.</p>
<p>A quel punto, così come è successo con Faraone – altro candidato alle primarie del centrosinistra, che a quanto pare ha deciso di sostenere Orlando – la logica dice che l’ex sindaco della “Primavera” sarà costretto a “trattare” con i pezzi più consistenti del centrosinistra, in primis con Fabrizio Ferrandelli, uscito vittorioso dalle primarie e detentore di un consistente pacchetto di voti. Ferrandelli, ex “pupillo” di Leoluca, militante fino a poche settimane nell’Italia dei valori, potrebbe rappresentare l’ago della bilancia in caso di ballottaggio di Orlando, così come Orlando potrebbe essere determinante in caso di ballottaggio di Ferrandelli.</p>
<p>Quindi – malgrado le fortissime tensioni causate dalle primarie – non è detto che le strade fra il maestro e il suo discepolo non si incroceranno di nuovo.</p>
<p>Ma il rebus è un altro.</p>
<p>Orlando tratterà con due pezzi da Novanta del Pd come il senatore Giuseppe Lumia e il deputato regionale Antonello Cracolici, registi dell’operazione-Ferrandelli e grandi sostenitori di Lombardo alla Regione?</p>
<p><a href="http://www.linformazione.eu/2012/04/se-vince-orlando/attachment/878598/" rel="attachment wp-att-410"><img class="alignleft size-medium wp-image-410" title="878598" src="http://www.linformazione.eu/wp-content/uploads/2012/04/878598-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a>Con chi si schiereranno – ammesso che si schiereranno – i due, se Orlando dovesse andare al ballottaggio?</p>
<p>La logica, anche in questo caso, dice che dovrebbero appoggiare il candidato della stessa coalizione, ma a quali condizioni?</p>
<p>In politica sappiamo benissimo che la logica non sempre viene applicata. Esistono fattori (uno di questi è la convenienza) che condizionano fortemente l’attività dei protagonisti, quindi crediamo che le condizioni per un avvicinamento fra Orlando e Lumia e Cracolici non esistano. Per la semplice ragione che i due fronti sembrano del tutto alternativi, almeno per ora.</p>
<p>Se perfino negli ultimi giorni – in cui il Gip di Catania ha confermato il concorso esterno in associazione mafiosa di Lombardo, ravvisandone la gravità –, Lumia e Cracolici hanno ritenuto di non far cadere la Giunta regionale, acuendo le tensioni all’interno del loro stesso partito, è difficile che lo faranno nell’imminenza delle elezioni. “Toglieremo la fiducia al governatore solo in caso di rinvio a giudizio”, hanno dichiarato.</p>
<p>E questo la dice lunga sulle loro reali intenzioni.</p>
<p>Togliere la fiducia a Lombardo prima delle amministrative palermitane, vuol dire dare indirettamente ragione a Orlando, che ha parlato di accordo scellerato alla Regione, e vuol dire anche creare quel clamore che potrebbe spianargli la strada per Palazzo delle Aquile.</p>
<p>E così i due esponenti del Pd preferiscono rimanere in attesa, magari con la speranza che la posizione giudiziaria di Lombardo si alleggerisca, e che Orlando esca sconfitto dal voto di maggio.</p>
<p>Ma in caso di ballottaggio, Orlando “tratterà” con loro?</p>
<p>La politica orlandiana – tranne “l’accordo di Villa Niscemi”, criticabile quanto vogliamo, ma nato negli anni della seconda sindacatura, in un contesto del tutto differente rispetto a quello odierno, e originato dal tentativo di Leoluca di affrancarsi dall’egemonia asfissiante dell’ex Pci-Pds – si è sempre caratterizzata per la rottura del legame fra mafia e politica, e del consociativismo fra destra e sinistra.</p>
<p>E poi, con la spazzatura in mezzo alle strade, con i disastri lasciati da Cammarata e dallo stesso Lombardo, con la gente che protesta per un pezzo di pane davanti al municipio e alla Regione, tentare una trattativa con Lumia e con Cracolici conviene?</p>
<p>Per Orlando oggi spira un vento simile a quello del 1993, quando, dopo le stragi e dopo Tangentopoli, ridiventò sindaco di Palermo con un voto plebiscitario.</p>
<p>Un vento simile, ma non uguale ad allora.</p>
<p>Nell’aria si avverte lo stesso rigetto per i partiti, ma non la stessa rabbia. C’è depressione, più che collera, gli elettori sono portati a disertare le urne più che a dare un voto di protesta.</p>
<p>Bene fa quindi Orlando a puntare su un nuovo modello economico basato sul turismo e sulla valorizzazione dei luoghi più suggestivi della città, del centro storico, dei grandi mercati come la Vucciria, Ballarò e il Capo da contrapporre ai centri commerciali che hanno decretato il fallimento dell’economia palermitana. Non solo un programma su come uscire dall’emergenza, ma su come rilanciare Palermo. Un modello che intercetta un’esigenza di una Società civile sempre più desiderosa di coniugare la valorizzazione dell’esistente con i principi dello sviluppo.</p>
<p>Non sappiamo se Orlando cercherà accordi con le ali consociative del centrosinistra, sappiamo che farà di tutto per dialogare con quella fascia sociale che da anni diserta le urne.</p>
<p>L’ex sindaco della “Primavera”, che in passato ha messo cervello, anima e cuore per far rinascere la città, che è stato collaudato positivamente dalla stragrande maggioranza dei cittadini, oggi come viene percepito dai palermitani? E’ lui il vero candidato “giovane”?</p>
<p>Se vincerà, il panorama politico regionale, e forse nazionale, potrebbe cambiare: la foto di Vasto che immortala Bersani, Di Pietro e Vendola, potrebbe diventare più nitida, l’accordo col Terzo polo si farà solo con la parte più presentabile dei centristi, per la Giunta Lombardo potrebbe suonare il de profundis.</p>
<p>Questo sia in caso di vittoria al ballottaggio, sia, soprattutto, in caso di vittoria al primo turno.</p>
<p>Ma, ripetiamo, non bisogna sottovalutare il ruolo di Cosa nostra nel tentativo di inquinamento del voto.</p>
<p>Ma anche il ruolo di Lombardo e del Cavaliere che, come in passato, non staranno certamente a guardare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Orlando e i professionisti dell&#8217;amnesia</title>
		<link>http://www.linformazione.eu/2012/03/orlando-e-i-professionisti-dellamnesia/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 07:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Mirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[I Personaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sappiamo se Leoluca Orlando vincerà o se perderà le elezioni per il nuovo sindaco di Palermo, ma sappiamo che contro di lui si scateneranno tutti, da destra e da sinistra. Nelle stagioni delle grandi transizioni, che di solito si trascinano delle crisi economiche imponenti, la gente vuole facce nuove, giovani sorridenti. E allora i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sappiamo se Leoluca Orlando vincerà o se perderà le elezioni per il nuovo sindaco di Palermo, ma sappiamo che contro di lui si scateneranno tutti, da destra e da sinistra.</p>
<p>Nelle stagioni delle grandi transizioni, che di solito si trascinano delle crisi economiche imponenti, la gente vuole facce nuove, giovani sorridenti. E allora i vecchi volponi, sempre pronti ad assecondare la “pancia”, si appostano dietro le quinte, piazzano una bella faccia al centro della scena, e tirano i fili.</p>
<p>C’è una pagina memorabile del “Gattopardo” in cui Tomasi di Lampedusa descrive questa condizione. In Sicilia è appena sbarcato Garibaldi, è un momento di transizione, gli aristocratici (molti dei quali alleati con la mafia) tremano, sanno di perdere i loro secolari privilegi, e studiano il modo di riciclarsi nella nuova classe al potere: “Voi adesso avete bisogno di giovani svelti, di giovani che siano abili a mascherare il loro interesse particolare con le vaghe idealità politiche”.</p>
