È possibile falsificare una lettera in modo perfetto?

“A volte, a un esame superficiale, lo scritto in verifica può apparire molto simile a quello autografo, tanto da trarre in  inganno il lettore, ma un esame accurato, da parte degli addetti ai lavori, dovrebbe portare alla luce gli elementi attestanti la falsificazione”.

Sempre?

“Nella maggior parte dei casi”.

Giusy Marraro è una Grafologa forense, o, come dice il Codice penale, Esperta in analisi e comparazione di scrittura. Il suo compito consiste nello studio della calligrafia per interpretare l’autenticità di uno scritto. Chiamata come consulente soprattutto dal Tribunale di Catania (dove svolge prevalentemente la sua professione), risponde alle nostre domande sul caso di Adolfo Parmaliana, il docente universitario di Chimica industriale di Terme Vigliatore (Messina), “suicidatosi” nell’ottobre 2008 (ci siano consentite le virgolette per le modalità alquanto strane che caratterizzano questa vicenda), gettandosi da un viadotto dell’autostrada Messina-Palermo – secondo la versione ufficiale – dopo avere stilato una lettera di quattro pagine nella quale confessava i motivi di quel gesto.

Parmaliana – è bene sottolinearlo – era impegnato da sempre nel denunciare le collusioni fra mafia, politica e affari, in una zona che comprende anche (e soprattutto) Barcellona Pozzo di Gotto. città del giornalista Beppe Alfano, assassinato – secondo il collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico – per avere scoperto il covo segreto di Nitto Santapaola; dell’urologo Attilio Manca, “suicidato” a Viterbo dai servizi segreti deviati su ordine della mafia barcellonese per il ruolo che – sempre secondo D’Amico – avrebbe avuto nell’operazione di cancro alla prostata del boss Bernardo Provenzano: dell’artificiere che costruì il telecomando della strage di Capaci e del boss (Giuseppe Gullotti) che lo consegnò a Giovanni Brusca. Barcellona è anche un posto dove – sempre secondo D’Amico – la mafia riesce perfettamente a far passare gli omicidi per suicidi.

Un territorio dove chi intralcia gli interessi di Cosa nostra viene falciato senza pietà da una mafia sanguinaria, o isolato e vilipeso dal “sistema”. Parmaliana ha avuto un destino crudele: isolato in vita, è stato vilipeso anche dopo la morte.

Da chi? Secondo quanto emerge, dal massimo esponente di quella “magistratura di Barcellona e di Messina” cui lo stesso Parmaliana si era rivolto per fare chiarezza sui grovigli di illegalità che da decenni attanagliano l’asse Terme Vigliatore-Barcellona: l’ex procuratore generale della Repubblica di Messina, Antonio Francio Cassata, condannato definitivamente nei giorni scorsi a un’ammenda di 800 Euro per aver diffamato lo stesso docente con un dossier pieno di falsità confezionato dopo il “suicidio”.

Secondo molti, il gesto di togliersi la vita sarebbe riconducibile a questo brano della lettera: “La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna, vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito, di servitore dello Stato e docente universitario”.

La “gogna” alla quale Parmaliana fa riferimento sarebbe successiva all’ennesimo esposto, in cui lui stesso – allora segretario della sezione dei Ds di Terme – metteva a nudo gli interessi tutt’altro che trasparenti di una gruppo di uomini politici di quel territorio. Per tutta risposta, i magistrati dell’epoca, invece di indagare sui denunciati, rinviarono a giudizio il denunciante. Per diffamazione.

Un rapporto di causa ed effetto nel quale molti hanno sempre riconosciuto la matrice del “suicidio”. Tutti tranne pochissime persone. Secondo costoro, alla base del “suicidio” ci sarebbe certamente quello smacco “giudiziario”, ma “anche” altro,

Dottoressa Marraro, l’ultima lettera del professore – facendo la comparazione con altri scritti – è autentica o falsa?

“Dagli esami grafo tecnici effettuati è emerso che la missiva oggetto di verifica è autografa, scritta di pugno dal professore”.

Da cosa si nota?

“Ad un primo esame si rileva che il documento non è esiguo, ma si estende su ben quattro facciate. Questo può essere considerato un primo elemento che dovrebbe deporre per l’autenticità: un falsario opta sempre per uno scritto molto sintetico. Più lo scritto è lungo, più aumenta la possibilità di fare emergere dei dati contraffatti. Dallo studio comparativo con gli scritti autografi, sono emersi elementi concordanti sia dal punto di vista relativo ai parametri grafici generali, alla cinetica grafica, sia ai parametri particolari, ai gesti minuti, intimi e personali”.

Quali sono le caratteristiche di questi scritti?

“In relazione all’impostazione spazio-grafica osserviamo una sorta di concavità rispetto al margine sinistro, mentre rispetto al margine destro, il testo viene impostato secondo un allineamento tecnicamente definito “a bandiera”, una linea più frastagliata. Questo modo di orientarsi rispetto ai margini, lo troviamo anche negli altri scritti autografi”.

Ci sono altri tratti in comune fra questa lettera e gli altri scritti esaminati?

