L’unica certezza sulle origini palermitane di Liza Minnelli è l’assoluta incertezza. Qualsiasi notizia sui presunti parenti siciliani della star di Hollywood (nel 1973 premio Oscar per il film “Cabaret”), è avvolta nel mistero più fitto. Nel senso che neanche lei, forse (forse…) conosce il passato della sua famiglia paterna (la madre, ricordiamolo, era l’attrice americana Judy Garland).

A squarciare il velo su questo mistero avrebbe potuto essere il padre, il grande Vincent Minnelli, morto nel 1986. Ma non sappiamo fino a che punto il regista di “Gigi” (il film che conquistò ben otto Oscar nel 1958) ci sarebbe stato di aiuto. Le sue biografie, pur informandoci che è nato a Chicago, non riescono a stabilire quando: alcune lo fanno nascere nel 1903, altre nel 1906, altre nel 1908, altre ancora nel 1913. Del resto, lui stesso una volta ebbe a dire: “Quando sono nato? E chi lo sa”.

Vincent Minnelli con la moglie Judy Garland e la piccola Liza. Sopra: Liza Minnelli

A Palermo ci sono dei Minnelli che giurano di essere i cugini della diva, ma non esiste un solo documento (una foto, una lettera, un certificato) che riesca a dimostrarlo.

Ed è proprio da queste poche notizie che il regista palermitano Franco Maresco sta partendo per scrivere il soggetto di un film. Un film sul ramo “impresentabile” della famiglia, quella che vive a Borgo Vecchio in mezzo al degrado, alla delinquenza e all’omertà, dove l’omonimo Vincenzo,  conosciuto come ‘u cinìsi, dieci anni fa fece parte del film “I migliori nani della nostra vita”, il personaggio sdentato che chiede a Berlusconi: “Signò Belluscone, non è che per caso c’ha un po’ di birra?”.

È da qui che Maresco vuol partire.

Quella che segue è una inchiesta fantastica sulle presunte origini di Liza e Vincet Minnelli attraverso le testimonianze che in alcuni aspetti presenta delle contraddizioni, ma che somiglia tanto alla favola del bimbo povero che, partito dalla Sicilia, in America diventa un divo.

Una cosa va detta: il ceppo dei sedicenti familiari della soubrette da alcuni anni si è spaccato in diverse parti. Ogni famiglia rivendica la titolarità assoluta di questa parentela famosa: da un lato, appunto, i Minnelli del Borgo Vecchio (il quartiere dal quale la famiglia ha origine) che vivono in condizioni di indigenza, dall’altro i Minnelli delle altre zone della città, che hanno preso decisamente le distanze dai parenti poveri.

Ma ricostruiamo innanzitutto la storia e l’albero genealogico della famiglia tramite le testimonianze dei Minnelli del Borgo Vecchio. Con una doverosa premessa: la biografia di Vincent Minnelli rinvenibile su internet, dice che fu il bisnonno palermitano, sposato con una franco-canadese, a trasferirsi in America, circostanza smentita dai Minnelli palermitani.

Ma cosa dicono questi ultimi? Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, da Carolina Cosentino e Nicolò Minnelli (venditore di calia e simenza per alcuni, fuochista nelle navi per altri), nascono nove figli: tre muoiono a causa di varie malattie, cinque si salvano ma crescono in povertà: sono Giuseppe, Michele, Rosa, Benedetto e Salvatore. Vincenzo (colui che, secondo queste testimonianze, sarà il futuro regista) nasce per ultimo, ma quando sta per venire alla luce, la madre muore di parto. In tutto, quindi, sei fratelli. Adesso riportiamoci ai nostri giorni.

Anno 1997. Liza Minnelli viene a Palermo per tenere il suo concerto in Sicilia. Alcune settimane prima dichiara a un’agenzia giornalistica: “Nel capoluogo siciliano vorrei conoscere i parenti del Borgo Vecchio”. Attenzione: Liza non solo parla di Palermo, ma specifica “Borgo Vecchio”. Possibile che conosca dei particolari così precisi attraverso una “memoria storica” che ha origine circa centotrenta anni prima, cioè quando il trisavolo emigrò negli Stati Uniti, come asserito dai siti internet? Tutto è possibile. Ma è possibile anche che l’emigrazione – come dicono i Minnelli palermitani – sia avvenuta molti anni dopo, e allora non è da escludere che la star si riferisca a una testimonianza molto più recente, probabilmente quella del padre, che ricorda circostanze temporalmente più vicine e più nitide.

Liza Minnelli nel film New York New York con Robert De Niro

Dopo la dichiarazione della cantante-attrice, nelle redazioni dei giornali si apre la caccia ai parenti della diva. “Andammo al Borgo Vecchio”, afferma la giornalista palermitana Simonetta Trovato, “e individuammo la famiglia Minnelli: in una casa fatiscente c’erano appese alle pareti le foto della star; ricordo una ragazza che le somigliava in modo impressionante”.

Un’emittente locale piomba in un ospizio e trova, abbandonato e in stato di assoluta povertà, Giuseppe Minnelli, ultimo dei sei fratelli ancora in vita. Ex venditore di panelle (le frittelle fatte con la farina di ceci), Giuseppe da una vita dice di essere uno dei fratelli del grande Vincent e di aspettare che la nipote Liza, che lui chiama Lina, vada a fargli visita. È molto malato, non si regge in piedi, parla a fatica, ma viene vestito con giacca e cravatta, piazzato sotto i riflettori e intervistato.