<p>Dalle nostre parti la politica non è una cosa semplice, i colori preponderanti non sono il bianco e il nero, ma il grigio. In un posto dove gli strumenti culturali per comprendere il linguaggio criptico del potere sono quasi inesistenti, l’apparenza e la realtà hanno confini labili, sfumano, si confondono.</p>
<p>E allora è bene raccontarla questa politica dell’apparenza e della realtà, del bianco e del nero. Le prossime elezioni palermitane sono una metafora straordinaria per capire di cosa stiamo parlando.</p>
<p>A Palermo ci sono un sacco di candidati per la carica di sindaco. I più importanti sono tre. Due giovani e uno meno giovane (almeno all’anagrafe).</p>
<p>Quello del centrosinistra si chiama Fabrizio Ferrandelli, quello del centrodestra Massimo Costa, quello dell’Idv e di altri partiti della sinistra Leoluca Orlando, del quale parleremo dopo. Intanto concentriamoci sui “giovani”.</p>
<p>Di Costa sappiamo chi sono i registi: Berlusconi, Dell’Utri, Miccichè, La Russa, Angelino Alfano, Schifani e quella pletora di personaggi che hanno fatto grandi fortune politiche grazie alla “discesa in campo” del Cavaliere.</p>
<p>Può piacere o no, ma si tratta di uno dei pochi punti di chiarezza delle elezioni palermitane. Costa e i pupari del Pdl. Due più due uguale quattro. Stop.</p>
<p>I conti non tornano quando si parla di Ferrandelli. Tutti sanno che i suoi registi sono i protagonisti dell’inciucio tra il Pd siciliano e il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo: ovvero Antonello Cracolici e Beppe Lumia, quest’ultimo protagonista anche dell’inciucio di Termini Imerese, un’altra operazione di dubbia chiarezza che ha avuto il “merito” di fare allontanare i pezzi più importanti della Società civile dal Partito democratico e dalla politica.</p>
<p>Ma lui, Fabrizio Ferrandelli, a ogni piè sospinto smentisce alleanze con il governatore. Almeno per ora. E fino a prova contraria abbiamo il dovere di credergli. Il tempo ci dirà se dichiara il vero o se ci ha presi in giro. Ma il problema, adesso, non è questo.</p>
<p>Il problema riguarda i rapporti di forza all’interno del centrosinistra qualora Ferrandelli dovesse diventare sindaco.</p>
<p>È chiaro che in una eventualità del genere, chi trarrebbe giovamento sarebbero i registi di questa operazione. E di conseguenza la loro politica. Da un trionfo di Ferrandelli a Palazzo delle Aquile, troverebbero legittimazione Lumia e Cracolici e quindi il loro inciucio alla Regione. Su questo non dovrebbero esserci dubbi.</p>
<p>Ecco perché Ferrandelli evita (per ora) un accostamento visibile con i suoi registi. Difficilmente in pubblico si fa vedere con loro, molto meglio Sonia Alfano e Rosario Crocetta, due antimafiosi che hanno ritenuto di schierarsi da quella parte, rifiutandosi di allearsi con un simbolo dell’antimafia come Rita Borsellino, sconfitta alle primarie proprio da Ferrandelli.</p>
<p>Palermo non è una città come tante. Ha bisogno di essere amministrata da persone oneste e preparate, ma anche da simboli forti. Essere solo giovani probabilmente non basta, a maggior ragione se dietro ci sono i fautori di un accordo scellerato come quello col governatore siciliano.</p>
<p>Ora, quando si parla di Lombardo, non si parla di un politico chiacchierato. Si parla di un signore che ha rapporti provati con i clan mafiosi, che è stato imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, salvatosi in extremis per un’interpretazione iper garantista che la Cassazione (vedi sentenza Dell’Utri) da qualche tempo dà al concorso esterno, di un signore che da sempre ha fatto del clientelismo il suo modus operandi, di un signore che ha conosciuto la galera, che a volte è stato prescritto, a volte assolto, ma che non può essere considerato un personaggio col quale, chi si intesta le battaglie sulla questione morale, può fare accordi.</p>
<p>Se succede – chi si intesta quelle battaglie – si deve assumere le sue responsabilità e non si deve lamentare se viene additato come complice di una cattiva politica. Sia con un sostegno diretto, che indiretto.</p>
<p>Se non si pianta questo paletto fondamentale, tutto diventa apparenza, perfino il bene e il male si confondono, e purtroppo, in questo Paese, il senso del bene e del male si è perso a causa di queste gravissime ambiguità che la classe politica ha inculcato alla gente.</p>
<p>In questa elezione per la poltrona di sindaco di Palermo, l’equivoco – dispiace dirlo – non è il candidato del centrodestra, ma quello del centrosinistra, o meglio, chi c’è dietro le quinte, da cui Ferrandelli si guarda bene dal prendere le distanze. Del resto come potrebbe? Può l’attore fare a meno del regista?</p>
<p>E continua a dire, Ferrandelli – malgrado le palesi irregolarità riscontrate in alcuni gazebi – che le primarie del centrosinistra si sono svolte regolarmente.</p>
<p>Mettiamola così: regolarmente in certe zone, irregolarmente in altre. Saranno poche, saranno tante, sarà anche una, non ha importanza.</p>
<p>Le primarie devono essere innanzitutto una prova di trasparenza, di lealtà e di sani principi, quanto meno per evitare che l’opinione pubblica dica “i politici sono tutti uguali”. Il fatto che in alcuni quartieri palermitani l’acqua sia diventata torbida, dimostra che Ferrandelli, oltre ad essere portatore dell’equivoco Lombardo, è portatore dell’equivoco primarie.</p>
<p>E noi spettatori assistiamo sgomenti a questa commedia dell’assurdo.</p>
<p>Bisogna davvero raccontarla questa storia per capire l’Italia del 2012.</p>
<p>Tutto parte diversi mesi fa, quando il centrosinistra cerca il candidato per la poltrona a sindaco di Palermo.</p>
<p>Da tempo Leoluca Orlando dichiara di volere essere lui il candidato. È stato il sindaco della “Primavera”, alle ultime elezioni la vittoria gli è stata scippata da Cammarata per una serie di brogli elettorali accertati in diversi seggi, quindi Orlando ritiene che fosse naturale una sua ricandidatura.</p>
<p>Manco per sogno! Un pezzo del centrosinistra insorge. Orlando? È vecchio! Ci vogliono facce nuove. E poi che fa, “s’arripresenta” dopo essere stato sconfitto da Cammarata?</p>
<p>Orlando insiste, “mi candiderò anche senza il volere della coalizione”.</p>
<p>Del resto, a Palermo, Orlando – pur non godendo dei consensi plebiscitari di un tempo – è ancora considerato “u sinnacu” da molta gente, specie dopo il disastro che Cammarata ha combinato al Comune.</p>
<p>Dai più stretti collaboratori viene descritto come un solista, un accentratore, uno che ama essere protagonista, a volte oscurando gli altri. E sarà pure vero.</p>
<p>Ma bisogna guardare anche i lati positivi: l’amore profondo per la sua città, la straordinaria cultura, la generosità, l’entusiasmo per le sue battaglie, le battaglie, spesso solitarie, condotte contro la mafia, contro la corruzione, contro Andreotti, contro Lima, contro Berlusconi, insomma contro il sistema politico-mafioso di questa Nazione.</p>
<p>Leoluca Orlando non è un personaggio come tanti, per molto tempo è stato “il” personaggio. “Il” personaggio politico di questo Paese più popolare all’estero, ma anche quello più censurato in Italia.</p>
<p>Un esempio? Quando qualche anno fa il Parlamento doveva votare il presidente della Commissione di vigilanza della Rai, che spetta sempre all’opposizione. Il centrosinistra compatto indica il nome di Orlando. Ma ecco che il centrodestra insorge. Leoluca Orlando? Una bestemmia! Per ben due anni il presidente della Commissione non è stato nominato per un espresso veto di Berlusconi. Chissà perché.</p>