“Sì. Si rilevano concordanze significative in relazione alla ritmicità con la quale si snoda il filo grafico, alla modalità con cui la scrittura “si muove” sul supporto cartaceo, all’allineamento degli assi letterali, al rapporto con il rigo ideale di riferimento, allo stile grafico, ai legami inter-letterali, alle proporzioni dimensionali, ai rapporti che le componenti letterali contraggono nel costruire la struttura grafica. Osserviamo concordanza nei gesti fuggitivi (tagli “t”, punti “i”) . Coincidono anche dei gesti personali quali, ad esempio, la tendenza a numerare le pagine e a mettere un cerchietto intorno al numero. Lo scrivente vuole dare un’impostazione e una sequenza ordinate. Nulla viene lasciato al caso, tutto è sotto controllo. Lo scritto proviene da una persona molto metodica, che desidera trasmettere chiarezza a chi legge”.

Come interpreta il fatto che, in altre occasione, quando Parmaliana scrive delle lettere alla famiglia, si firmi Adolfo con carattere molto piccolo, mentre invece, in questo caso, ponga la sua firma con l’aggiunta del cognome, in maniera più estesa e con carattere più grosso?

“Nel momento in cui scrive delle lettere dal contenuto affettivo, quindi in modo molto intimo e privato, egli tende a rimpicciolire notevolmente la firma, il proprio sigillo. È una cosa molto inusuale, però ci fa notare che il soggetto tende a mettere in secondo piano la propria persona rispetto all’amore grande che nutre nei confronti della famiglia: per questo rimpicciolisce la firma, tende quasi ad annullarsi, a sparire come soggetto. Nell’ultima lettera c’è un sigillo diverso, un ‘io’ sociale, una presentazione ufficiale alla società, quindi il calibro letterale si uniforma a quello della grafia di testo”.

Quindi si rivolge alla famiglia, ma nello stesso tempo vuole che la lettera venga divulgata?

“Certo, i destinatari sono i componenti della famiglia, gli amici, i suoi allievi, ma è una lettera-denuncia. Il professore vuole lanciare un messaggio chiaro alla società, in modo che essa prenda coscienza di certi mali che l’affliggono”.

Dunque, i punti fermi che emergono alle prime righe sono almeno due. Primo: l’attenzione che il docente universitario ha voluto destare nei confronti di certe istituzioni considerate “corrotte e deviate”. Secondo: il grandissimo amore per la famiglia.

“Esatto. Nelle righe della lettera, oltre al messaggio di dolore espresso da un uomo profondamente ferito da una società malata, cogliamo la tenerezza e la dolcezza dell’ultimo abbraccio alla famiglia, il bisogno di proteggerla, dettagli che tendono a giustificare il gesto che sta per compiere, sentito come necessario, inevitabile”.

C’è un brano particolarmente toccante: “Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, e di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi, di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d’animo. Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi”. Può commentare questo passo?

“Dal punto di vista contenutistico e grafico emergono elementi di compostezza emotiva e, al contempo, di grande passionalità, di forti sentimenti, prova dell’amore per la famiglia, per i figli. È un passaggio molto forte, che manifesta un momento di intensa carica emotiva”.

Non è contraddittorio tutto questo con il suicidio?

“Al contrario, è un atteggiamento coerente con la scelta effettuata dal soggetto; il professore aveva già maturato la decisione di privarsi della vita, una scelta vista come unica via percorribile per poter tutelare la famiglia”.

Che idea si è fatta della personalità del soggetto che scrive?

“In genere l’Esperto in analisi e comparazione di scritture, secondo il Codice, può esprimersi solo sulla personalità grafica del soggetto scrivente. Posso solamente dire che (sulla base di ciò che emerge dal punto di vista grafico) non vi sono elementi per affermare che egli avesse inquietudini o non fosse sereno nel momento in cui vergava questo scritto. Vedo molta compostezza, fermezza, introspezione, egli riesce ad essere ordinato, a rispettare i margini; non si rilevano cadute dal rigo ideale, non si rilevano stacchi o riprese innaturali, tremori, soste o indecisioni, non si rilevano frammentazioni del tratto, rabberci o impastoiamenti”. Le masse nere si distribuiscono negli spazi bianchi del supporto cartaceo con scioltezza e fluidità, con elasticità e sicurezza nell’incesso”.

Il professore potrebbe avere ricopiato il testo finale, dopo avere stilato delle minute? Se guardiamo altri scritti, a volte notiamo delle cancellature. Qui sembra tutto molto ordinato.

“Qualche lieve cancellatura c’è, nella terza facciata, ma il testo è complessivamente molto ordinato”.

Sì, ma qui la scrittura sembra più piana, quindi non si sa se la lettera sia stata scritta di getto o è stata ricopiata.

“Certo, potrebbe averla preparata prima, però bisogna dire che, pur nella compostezza e nella gestualità armonica e ordinata, si rileva notevole spontaneità esecutiva”.

Però non è escluso che potrebbe averla limata.

“Sì, è probabile che abbia preparato la lettera in più passaggi, in momenti diversi e poi l’abbia assemblata e composta definitivamente”.

Parmaliana, quindi, nel momento in cui prende questa decisione è lucido?

“Era fermamente convinto di fare quel passo, lo aveva maturato, e quindi aveva già valicato la soglia del conflitto interiore e del tormento. La serenità e la compostezza che emergono dallo studio della missiva, rivelano piena consapevolezza e determinazione da parte del soggetto scrivente; egli ha superato il limite imposto dall’istinto di sopravvivenza, dalla paura della morte”.

2^ puntata. Continua.