Liza Minnelli arriva a Palermo. Tiene il concerto al Teatro della Verdura e si reca, invitata dal sindaco Leoluca Orlando, a inaugurare lo stadio di baseball. Ai cancelli del nuovo impianto di Fondo Patti si presentano una caterva di Minnelli, ansiosi di conoscere “la cugina americana”. Che però decide di non riceverli: “Non li riconosco, chi mi assicura che sono davvero loro i parenti di mio padre?”. Anzi, durante la cerimonia dice: “Sono originaria dell’Italia, ma non ho parenti a Palermo”.

E allora perché la diva, nell’intervista rilasciata alcuni giorni prima, ha indicato espressamente “Borgo Vecchio” e il “capoluogo siciliano”? Perché questa clamorosa marcia indietro? Pare che nei giorni precedenti la soubrette avesse incaricato alcune persone di sua fiducia di effettuare delle indagini al Borgo Vecchio e all’ufficio anagrafe del Comune. Insoddisfatta dell’ esito dell’ inchiesta, la protagonista di “New York, New York” torna in America senza lanciare alcun messaggio ai presunti parenti. I quali, nei giorni successivi, polemizzano dalle colonne dei giornali contro “questa cugina che non è andata neanche a trovare il fratello di suo padre”. Motivo? “Qualcuno le ha consigliato di restare alla larga da noi per il timore che le potessimo spillare dei soldi”.

Il panellaro Giuseppe viene riportato all’ospizio, dove muore di stenti pochi mesi dopo. A quel punto il depositario della “vera storia” (come afferma lui stesso) di Liza e di Vincent diventa Nicola Minnelli, il figlio del panellaro, che al Borgo Vecchio fa il rigattiere.

Nell’estate del ’98 dichiara a un settimanale nazionale: “Vincent Minnelli era mio zio. Appena nato, il padre della cantante-attrice si scaldava in questa mangiatoia per cavalli, ora trasformata in un caotico deposito di ferracci e di viti dentro un garage di Borgo Vecchio”.

Il regista palermitano Franco Maresco

Rimasto vedovo da poche settimane e con sei figli a carico, spiega il sedicente cugino della star hollywoodiana, “il nonno Nicolò, a causa della povertà, si rifugiò in questa stalla e successivamente partì per l’ America, lasciando presso una balia (alla quale successivamente avrebbe mandato soldi dagli Stati Uniti) cinque dei suoi bambini e portando con sé soltanto Vincenzo”.

Ci spostiamo in via Pindemonte, una strada piuttosto distante dal Borgo Vecchio. Qui troviamo un altro ramo della dinastia. Giuseppe Minnelli è il capofamiglia: ex caporeparto di una fabbrica di confetti, è figlio di Michele, uno dei sei fratelli: “E’ vero”, conferma lui stesso, “rimasto vedovo, mio nonno Nicolò emigrò in America lasciando a Palermo gli altri figli, fra cui mio padre”. Una versione che fin qui combacia con quella dei parenti del Borgo Vecchio. Ma è la ricostruzione successiva che presenta alcune contraddizioni.

“Mio nonno – dice – si imbarcò con una donna di origini sarde (la sua nuova compagna) e con due figli, Matteo di dieci-dodici anni (un nome da tenere in considerazione per quello che l’anziano signore dirà successivamente, ndr.) e Cecilia, ancora molto piccola”. Secondo la spiegazione di Giuseppe Minnelli, dunque, sulla nave diretta in America non c’ è il neonato Vincenzo (come sostenuto dal rigattiere e prima ancora dal padre), ma altri due bambini. Da dove spuntano fuori Matteo e Cecilia? Perché nella versione di Giuseppe Minnelli, Vincenzo sparisce? Il pensionato chiarisce: “Vincenzo nacque in America. Suo padre era Matteo, che dopo alcuni anni si sposò negli Stati Uniti”.

Quale delle due versioni è quella giusta? Sono davvero loro i parenti palermitani della star di Hollywood? Difficile dirlo. Intanto perché queste testimonianze, pur coincidendo in alcuni aspetti, presentano le contraddizioni che abbiamo visto, e poi perché consultando il sito internet che raccoglie milioni di nomi che dal 1892 al 1924 vennero registrati a Ellis Island  – l’unica stazione di controllo statunitense presso la quale venivano smistati gli emigranti provenienti da tutto il mondo – scaturiscono alcuni particolari che non convincono del tutto: sui trenta Minnelli provenienti dall’ Italia (soprattutto da Policastro e da Petilia Policastro, in Calabria) e registrati nell’ arco di oltre trent’ anni, soltanto due risultano partiti ufficialmente da Palermo: Francesca e Nicolò Minnelli. La prima giunge in Usa nel 1921 all’età di 17 anni. Il secondo – colui che, secondo le testimonianze raccolte, dovrebbe essere il padre o il nonno del regista – è trentanovenne e arriva negli Stati Uniti nello stesso anno.

Ci sono tuttavia altri due Nicolò Minnelli, entrambi di 38 anni, di cui non è stata registrata la provenienza, che sbarcano in America nello stesso periodo (1919 e 1920). Sono palermitani? Sono imparentati con il Nicolò Minnelli registrato ufficialmente? Se è vero che confrontando la data di arrivo dei Minnelli negli Usa con le presunte date di nascita citate dalle biografie di Vincent (1903, 1906, 1908, 1913) i conti non tornano per almeno sei anni di differenza, è anche vero che non tornano neppure di fronte a questa confusione di date che emerge dalle biografie e allo stranissimo vuoto di memoria dello stesso regista.

Se è nato veramente a Chicago, possibile che in vita non sia mai riuscito a individuare con esattezza la data della sua nascita? Possibile che nessun biografo sia mai riuscito a scovare un certificato? Stando ai fatti è possibile. E se è possibile, come escludere che il grande Vincent Minnelli, padre di una delle più straordinarie dive di Hollywood, sia nato veramente in una mangiatoia di Palermo? E’ di questo mistero che si sta occupando Franco Maresco.

Luciano Mirone