<p><a href="http://www.linformazione.eu/2012/03/orlando-e-i-professionisti-dellamnesia/berlusconi-610x381-2/" rel="attachment wp-att-399"><img class="aligncenter size-full wp-image-399" title="berlusconi-610x381" src="http://www.linformazione.eu/wp-content/uploads/2012/03/berlusconi-610x3811.jpg" alt="" width="610" height="381" /></a></p>
<p>È interessante seguire il percorso politico dell’ex sindaco della “Primavera palermitana” perché da questo possiamo comprendere diverse cose, soprattutto il livello di democrazia esistente nel nostro Paese.</p>
<p>Orlando fu osannato dalle prime pagine dei giornali quando, dall’interno della Dc, diceva “la mafia ha il volto della istituzioni” oppure “Andreotti è il garante della mafia”.</p>
<p>Ma fu completamente oscurato quando, uscito dalla Dc, fondò la Rete assieme a Caponnetto, a Dalla Chiesa, a Fava, a Pintacuda, a Novelli, a Galasso e a tantissime persone della Società civile, non per fare opposizione, ma per diventare una forza di governo in grado di cambiare il Paese.</p>
<p>Tutto questo non avvenne per caso. Avvenne all’inizio degli anni Novanta, quando sotto i colpi di Mani pulite, il potere democristiano stava crollando rovinosamente. Ma quei colpi non li aveva assestati solo Mani pulite.</p>
<p>Dal punto di vista politico, c’era stato Novelli a Torino, Galasso nelle aule di giustizia, Fava con I Siciliani, Caponnetto col “pool” antimafia assieme a Falcone e Borsellino, Pintacuda con il centro “Pedro Arrupe”, Dalla Chiesa a Milano con “Società civile”.</p>
<p>Di questa avanguardia, Leoluca Orlando fu il leader, non meno degli stessi Falcone e Borsellino. Qualcuno potrà pure gridare al sacrilegio, allo scandalo, ma se ha memoria corta o è troppo giovane, è pregato di consultare le collezioni dei giornali del tempo.</p>
<p>Cerchino di ricordare i professionisti dell’amnesia cosa succedeva quando in un teatro di duemila posti interveniva uno di questi personaggi, cerchino di ricordare cosa succedeva quando c’era Orlando. Un entusiasmo travolgente.</p>
<p>Non era un’elite, ma il cittadino comune, la casalinga, l’operaio, il professore, il disoccupato, l’avvocato, il cassintegrato, il notaio, i giovani, gli anziani a partecipare.</p>
<p>La “pericolosità” di questo movimento, il potere la comprese benissimo. E la compresero benissimo certe frange consociative del vecchio Pci (poi Pds, poi Ds, ora Pd) che in cambio di una finta opposizione al potere ricavavano delle notevoli rendite di posizione. Ormai il vero avversario, per queste frange della sinistra, non era Andreotti, ma Orlando. Un fuoco di fila che proveniva da destra e da parte della sinistra.</p>
<p>Da quel momento Orlando scomparve dalle prime pagine dei giornali e dalle televisioni.</p>
<p>Sì, perché fino a quando il dissenso è interno, va benissimo, fai notizia e legittimi pure il-Paese-libero-e-democratico, ma quando ne esci, magari per costruire qualcosa di alternativo, devi semplicemente sparire dalla faccia della terra, non devi esistere, non sei mai esistito. Anche per quei giornali tradizionalmente democratici.</p>
<p>Negli ultimi due decenni della Prima Repubblica, la corruzione non era più un fatto fisiologico come nel passato, ormai era un fenomeno “sistemico”, erano coinvolti in tanti, in troppi, e questi non potevano permettersi di aprire gli armadi pieni di scheletri.</p>
<p>Fu così che arrivò il Cavaliere, “nuovo” anche lui, “giovane” anche lui, malgrado le 58 primavere sulle spalle, “sorridente” anche lui. Anche lui arrivato in un momento di transizione e di gravissima crisi economica.</p>
<p>“Toglietevi dalla testa che il ‘mafioso di Arcore’ sia sceso in campo ‘solo’ per difendere i suoi interessi”, disse Bossi nel ’94 in una intervista all’”Espresso”, dopo aver fatto cadere il Berlusconi I. E ancora: “Lo ha fatto ‘anche’ per questo, ma principalmente lo ha fatto perché il sistema corrotto di cui fa parte ha individuato in lui la persona che, con le sue televisioni, può tenere in piedi il sistema della Prima Repubblica”. Più chiaro di così.</p>
<p>Berlusconi non era un imprenditore qualsiasi: era un giovanotto che, secondo i magistrati, con i capitali sporchi del boss palermitano Stefano Bontade – tramite Dell’Utri – aveva investito nell’edilizia e nelle televisioni a Milano.</p>
<p>Era iscritto alla P2 e, a suon di tangenti, si era legato a Craxi. Questo gli aveva consentito di ottenere privilegi colossali, non ultima la legge Mammì che in questi decenni gli ha permesso di trasmettere su tutto il territorio nazionale a scapito di altri imprenditori televisivi.</p>
<p>Sarebbe bene che quelli con la memoria corta consultino anche il repertorio di certe trasmissioni dell’epoca. “Sgarbi quotidiani” per esempio. Ce n’è una memorabile, prezioso esempio per gli studiosi di Sociologia e di Scienze della comunicazione di cosa voglia dire “plagio di massa”.</p>
<p>Al centro lui, vittoriosgarbi. In secondo piano l’immagine di Hitler. Accanto a questa, l’immagine di Orlando. “Vedete? Hanno lo stesso ciuffo”, dice vittoriosgarbi. E poi: “Secondo la tesi del Lombroso, chi ha certi tratti del volto è portato a delinquere. Se Hitler e Orlando hanno lo stesso ciuffo, Hitler e Orlando sono capaci di delinquere. Se Hitler ha sterminato sei milioni di ebrei, Orlando cosa sarebbe capace di fare?”.</p>
<p>Un vittoriosgarbi oggi, un emiliofede domani, un vittoriofeltri dopodomani, e poi un giulianoferrara, un paololiguori ed ecco il “metodo Goebbels” dei giorni nostri: “Se una bugia la pronunci una volta resta una bugia, ma se la ripeti cento, mille, diecimila volte diventa una verità, la gente ci crede”.</p>
<p>Ovviamente non solo su Orlando, ma su Borrelli, su Di Pietro, su Caselli, su quei magistrati che, guarda caso, indagavano sull’asse Milano-Palermo. Oggi c’è Ingroia? Il “metodo Goebbels” deve colpire anche lui.</p>
<p>Ma il capolavoro arrivò quando Orlando si mise in polemica con Falcone a proposito delle “verità nei cassetti”.</p>
<p>Cos’era? In pratica Orlando attaccava la procura di Palermo (soprattutto il procuratore Giammanco) di avere le prove per incriminare Salvo Lima, i cugini Salvo e il sistema di potere che portava ad Andreotti.</p>
<p>In realtà, già dagli anni Sessanta, si sapeva che questi personaggi erano invischiati fino al collo con le organizzazioni criminali. Il giornale “L’Ora”, per tanto tempo, ne fece uno dei più clamorosi cavalli di battaglia.</p>
<p>Giovanni Falcone, da magistrato, era più prudente, voleva delle prove più consistenti, Lima e i cugini Salvo mica erano personaggi qualsiasi: erano i proconsoli che – come Genco Russo, come Calogero Vizzini, boss di Villalba e di Mussomeli, all’indomani dello sbarco degli anglo-americani in Sicilia, furono nominati dai vertici di quegli eserciti, sindaci dei loro rispettivi paesi – agivano nella periferia dell’impero per stabilizzare l’impero. Erano dunque ingranaggi fondamentali dello Stato.</p>
<p>Non bisogna neppure dimenticare che in quel periodo Tommaso Buscetta, alla domanda di Falcone, “Chi sono i referenti politici della mafia”, si rifiutò di rispondere e disse: unn’è ura, non è ora di dire certe verità, il sistema è ancora fortissimo, mi prenderanno per pazzo e a lei, signor giudice, l’ammazzeranno.</p>
<p>La polemica toccò il suo culmine durante il processo Dalla Chiesa, quando il pentito Giuseppe Pellegriti – poi screditato a proposito del delitto Fava – dichiarò in aula che il mandante dei delitti politici di quegli anni era proprio Salvo Lima. Nel giro di ventiquattr’ore, Falcone lo incriminò per calunnia.</p>
<div id="attachment_396" class="wp-caption aligncenter" style="width: 630px"><a href="http://www.linformazione.eu/2012/03/orlando-e-i-professionisti-dellamnesia/lima_andreotti_evangelisti_n/" rel="attachment wp-att-396"><img class="size-full wp-image-396" title="Salvo Lima e Giulio Andreotti" src="http://www.linformazione.eu/wp-content/uploads/2012/03/lima_andreotti_evangelisti_N.jpeg" alt="" width="620" height="444" /></a><p class="wp-caption-text">Salvo Lima e Giulio Andreotti</p></div>
<p>Ma la polemica continuò. Accadde quando il magistrato antimafia accettò la proposta del ministro Claudio Martelli di trasferirsi a Roma al ministero di Grazia e giustizia.</p>
<p>Ancor oggi i professionisti dell’amnesia, quando devono colpire Orlando, ricordano quell’episodio, dimenticando cos’era il partito socialista del tempo, i voti che prendeva nei quartieri ad alta densità mafiosa, le tangenti del traffico di armi e di droga, l’inchiesta del giudice Carlo Palermo nello stesso periodo in cui subì l’attentato che fece a pezzi una donna e due bambini, le tantissime mazzette che finivano al Psi, la campagna sui Pm da mettere sotto il controllo del potere esecutivo.</p>
<p>I professionisti dell’amnesia ripetono ancor oggi gli slogan di vent’anni fa, ovviamente senza contradditorio, e riempiono le pagine di facebook di volgarità, magari diffondendo il brano del “Maurizio Costanzo Show” in cui Orlando e Galasso criticarono Falcone per la scelta di trasferirsi a Roma.</p>
<p>È fondamentale rivedere quel brano, ma è fondamentale rivederlo senza pregiudizi e con estrema onestà intellettuale. E poi dire serenamente se si trattò di una delegittimazione o di una critica democratica nei confronti di un magistrato con il quale, dopo tante battaglie condotte dalla stessa trincea, non c’era la sintonia di un tempo.</p>
<p>Perché non si sta ai fatti? Perché escludere che Orlando ragionava da politico, e Falcone da magistrato? Perché non pensare che ognuno guardava lo stesso fenomeno ma da un’angolatura diversa?</p>
<p>Personalmente credo che avesse ragione Buscetta: i tempi non erano maturi per far saltare il sistema, ma che avessero ragione sia Orlando che Falcone.</p>
<p>E questa ritengo sia stata la stessa conclusione alla quale arrivò Antonino Caponnetto, il quale, dopo l’omicidio Falcone, pur continuando a onorare la memoria del giudice antimafia, non ebbe esitazione a schierarsi con Orlando per portare avanti il progetto della “Rete”. Se Caponnetto era consapevole della malafede di Orlando perché rimase al suo fianco?</p>
<p>E perché, pochi giorni dopo la strage di Capaci, Paolo Borsellino partecipò a una manifestazione tenutasi nel chiostro di Casa Professa, a Palermo, al fianco di Orlando (che era l’organizzatore) per commemorare Giovanni Falcone?</p>
<p>Attendiamo risposte.</p>
<p>La verità è che Orlando, con le sue fortissime denunce sulla mafia, sulla P2, sulla massoneria, sui servizi segreti deviati, sulla corruzione, era diventato troppo scomodo. E doveva essere espulso dal sistema. Non poteva essere ucciso, era diventato troppo popolare, in Italia sarebbe scoppiato l’inferno. Si preferì risolvere la faccenda “politicamente”. E allora tutti parteciparono al massacro, giornali e TV in prima linea: in gioco c’era il sistema, bisognava mobilitare i carri armati.</p>
<p>L’assassinio di Falcone fu l’occasione propizia per sparare contro Orlando.</p>
<p>Basta guardare – ancor oggi – certe trasmissioni nelle quali si parla della Palermo degli anni Ottanta e Novanta: i delitti eccellenti, la morte dei grandi boss, l’ascesa al potere dei “Corleonesi”, di Lima, di Ciancimino, il maxiprocesso, Chinnici, Dalla Chiesa, i sindaci come Martellucci, Insalaco, Elda Pucci, Domenico Lo Vasco, ma non si sente mai “Primavera palermitana”. Una coincidenza anche questa, certo.</p>
<p>Il berlusconismo non si è caratterizzato solo per il tentativo di revisionare la storia del fascismo, per le censure sui mandanti esterni delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, per i programmi insulsi che hanno rimbecillito milioni di persone.</p>
<p>Si è caratterizzato anche per aver rimosso dalle coscienze di milioni tanti italiani un’esperienza esaltante come la “Primavera” presa a modello da tutta Italia. Il risultato è che alcuni hanno dimenticato, mentre altri vengono presi da una sorta di sindrome solo a pronunciare certi nomi.</p>
<p>Ecco che allora, con la cancellazione della “Primavera” e con il ridimensionamento di Orlando, il gioco dell’apparenza riesce benissimo, il vero e il falso si mescolano, il bene e il male si confondono, al punto che si arriva a dire che siccome Orlando non è stato ammazzato, non è credibile, come se per essere credibili, in questo Paese, sia necessario che ti ammazzino.</p>
<p>Torniamo ai giorni nostri.</p>
<p>Dove eravamo rimasti?</p>
<p>Da mesi Orlando annuncia la sua candidatura, ma una parte del Pd, spalleggiata dall’europarlamentare dell’Idv Sonia Alfano, si oppone.</p>
<p>Quest’ultima, prima annuncia la sua candidatura in una intervista alla rivista “Vanity Fair”, sfumata la quale – come specifica lei stessa in una lettera – cerca di convincere una titubante Rita Borsellino a candidarsi. Stessa cosa viene fatta dal Partito democratico ufficiale.</p>
<p>Quando finalmente la Borsellino opta per la candidatura, Orlando rinuncia alla sua decidendo di appoggiare la sorella del magistrato ucciso in via D’Amelio. Non è un semplice appoggio, ma un’alleanza vera e propria. In conferenza stampa sia Leoluca che Rita escludono un’alleanza con Lombardo.</p>
<p>A quel punto spunta fuori la candidatura di Ferrandelli, sponsorizzata dalla stessa Alfano e dal duo Lumia-Cracolici che vanno in controtendenza con il partito ufficiale.</p>
<p>Si svolgono le primarie. Vince Ferrandelli. La Borsellino presenta ricorso ai garanti del Pd dichiarando senza mezzi termini che allo Zen il voto è stato inquinato.</p>
<p>Dopo una inchiesta, i garanti confermano: la denuncia dell’ex vice presidente di Libera è fondata. Nel frattempo le forze di polizia e la magistratura indagano su altre presunte irregolarità verificatesi in altre zone della città. Malgrado la nuova situazione, Rita Borsellino decide di ritirarsi dalla corsa per Palazzo delle Aquile.</p>
<p>A questo punto si rimette in gioco Orlando: “Le primarie sono state inquinate, mi candido”.</p>
<p>Contro di lui inizia il gioco al massacro: “Traditore delle primarie”, “Incoerente”, “Malato di protagonismo”. Molti tirano fuori le “prove” della delegittimazione di Falcone e la farsa continua.</p>
<p>Non sappiamo se Orlando vincerà o perderà, ma sappiamo due cose. La prima: se è vero che le primarie si sono svolte in modo irregolare, ha fatto bene a candidarsi. La seconda: se oggi c’è un’Italia più consapevole e più desiderosa di legalità, una parte del merito è suo. Non riconoscerlo non è onesto.</p>
<p>Cari signori, che vi piaccia o no, c’è un’Italia che non dimentica. E c’è un’Italia che fa il tifo per lui. Io sono fra questi.</p>
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		<title>Dell’Utri e la malattia dell’Italia</title>
		<link>http://www.linformazione.eu/2012/03/dellutri-e-la-malattia-dell-italia/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 08:46:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Mirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[I Personaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono giornate tristi per la democrazia italiana, ma tutto procede allegramente, come se niente fosse. Giornate che dimostrano quanto ancora nel nostro Paese il cammino per raggiungere una democrazia vera, compiuta, moderna sia faticoso e irto di ostacoli. Il primo evento negativo riguarda l’annullamento da parte della Suprema Corte della condanna per concorso esterno in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono giornate tristi per la democrazia italiana, ma tutto procede allegramente, come se niente fosse. Giornate che dimostrano quanto ancora nel nostro Paese il cammino per raggiungere una democrazia vera, compiuta, moderna sia faticoso e irto di ostacoli.</p>
<p>Il primo evento negativo riguarda l’annullamento da parte della Suprema Corte della condanna per concorso esterno in associazione mafiosa inflitta in primo e in secondo grado a Marcello Dell’Utri, braccio destro di Silvio Berlusconi, fondatore di Forza Italia e vera mente politico-finanziaria di quel gruppo. O meglio: più che un annullamento, un rinvio in appello del processo Dell’Utri, cioè un nuovo dibattimento con la prescrizione che incombe nel 2014.</p>
<p>Ovviamente bisogna partire dall’idea che le sentenze dei magistrati si rispettano sempre, anche quando sono sgradite, e in questo caso non sfuggiamo alla regola: rispettiamo la sentenza, ma ci arroghiamo il diritto di discuterla.</p>
<p>Una su tutte: il colpo inferto al reato di concorso esterno in associazione mafiosa, dopo che per quel reato sono stati condannati in via definitiva Bruno Contrada, Ignazio D’Antone ed altri pezzi delle istituzioni ritenute colluse con Cosa nostra, ma tutto sommato non appartenenti ai vertici dello Stato.</p>
<p>Quando la Cassazione – o meglio, talune sezioni di essa – deve giudicare un processo sul cosiddetto Terzo livello, ecco che improvvisamente si crea il corto circuito. È sempre stato così. Un tempo, fra il primo e il secondo grado c’era l’ “insufficienza di prove” che mandava assolti politici e mafiosi; dagli anni Ottanta in poi c’è stata la Cassazione, dapprima con Corrado Carnevale, ora con i suoi “alter ego”, o al limite con qualche magistrato catanese che ai tempi del delitto Fava insabbiava i processi che riguardavano i cavalieri del lavoro.</p>
<p>La Cassazione ci dice che non basta provare il legame con la mafia se non si accerta che da quel legame è stato tratto un vantaggio.</p>
<p>Quindi per condannare Dell’Utri non basta accertare che la mafia abbia votato unita per Forza Italia, che le liste e le sezioni di quel partito siano state inquinate dalla presenza di mafiosi, di camorristi e di ‘ndranghetisti, non bastano i rapporti stretti di Dell’Utri con i Bontate, con i Cinà, e con i Mangano, o che certi capitali sporchi fatti a Palermo siano stati reinvestiti a Milano nel mondo dell’edilizia e della televisione mediante Berlusconi. Non bastano le condanne in primo grado e in appello. Ci chiediamo cosa ci vuole.</p>
<p>Con questo ennesimo bizantinismo giuridico inaugurato della sentenza che mandò assolto l’ex ministro Calogero Mannino, si giustifica la posizione di tanti altri politici – magari spacciandola per garantismo – invischiati fino al collo nei rapporti con le organizzazioni criminali, primo fra tutti il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo.</p>
<p>Ora, comprenderete benissimo che se non si recide il cordone ombelicale che unisce la politica alle organizzazioni criminali, non ne usciremo mai, saremo uno Stato a democrazia limitata, uno Stato governato perennemente da Cosa nostra.</p>
<p>E in uno Stato governato da un’organizzazione eversiva non c’è da meravigliarsi se la notizia dell’assoluzione di dell’Utri viene trattata come tante altre. Non è “la” notizia, ma un fatterello di cronaca da dimenticare nel giro di mezz’ora, senza contesto, senza memoria storica. Sappiamo tutto di Salvatore Parolisi, di Sabrina Misseri, di Garlasco, di Cogne, e non conosciamo le prove per le quali il braccio destro di Berlusconi è stato condannato in primo e in secondo grado. Chi sa chi erano (e chi sono) i boss amici di Dell’Utri, chi sa con quali soldi Berlusconi ha costruito il suo impero?</p>
<p>Tutto viene nascosto da una televisione che deve nascondere l’eversione di un sistema mafioso.</p>
<p>Di fronte a una “bomba” come l’assoluzione di Dell’Utri, perfino un programma come “Ballarò” – con i soliti argomenti, con i soliti politici, con le solite tabelle e con i soliti sondaggi, e dove paradossalmente l’unico che fa veramente informazione è Maurizio Crozza – appare un contenitore vuoto e monotono: il dibattito sulla politica italiana non può essere ridotto solo a una questione di carattere economico. È necessario discutere sulla tenuta democratica di questo Paese in relazione al condizionamento della mafia, della massoneria, dei servizi segreti deviati e della corruzione. Perché è da questo disastro morale che dipende il disastro economico della Nazione.</p>
<p>Il secondo evento negativo riguarda l’insulto che un altro personaggio eccellente come il generale del Ros, Antonio Subranni, imputato anch’egli di concorso esterno in associazione mafiosa, ha rivolto ad Agnese Borsellino (“la signora Borsellino è affetta da Alzheimer”, ha detto) perché la vedova del magistrato fatto a pezzi in via D’Amelio ha dichiarato di avere appreso dal marito che l’ufficiale era “punciutu”, cioè mafioso.</p>
<p>Chiedete in giro chi è il generale Subranni, chiedete alla gente se sa che è stato il maggiore depistatore del delitto di Peppino Impastato. E poi ci fate sapere.</p>
<p>Qui il problema – per chi non lo avesse ancora capito – non è fisiologico, ma patologico, e riguarda la malattia del sistema democratico.</p>
<p>I medici non possono essere solo i magistrati e i poliziotti onesti. E neanche la maggior parte dei partiti italiani, che ormai sono i più ammalati di tutti.</p>
<p>I veri medici siamo noi. Perché è vero – come dice De Gregori – che “la storia siamo noi”. Hitler al potere non è arrivato per caso. E neanche Mussolini. E neanche Stalin. E neanche Pol Pot. Li ha voluti il popolo. Andreotti non lo ha mandato lo Spirito santo.</p>
<p>Nel ’93 la società italiana – dopo le stragi e dopo Tangentopoli – fu attraversata da un fremito di indignazione e fu sul punto di cambiare, di darsi una svolta realmente democratica. Mancava davvero poco. Poi arrivò Berlusconi che deviò la valanga, e la mafia esultò.</p>
<p>Il cambiamento dipende solo da noi. Attraverso l’impegno civile, la coerenza., il rifiuto dei compromessi, il voto. Mica c’è sempre Berlusconi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cara Sonia, continuo a non capire</title>
		<link>http://www.linformazione.eu/2012/03/cara-sonia-continuo-a-non-capire/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 11:51:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Mirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[I Personaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Cara Sonia, innanzitutto ti ringrazio per la risposta rapida che hai dato alla mia “lettera aperta”. Spero che il mio intervento sia stato interpretato nel giusto modo, e cioè non come un attacco personale, ma come un parere del tutto democratico al dibattito che si è innescato sulle primarie del centrosinistra per il candidato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Sonia,</p>
<p>innanzitutto ti ringrazio per la <a href="http://www.linformazione.eu/2012/03/cara-sonia-non-ti-capisco/#comment-23">risposta rapida</a> che hai dato alla mia “lettera aperta”.</p>
<p>Spero che il mio intervento sia stato interpretato nel giusto modo, e cioè non come un attacco personale, ma come un parere del tutto democratico al dibattito che si è innescato sulle primarie del centrosinistra per il candidato a sindaco di Palermo.</p>
<p>Spero pure che la mia lettera non sia stata scambiata come uno sfogo “di parte”, causato dalla sconfitta alle primarie di Rita Borsellino, alla quale mi lega la stessa stima e lo stesso affetto che nutro per te.</p>
<p>Purtroppo nella tua risposta parli di “sillogismo da psichiatria politica”, solo perché si fanno degli accostamenti politici, oppure di “propaganda”, o ancor peggio, con chiaro riferimento al sottoscritto, scrivi che, “ancor più deludente, dal punto di vista umano, prima ancora che politico, è chi gli è andato stupidamente e squallidamente dietro”.</p>
<p>Mi dispiace che tu dica queste cose anche contro chi – in assoluta buonafede – formula un parere libero, a meno che non pensi che anche queste persone facciano parte di un fantomatico “clan”, solo perché sono in dissenso con certe scelte.</p>
<p>E spero che un giorno – quando il tempo avrà raffreddato il clima – si possa discutere serenamente delle nostre rispettive posizioni.</p>
<p>È in nome dei sentimenti di stima e di affetto che nutro per te, che avrei scritto a Rita le stesse cose, se avessi ritenuto dannose per il futuro della Sicilia le sue scelte politiche. Sai benissimo che il mio giudizio non dipende dall’appartenenza (non voto a Palermo, non ho tessere di partito, né dogmi da seguire, né icone da santificare), ma esclusivamente dai valori in cui credo e dai ragionamenti che faccio.</p>
<p>Andiamo a noi.</p>
<p>Il problema non è Fabrizio Ferrandelli, che sicuramente è una persona perbene, ma i registi di questa operazione, ovvero i sedicenti esponenti della “sinistra” Cracolici, Lumia e Cardinale, che sono anche i registi della sopravvivenza di Lombardo alla Regione. Per costoro il problema non è tanto la riproposizione al Comune di ciò che sta avvenendo a Palazzo dei Normanni, ma una eventuale vittoria della Borsellino, che avrebbe sconvolto i rapporti di forza presenti nel centrosinistra, non solo palermitano.</p>
<p>Tu dici: anche alcuni sostenitori di Rita stanno con Lombardo. E fai i nomi. È chiaro che i trasformisti di professione, soprattutto in Sicilia, riescono ad infilarsi perfino nella cruna di un ago, ma in casi del genere bisogna comprendere quali equilibri si creerebbero in caso di vittoria dell’uno o dell’altro schieramento, perché è dai rapporti di forza che dipende la linea politica di un partito o di una coalizione (non solo a Palermo, ma anche a Roma). Secondo me una linea politica imposta da Borsellino, da Orlando, da Di Pietro, da Vendola e da Bersani è una cosa, una linea politica imposta dai Lumia, dai Cracolici e dai Cardinale un’altra. Punti di vista personali, dunque opinabili.</p>
<p>Quel che è sicuro è che i personaggi appartenenti alla seconda schiera hanno preferito prendere le distanze dalla Borsellino e rimanere con Lombardo. Questo è un fatto, non un “sillogismo da psichiatria politica”. Possiamo chiederci il perché, o facciamo “propaganda”?</p>
<p>Ora, cara Sonia, stiamo parlando di Lombardo, non di un discutibile personaggio della “zona grigia”. Stiamo parlando di uno che risulta essere amico dei mafiosi, sul cui groppone, fino a poche settimane fa, pendeva l’accusa pesantissima – adesso tornata in discussione alla Procura di Catania – di concorso esterno in associazione mafiosa, di uno su cui la politica più intransigente non dovrebbe neanche discutere.</p>
<p>Non mi importa che Ferrandelli abbia dichiarato che non farà mai alleanze con il governatore, mi importa il segnale politico che viene lanciato da chi gli sta dietro.</p>
<p>Il senatore Lumia – certamente artefice di certe iniziative importanti contro Cosa nostra – non è consapevole del rischio di essere identificato con il governatore? Non è consapevole che un altro inciucio di cui è protagonista, quello col centrodestra di Termini Imerese (sua città natale), rischia di squalificarlo agli occhi di una Società civile che lo considerava un punto di riferimento? Non sa che un atteggiamento del genere produce sfiducia nell’elettorato e fornisce un alibi formidabile ai seguaci dei Dell’Utri, dei Berlusconi e dei Cosentino, che hanno gioco facile nel dire “sono tutti uguali”? Non sa che questa ambiguità distrugge la politica? Oppure, siccome hai fatto l’elenco degli errori di Claudio Fava, certi comportamenti sono giustificabili?</p>
<p>Chi fa politica sa perfettamente che determinati segnali vengono colti in modo estremamente semplificativo dall’elettorato.</p>
<p>Nella tua lettera parli Claudio Fava, anche lui, come te, colpito dolorosamente negli affetti, ed anche lui, come te, impegnato in prima persona nella lotta contro la mafia, ma ahimè, assente da diverso tempo dalla sua città, perfino in una vicenda scabrosa come il “Caso Catania”, quando tutti ci saremmo aspettati un intervento su certi magistrati risultati amici dei mafiosi. Non abbiamo sentito neanche una parola, e tu hai collegato giustamente questo “segnale” con i pochi consensi che ha ottenuto. Un nesso di causa e di effetto che hai colto perfettamente e che mi trova d’accordo.</p>
<p>Ora, Sonia, nella tua lettera hai fornito le tue spiegazioni e questo è sicuramente ammirevole, ma credo che non basti.</p>
<p>Una persona semplice come me, nei percorsi tortuosi della politica si perde, è portata a giudicare dai gesti, non da apprezzabilissime paginate di spiegazioni da cui peraltro, oltre alle tante note positive, si colgono lotte intestine, rancori, duelli all’ultimo sangue per una leadership.</p>
<p>Le persone semplici vanno al sodo: Palermo non è una città come le altre, ha bisogno di amministratori onesti e preparati, ma anche di simboli forti. È una città piagata dalla mafia e dalla cattiva amministrazione, dunque deve dare dei segnali chiari, a tutti, a Cosa nostra, ai cittadini e al Paese.</p>
<p>Sonia Alfano e Rita Borsellino sono due simboli e devono stare insieme a chi, assurto a simbolo anch’egli per il proprio impegno civile, in quella città ha lottato strenuamente in anni in cui i morti, eccellenti e non, si contavano a grappoli (si chiami Orlando o padre Garau, ti piaccia o no).</p>
<p>Onestamente non trovo nulla di male se Orlando ha espresso da tempo il desiderio di ricandidarsi. Palermo è la sua città, la ama in modo viscerale, la vuole cambiare, ha fatto delle lotte incredibili vivendo una vita blindata, da sindaco le ha ridato una dignità che aveva perso. Ce le siamo scordate queste cose o facciamo finta di averle dimenticate? Se molte cose sono cambiate nella nostra cultura antimafiosa, lo dobbiamo anche a lui. Ha il suo carattere, è accentratore, è solista, ma ha dei meriti grandissimi, e vorrei che venissero riconosciuti con onestà.</p>
<p>Perché Orlando non poteva candidarsi? Perché parli di “doppi giochi e di spregiudicatezza di Leoluca Orlando”? Perché nella tua lettera, in modo così disinvolto, lo accosti a un personaggio pesantemente discusso come Crisafulli?</p>
<p>Devo confessarti che resto letteralmente basito nel leggere su facebook commenti avvelenati, e anche volgari, da parte di gente che ti sta vicino, contro il sindaco della “Primavera palermitana”. Una coincidenza di cui sarai sicuramente all’oscuro, ma non mi è mai capitato di leggere o di sentire i collaboratori di Orlando – né tantomeno lui – usare un linguaggio del genere nei tuoi confronti.</p>
<p>Altrettanto onestamente devo dirti che ho trovato inopportuna la tua intervista a “Vanity fair”, in cui nel giugno scorso – sull’onda emotiva della vittoria di De Magistris a Napoli – dichiaravi di candidarti a sindaco di Palermo. Un atto d’amore per la tua città di adozione, certo, ma l’impressione che ne ho ricavato è stata quella di volere sbarrare la strada a Orlando, di cui conoscevi da tempo le intenzioni.</p>
<p>Ora, Sonia, io mi sarei aspettato una tua candidatura come sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto, la tua città, la città dove è stato ucciso tuo padre e dove è arrivato il momento di rompere un sistema vergognoso che governa dall’immediato dopoguerra. Quella sì, sarebbe stata una provocazione straordinaria. Invece no, dopo che hai contribuito in maniera determinante a far scricchiolare il sistema barcellonese, decidi di candidarti in una città non tua, anche a costo di scatenare una guerra interna. Risultato: non ti sei candidata tu, non si è candidato Orlando, Rita ha perso le primarie e tu – sicuramente in buonafede – ti sei schierata con i volponi del centrosinistra che volevano esattamente questo. Come strategia non c’è male.</p>
<p>Le persone semplici come me pensano che se per equivoci, per incomprensioni o per incompatibilità caratteriale, qualcuno fra te, Rita, Leoluca, padre Garau e tanti altri, rompe un’alleanza “sacra” come questa, è meglio che per una volta non si schieri, che salti un turno, che se ne stia al di sopra delle parti in attesa di tempi migliori. Insomma che voli alto. Ma non legittimi, seppure indirettamente, una politica becera come quella che si sta facendo alla Regione siciliana. Perché? Perché ha il dovere morale di tenere alto il nome che porta. Si chiami pure Gesù Cristo.</p>
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		<title>Cara Sonia non ti capisco</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 10:13:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Mirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[I Personaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Cara Sonia, io che provo affetto per te. Io che ti ho votata. Io che come giornalista ho cercato di offrire un contributo modesto ma sincero per restituire a tuo padre, Beppe Alfano, giornalista ucciso dalla mafia, la memoria che merita. Io che non finirò mai di ringraziarti per il coraggio e la coerenza che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Sonia,</p>
<p>io che provo affetto per te.</p>
<p>Io che ti ho votata.</p>
<p>Io che come giornalista ho cercato di offrire un contributo modesto ma sincero per restituire a tuo padre, Beppe Alfano, giornalista ucciso dalla mafia, la memoria che merita.</p>
<p>Io che non finirò mai di ringraziarti per il coraggio e la coerenza che hai sempre dimostrato nel puntare il dito contro le malefatte dei politici e dei mafiosi.</p>
<p>Io che mi sono trovato assieme a te a denunciare il verminaio che infesta la nostra Terra, e in special modo Barcellona Pozzo di Gotto.</p>
<p>Io che al cospetto di chi ha cercato di denigrarti, mi sono battuto per stabilire certe verità.</p>
<p>Io che mi sento spiritualmente vicino a te, devo dirti con sincerità vedendoti festeggiare il candidato a sindaco di Palermo, Fabrizio Ferrandelli – vincitore delle primarie – con chi alla Regione sostiene il governatore Lombardo, ovvero Cracolici, Cardinale e Lumia, sono stato preso da una tristezza indicibile.</p>
<p>Io che vedevo in te una esponente di una politica nuova, moderna, assolutamente avulsa da questi giochetti da Prima repubblica, un punto di riferimento sicuro, un approdo, devo esprimerti la mia amarezza nel vederti schierata – tu che inciucista non sei mai stata – con questi campioni dell’inciucio, contro una persona perbene come Rita Borsellino.</p>
<p>Su facebook mi dici che – in virtù della nostra amicizia – queste critiche avrei dovuto fartele in privato. Se si fosse trattato di una vicenda meno grave, l’avrei fatto senz’altro, ma il danno è troppo grosso (direi irreparabile) che non può essere liquidato così. È necessario andare oltre lo steccato dell’amicizia e aprire un dibattito, sia perché ormai sei un personaggio pubblico, con responsabilità pubbliche, sia perché questa storia è pubblica e non può essere oggetto di una conversazione privata.</p>
<p>Tra l’amicizia e la verità mi insegni che bisogna sempre scegliere la verità, ovviamente la “mia” verità. Anche a costo di soffrire per il colpo che si dà a un’amicizia alla quale si crede.</p>
<p>Dimmi che non è vero, dimmi che l’altra sera, quando ti ho visto in Tv, eri su “Scherzi a parte”, non dirmi che per far fuori la Borsellino (e Orlando) ti sei unita a gente che alla Regione appoggia un presidente dalla carriera politica costellata dagli arresti, dalle condanne, dalle assoluzioni, dalle prescrizioni, dalle inchieste per mafia, dai successivi proscioglimenti, dal trasformismo, da un clientelismo da fare impallidire il più disinvolto politicante sudamericano.</p>
<p>Mi chiedo: dopo che ti sei intestata delle nobili battaglie, perché ti schieri con questi Gattopardi facendo la guerra a una persona perbene come Rita Borsellino? Posso anche capire che la Borsellino non ti piaccia, e va bene, che potrai avere avuto delle incomprensioni, e va bene, ma perdio, festeggiare con i sostenitori di Lombardo è una roba che stordisce, che confonde, che manda in tilt.</p>
<p>È una scelta che non comprendo e che temo non comprendano i tuoi elettori, una scelta che a un comune mortale appare incomprensibile, e anche suicida.</p>
<p>Adesso che avete fatto perdere la Borsellino alle primarie, credi che Palermo e la Sicilia trarranno giovamento, credi che la gente capirà, credi che gli elettori di centrosinistra non proveranno più schifo di prima nei confronti della politica? Prova a leggere i commenti sull’articolo scritto due giorni fa da Beppe Lumia sul “Fatto Quotidiano”. Lui parla di vittoria della democrazia, ma i lettori esprimono disgusto per quello che ha fatto. Ti rendi conto?</p>
<p>Cara Sonia, non so se risponderai a questa lettera, ma ti prego, se dovessi farlo, spiega concretamente i motivi di questa decisione. Concretamente dico, non chiedendomi di portare le dichiarazioni ufficiali di Ferrandelli sull’alleanza con Lombardo. Perché è chiaro che di dichiarazioni del genere non ce ne sono né potranno essercene. Ferrandelli non è così stupido da suicidarsi con affermazioni del genere, così come non è stupido Lombardo dal fare altrettanto.</p>
<p>Non è l’ufficialità che conta, ma i fatti, e questo ce lo insegna tuo padre che ha sacrificato la vita per i fatti. E i fatti ci dicono che Lombardo alla Regione è in piedi grazie all’inciucio col Pd. Che gli inciucisti alla Regione sono i registi dell’operazione Ferrandelli. E che costoro si sono sbarazzati della Borsellino attraverso questo “giovanotto” (secondo una affermazione di Corradino Mineo su “Rai News 24”). Ma dico: la politica si fa così?</p>
<p>Ferrandelli sarà sicuramente un bravo ragazzo, ma per dare un giudizio politico, le dichiarazioni ufficiali non bastano, e neanche la faccia pulita, è necessario sapere chi c’è dietro a quelle dichiarazioni, a quella faccia pulita e quell’operazione. Sennò parliamo del nulla.</p>
<p>Ti prego di spiegare, cara Sonia, se lo ritieni, perché Cracolici, Lumia e Cardinale (per carità, non mettiamoci anche Lombardo per non inasprire la polemica) sono migliori di Rita.</p>
<p>Spiegalo anche a Giannelli che nella prima pagina del “Corriere della Sera” di ieri ha realizzato tre immagini: nella prima c’è scritto “Liscia” e c’è la faccia di Bersani, nella seconda “Gasata” e c’è la faccia di Vendola, nella terza “Ferrandelli” ma con la faccia di Lombardo.</p>
<p>Con un tratto di matita, Giannelli ha espresso quello che percepisce la gente comune.</p>
<p>Risultato: dopo le primarie di Palermo, all’interno del Partito democratico già si mette in discussione l’accordo di Vasto fra Bersani, Vendola e Di Pietro, che esclude legami col Terzo polo, e allo stesso tempo si chiede che Bersani e Lupo nel Pd, e Leoluca Orlando dentro l’Italia dei valori, si facciano da parte per avere appoggiato la Borsellino. Da questo si capisce che a Palermo come a Roma la guerra non è sugli ideali o sui progetti, ma sulla leadership. Beghe, nient’altro che beghe da cortile, e niente più.</p>
<p>La netta sensazione è che dietro a queste primarie ci sia una regia per sbarazzarsi di personaggi troppo scomodi, che con una vittoria a Palermo avrebbero reso quasi impossibile l’accordo tra il centrosinistra e Lombardo. E così torniamo nella palude della tanto agognata Prima repubblica. Mi chiedo se così si costruisce il futuro dell’Italia.</p>
<p>Sono sicuro che riuscirai a spiegare sufficientemente questa scelta e spero sinceramente che mi farai cambiare idea. In caso contrario ne prenderò atto. E credo che non sarò l’unico.</p>
<p>Con affetto,</p>
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		<title>Questo sindaco deve dimettersi</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 09:03:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Mirone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[I Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[La mia Città]]></category>

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		<description><![CDATA[La persona che vedete raffigurata nella foto si chiama Alfio Papale ed è il sindaco di Belpasso. Non è una cattiva persona, anzi è abbastanza simpatico, il saluto sempre pronto, il sorriso, una grande disponibilità per tutti. Ma non può fare il sindaco. Belpasso – lo dico a beneficio di chi non è di Belpasso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La persona che vedete raffigurata nella foto si chiama Alfio Papale ed è il sindaco di Belpasso.</p>
<p>Non è una cattiva persona, anzi è abbastanza simpatico, il saluto sempre pronto, il sorriso, una grande disponibilità per tutti. Ma non può fare il sindaco.</p>
<p>Belpasso – lo dico a beneficio di chi non è di Belpasso – è un paese ai piedi dell’Etna che gode di una posizione incantevole e di un clima straordinario.</p>
<p><a href="http://www.linformazione.eu/2011/12/lanima-di-dio/ficodindia500/" rel="attachment wp-att-287"><img class="alignleft size-medium wp-image-287" title="ficodindia500" src="http://www.linformazione.eu/wp-content/uploads/2011/12/ficodindia500-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a>A metà tra il vulcano più alto d’Europa, la Piana di Catania e il mare, è immerso in un paesaggio agricolo fra i più belli della Sicilia. Un paesaggio sorto spontaneamente e “creato” anche dall’uomo, che nel corso dei secoli è riuscito a dissodare i terreni lavici attraverso i terrazzamenti, le bonifiche, la piantagione di svariate colture come l’ulivo, il mandorlo, il ficodindia, il pistacchio, l’arancio, il limone, il mandarino e tanto altro. Venite a vedere cosa sono stati capaci di fare i nostri padri. Un incanto.</p>
<p>Intere distese che si perdono a vista d’occhio e che davvero danno il senso di un’armonia tra il cielo e la terra, tra l’anima di Dio e l’anima degli uomini. Ogni tanto un altarino antico, una masseria, la sorgente dell’Acquarossa, la casa cantoniera. Tutto in perfetta armonia, la mano del Creatore e la mano dell’uomo. Una volta.</p>
<p>Ora invece vedi capannoni, andirivieni di camion, ruspe, motopale, cave di pietra, centri commerciali, case abusive e scheletri di cemento disseminati dovunque.</p>
<p><a href="http://www.linformazione.eu/2012/02/questo-sindaco-deve-dimettersi/papale-02/" rel="attachment wp-att-358"><img class="alignleft size-full wp-image-358" title="PAPALE 02" src="http://www.linformazione.eu/wp-content/uploads/2012/02/PAPALE-02.jpg" alt="" width="300" height="450" /></a>Il problema è che la persona che vedete raffigurata in questa foto, oltre ad essere il sindaco di Belpasso, è anche ingegnere. E, secondo una vulgata popolare, è anche proprietario di gran parte dei terreni ubicati nel territorio.</p>
<p>Secondo fonti di Palazzo, il sindaco sarebbe progettista – magari avvalendosi di qualche tecnico compiacente – di molti capannoni, di molte case abusive, di molti scheletri di cemento. Una devastazione del territorio immensa e, peggio, irreversibile perché tutto questo cemento resterà lì per sempre, non consentirà alla ferita di chiudersi e quindi non consentirà alla natura di riprendersi i suoi spazi.</p>
<p>Onestamente non sappiamo se è vero che il sindaco abbia interessi di questo genere, anzi vogliamo credere che non li abbia, ma il suo comportamento “politico” in fatto di salvaguardia urbanistica e territoriale ci porta a ritenere che egli sia responsabile come amministratore – prima che come tecnico o come presunto proprietario di terreni – dello scempio perpetrato verso la comunità che rappresenta.</p>
<p>È dalla fine degli anni Settanta che Papale amministra Belpasso prima come consigliere comunale, poi come assessore, quindi come sindaco.</p>
<p>È dalla fine degli anni Settanta che sentiamo ripetere il solito ritornello: Belpasso non è un paese turistico, l’agricoltura è in crisi, quindi conviene puntare sul mattone. Come? Semplicissimo: demolendo i manufatti antichi del centro storico, e inondando di cemento le zone agricole.</p>
<p>Il progetto è riuscito alla perfezione: mentre la vicina Nicolosi ha puntato sulla salvaguardia della natura e ha gli alberghi, i ristoranti, i negozi pieni tutto l’anno, Belpasso ha raso al suolo moltissimi edifici antichi, ha riempito di cemento l’intero territorio, ha consentito la costruzione del centro commerciale più grande d’Europa e ha penalizzato le straordinarie potenzialità che possiede.</p>
<p>Contemporaneamente, per ingraziarsi la popolazione, il sindaco, anche con l’appoggio di Santa Madre Chiesa, ha promesso mari e monti a chiunque, diseducando tutti – specie i giovani – allo studio, al sacrificio, alla trasparenza, ma in compenso insegnando a detestare quei pochi che parlavano di amore per il paese, e di legalità.</p>
<p>Del resto, il progetto era quello di svendere le conquiste dei nostri padri, così la stragrande maggioranza della popolazione si è rannicchiata sotto il tavolo, con la bramosia di raccattare qualche briciola da terra.</p>
<p>Adesso di questa cinica complicità si raccolgono i frutti.</p>
<p>L’esempio più evidente è costituito dalla “Questione Piano Tavola”, un contenzioso amministrativo di difficilissima soluzione in quanto la frazione, a causa dell’abusivismo edilizio dei vicini “Villaggi”, ha raggiunto i 7mila abitanti è chiede con forza di diventare comune autonomo, annettendosi la parte più appetibile del territorio: la legge regionale lo prevede, l’iter burocratico è a buon punto, se non succederà oggi, non è detto che non succeda domani, anche perché in quella zona si sta continuando a costruire. E se chiedi agli abitanti: chi ha redatto il progetto della sua casa, senti pronunciare soprattutto un nome.</p>
<p><a href="http://www.linformazione.eu/2011/12/la-festa/untitled-1/" rel="attachment wp-att-271"><img class="alignleft size-full wp-image-271" title="Untitled-1" src="http://www.linformazione.eu/wp-content/uploads/2011/12/Untitled-1.jpg" alt="" width="415" height="300" /></a>A causa di questo modo di amministrare – di cui il sindaco è l’innegabile regista, a prescindere dai presunti imbrogli addebitatigli – Belpasso sta mandando in fumo due carte importanti per il futuro: l’agricoltura e il turismo. E rischia di perdere una fetta consistente del suo territorio migliore. Come risultato non c’è male.</p>
<p>Ecco perché i cittadini &#8211; per salvare il salvabile – devono chiedere al primo cittadino di dimettersi immediatamente. E devono rifiutarsi di votarlo se dovesse confermare la volontà di candidarsi alle prossime elezioni regionali. Danni ne sono stati fatti tanti a Belpasso. Non possiamo permettercene altri a Palermo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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